SOGNI HORROR

 
   
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 AUTORI PUBBLICATI

 

 Emanuele Mattana

  1. La Voce Nella Notte
  2. Vigilanza Notturna
  3. Un Gran Brutto Natale
  4. Per Amore Dei Figli

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Gabriele Lattanzio

  1. Il Primo Caso Di Willard & Sanderson

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Marco Milani

  1. Notte Chiara

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Andrea Laprovitera

  1. Il Mio Nemico

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Simone Corà

  1. Luciano E Il Fantasma

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Giacomo Ilacqua

  1. Terrore A New York

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Andrea Carbone

  1. Per Sempre

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Matteo Mancini

  1. Occhi Dall'Ignoto

 

 

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LUCIANO E IL FANTASMA

*

PER AMORE DEI FIGLI

*

TERRORE A NEW YORK

*

PER SEMPRE

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OCCHI DALL'IGNOTO

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 IL MIO NEMICO

 

 

Paura. Provo paura e non posso farci nulla. Sono ore ormai, che corro con il cuore in gola. Mi sembra di essere sul punto di scoppiare.

Le vene mi pulsano nelle tempie come fiumi in piena alla ricerca del varco giusto verso l’esterno. Non ce la faccio più…devo fermarmi,

devo assolutamente riprendere fiato. Vedo sulla mia sinistra un masso leggermente staccato dalla parete di roccia della quale fa parte,

potrebbe essere un nascondiglio, almeno per qualche minuto. Mi accovaccio là dietro, in silenzio, cercando di dominare il respiro

affannoso. Aspetto qualche attimo, con i sensi espansi al massimo, alla ricerca di qualsiasi segno della sua presenza. Niente. Silenzio.

Mi illudo che abbia perso le mie tracce, forse, se sono abbastanza fortunato, potrei averla fatta franca. Per adesso s’intende.

Del resto nessuno è mai riuscito a fuggire dalla “Sezione Speciale” dove siamo stati confinati io e gli altri, gli ultimi rappresentanti della

nostra razza prima della “Bonifica”, un termine quanto meno inadatto per descrivere un genocidio di un intero pianeta.

Mi ricordo bene il giorno in quale sbarcarono sul pianeta, con le loro candide divise e lo sguardo da conquistatori.

Fecero appena caso alla nostra presenza, non ci degnarono di molta importanza tutti presi com’erano a studiare l’habitat e le potenzialità

del nuovo mondo. Ci catalogarono come esseri minori della scala evolutiva, dotati di istinto di sopravvivenza, ma non di intelletto.

Naturalmente quegli esseri misuravano l’intelligenza secondo le loro scale, ignorando la possibilità che esseri diversi, in situazione

differenti, potessero essersi sviluppati come, e forse, anche più di loro. La mia razza infatti, parlava e dialogava tranquillamente, mentre

la loro emetteva versi per noi incomprensibili, ma che, senza alcun dubbio, erano il loro modo di comunicare.

Noi questo l’avevamo capito subito, e rispettavamo quei versi, perché loro non hanno fatto altrettanto con noi? Una domanda inutile,

che ben presto smettemmo di porci. Del resto, questo fu solo l’inizio. Dopo un primo momento in cui la rappresentanza degli alieni fu

piuttosto contenuta a livello numerico, cominciò la vera e propria invasione. No, forse il termine più esatto è colonizzazione,

visto quello che accadde in seguito. La prima fase, come ho detto, fu abbastanza tranquilla, quasi indolore. Scesero sul pianeta, solo in

pochi, quelli che a prima vista, erano i loro scienziati. Esploravano la nostra flora e fauna, prendevano campioni di terreno e molecole

d’aria, filtravano le acque dei ruscelli e catalogavano le specie, tra cui noi. Inizialmente ci siamo limitati ad osservarli, poi abbiamo cercato

di comunicare, ma il nostro primo contatto fu una catastrofe. I nostri tentativi di approccio, avvicinamento e comunicazione, vennero

scambiati dagli eminenti scienziati invasori, come aggressioni da parte di animali non sviluppati. “Aggressione a scopo alimentare”,

proprio così venne definita dal loro studioso di biologia. Il nostro delegato, uno dei maggiori elementi della nostra comunità, non riuscì a

spiegarsi e nonostante i suoi tentativi di intavolare un discorso od una trattativa, fu brutalmente ucciso da quegli uomini di scienza che,

alla bisogna, non esitarono neppure un attimo ad estrarre le armi e fare fuoco. Il nostro stimato amico, rimase in terra, in un lago di

sangue, prima di essere trascinato via da alcuni alieni. Dopo qualche giorno vedemmo che la testa del nostro delegato, faceva bella

mostra di se su una parete dell’abitazione di quello che doveva essere il capo della comunità scientifica degli invasori, mentre il suo

corpo era stato adeguatamente sezionato per scopi di studio. Quello fu il primo approccio con la nuova razza. Decidemmo quindi, di non

provare altri contatti, sino a quando non saremmo stati in grado di intendere chiaramente la lingua degli altri e parlarla tranquillamente.

