SOGNI HORROR

 
   
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 AUTORI PUBBLICATI

 

 Emanuele Mattana

  1. La Voce Nella Notte
  2. Vigilanza Notturna
  3. Un Gran Brutto Natale
  4. Per Amore Dei Figli

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Gabriele Lattanzio

  1. Il Primo Caso Di Willard & Sanderson

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Marco Milani

  1. Notte Chiara

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Andrea Laprovitera

  1. Il Mio Nemico

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Simone Corà

  1. Luciano E Il Fantasma

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Giacomo Ilacqua

  1. Terrore A New York

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Andrea Carbone

  1. Per Sempre

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Carmine Cantile

  1. Prima Colazione

 

 

VIDEO DI PRESENTAZIONE

 

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LUCIANO E IL FANTASMA

*

PER AMORE DEI FIGLI

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TERRORE A NEW YORK

*

PER SEMPRE

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IL VUOTO DEL BUIO

 

Passi nella solitudine di quel tetro corridoio. Troppo tardi, era troppo tardi. L’aveva ripetuto all’infinito Lisa, l’aveva urlato Miky, l’aveva detto a bassa voce Lhu. Solo Marco… era l’unico che tentava di mantenere la calma. Mani ferme sul tavolo, sguardo perplesso dietro la frangetta nera.

“E’ colpa tua, è solo colpa tua…”