Nonostante l’invasione ed il trattamento riservatoci, non volevamo considerare gli alieni degli invasori, ma solo un’altra specie,

tra le tante nell’infinito universo, alla ricerca di un posto dove vivere serenamente e prosperare. Questa era la nostra speranza, oppure,

la nostra l’illusione. Dopo qualche tempo, con molto studio ed appostamenti vari, riuscimmo a comprendere il loro linguaggio, cosa che

non successe al contrario. Ancora oggi non so se è stato un bene individuare l’alfabeto alieno e decrittare le parole degli invasori.

Forse, se non avessimo saputo nulla, sarebbe tutto finito in un attimo e ci saremmo risparmiati questa lunga, angosciosa agonia prima

della morte. Gli esseri ormai, si muovevano con calma sul nostro pianeta, come fossero lì da sempre. Era chiaro che avevano bisogno di

un nuovo mondo dove ricominciare a vivere ed avevano scelto il nostro. La cosa poteva anche andare bene, noi, come razza, siamo

pacifici ed inoltre abbiamo imparato a convivere con tutte le specie presenti, una in più non faceva differenza. Per noi intendo.

Fu ben presto chiaro che non tutte le razze hanno gli stessi punti di vista per quello che riguarda la tolleranza. I “Rosati”, così avevamo

deciso di chiamarli per via del colore del loro rivestimento esterno, cominciarono ad arrivare in massa. Prima alcune migliaia, poi furono

milioni, infine miliardi di esseri che reclamavano il loro posto nel nuovo eden. Venne alla luce un secondo problema:

“La mancanza di spazio vitale”. Gli alieni cominciarono a diffondersi rapidamente in tutto il globo, cambiando velocemente gli habitat

naturali. Tagliarono foreste, eressero città, contaminarono biosistemi, eliminarono, più o meno consapevolmente, razze vegetali ed

animali che ritenevano inutili al nuovo corso evolutivo, costringendone altre in piccoli parchi e riserve. Molti di noi furono sterminati in

quello che sarà ricordato come il più grande genocidio del nostro pianeta. Un’opera di “bonifica” senza precedenti, portata avanti con

abilità  ed efficienza da burocrati dello sterminio. La nostra razza era ormai un intralcio al cammino della civiltà.

Il loro organo deputato a prendere decisioni (lo chiamavano Parlamento Democratico  o qualcosa del genere) decretò la nostra fine.

Nella sentenza emessa dalla Commissione Etica si poteva chiaramente leggere (esatto, noi imparammo persino a leggere la loro lingua):

“E’ con profondo dolore che Codesto Organo delibera quanto segue: qualsiasi elemento, catalogato come appartenente al regno animale

o vegetale, che risulti di ostacolo all’insediamento, deve essere rimosso od eliminato per il bene supremo della civiltà”.

Quelle parole segnarono l’inizio della fine. Non ci rimase che tentare di scappare, mettersi in salvo in qualsiasi modo o maniera.

Così fuggimmo, sempre più velocemente, sempre in numero minore, fino a restare solo io. Già,  sono rimasto da solo, unico superstite del

mio mondo, ultimo baluardo di una razza che non vorrebbe scomparire, ma ormai sono stanco. Sono troppo stanco. Sono fuggito per ore,

giorni, mesi, forse anni, neanche io mi rendo conto da quanto tempo sto vagando. Gli arti anteriori non mi sorreggono più, perciò sono

costretto a spostarmi in questa innaturale posizione eretta, quasi come loro. Gli occhi sono danneggiati ed al buio non vedo quasi nulla.

Il mio rivestimento esterno si sta staccando, ma lo strato di carne che lo dovrebbe sostituire non è abbastanza duro a causa della

povera alimentazione alla quale sono stato costretto. Non andrò lontano, li sento dietro di me, mi stanno inseguendo e sembrano quasi

eccitati dall’odore della preda. Si divertono al pensiero che stanno per uccidere. In parte mi fanno pena, che mondo potranno mai

lasciare ai loro eredi tali bestie. Non ho più tempo per pensare, mi hanno raggiunto. Sono davanti a me, in sei o sette. Io non scappo,

anzi li aspetto con tutta la dignità della mia razza. Li sento parlare tra di loro, qualcuno adesso emette dei suoni convulsi, un misto di

eccitazione e divertimento (studiando i loro comportamenti siamo riusciti a capire che quando questi esseri sono felici emettono sussulti

vocali simili che definiscono “Risate”), poi il più grande tra loro si avvicina e mi punta la sua arma contro.

Tra poco sarà tutto finito, e per la prima volta dopo tanto tempo, provo una senso di serenità assurdo data la situazione.

Rivolgo il mio  volto acuminato verso l’alto, lasciando che i miei tre occhi filtrino la luce dei due soli di Enron.

Respiro un’ultima volta con le branchie dilatate al massimo, quindi punto lo sguardo su di loro. Non ho paura, non più, sono pronto.

Sento l’arma dell’essere tuonare, poi una forza brutale mi scaraventa a terra. Ora provo un po’ di dolore nella regione ventrale, ma è

decisamente sopportabile, se non fosse che sto perdendo tutto il liquido amniotico che mi consente di vivere direi che è tutto a posto.

Mi sorprendo a pensare che in fondo non tutto il male viene per nuocere, del resto non ne potevo proprio più di tutti questi esseri umani

provenienti dal terzo pianeta del sistema solare chiamato “Terra”.

 

 


 L'AUTORE

 

L'autore di questo racconto è Andrea Laprovitera

Grande interesse per la lettura, la scrittura ed il fumetto:          

·        Vincitore del concorso per sceneggiatori “Tanti auguri Dylan Dog”, indetto dal club Amici della Bonelli. La commissione che ha valutato i lavori comprendeva, tra le altre persone, anche la sceneggiatrice Paola Barbato.

·        E’ stato segnalato, in coppia con il disegnatore Oscar Celestini, con la “Menzione Particolare” per la storia a fumetti “Piccoli Gesti Quotidiani” al concorso “L’amore che verrà” indetto dalla fumetteria Antani Comics di Terni.

·        E’ stato segnalato, insieme a Luisa Russo ed Oscar Celestini (rispettivamente disegnatrice e colorista) per il fumetto “Abbandonati” dalla Free-Books editrice sul mensile Brand New.

·        Ha pubblicato fumetti sulla fanzine cartacea “Fatece Largo”.

·        Ha pubblicato fumetti sulla rivista Underground Press, sulla rivista AnomaliE.

·        Ha pubblicato, on line sul sito www.cakkio.it, sul sito www.cartaigienicaweb.it, www.sciacalloelettronico.it, www.crazy4comics.com, www.progettofumetto.org.

·        Ha scritto soggetti e sceneggiature per fumetti comici, di fantascienza e horror, attualmente in fase di realizzazione che saranno pubblicati on-line dai siti www.cartaigienicaweb www.cakkiocomics.it e www.cagliostroepress.com ed, a livello cartaceo, dalla Cagliostro Epress, dalla Underground Press di Nicola Pesce Editore, dalla fanzine “Fatece Largo” e dal club Italia di Star Trek.

·        Partecipazione al premio “Angela e Luciana Giussani”- terza edizione- per uno sceneggiatore esordiente, indetto dal mensile “Diabolik” ed al concorso “Comicswave” indetto dalla manifestazione Arezzo Wave, prima e seconda edizione.

·        Finalista al Premio Letterario Internazionale, in lingua italiana, Città di Lugo “Una favola per la pace”, anno 2003, prima edizione e anno 2004, seconda edizione.

·        Semifinalista al Concorso Letterario nazionale annuale “Una fiaba per crescere”, anno 2004/05, seconda edizione.

·        Ha vinto il Premio speciale -sezione racconti- nel concorso letterario “Cara pace ti scrivo”, ed è stato pubblicato sul libro omonimo omonimo nel 2005 ed edito da “Il Ponte Vecchio”.

·        Ha vinto, in coppia con Luisa Russo (disegnatrice), la sezione fumetti del concorso “Cara Pace ti scrivo…ti disegno, ti fotografo” edizione 2006, ed è stato pubblicato nella omonima raccolta cartacea del premio.

·        E’ stato pubblicato, con un racconto breve nell’apposita sezione, all’interno della guida “In Italia con cane e gatto” edita dal Touring Club Italia in collaborazione con la Iams.

·        Vincitore del premio di narrativa 2005 indetto dalla Natrusso Communication, “Un mare di brividi” e pubblicato sulla antologia cartacea omonima.

·        E’ stato selezionato e pubblicato, con un racconto breve, all’interno dell’antologia cartacea “Florilegio” edita dalla Lisi Editore. L’antologia, diffusa a livello nazionale, è stata esposta anche al Salone del Libro di Torino.

·        E’ stato selezionato un suo racconto breve e pubblicato su un’apposita antologia cartacea di genere fantascientifico dal titolo “Nuovi viaggi, nuovi tempi, nuovi robot” edita dal sito www.nuoviautori.org.

·        E’ stata pubblicato, con un racconto breve, nella rivista per scrittori esordienti “Inchiostro” nel numero di aprile/giugno 2006 edita da “Il Riccio Editore”. 

·        Ha pubblicato, inoltre, racconti brevi sulle riviste “La Provincia” settimanale culturale del Corriere dell’Umbria, su “La Città” mensile a carattere locale della città di Orvieto, sull’”Inside Star Trek Magazine” rivista bimestrale di fantascienza.

 

 
 

 

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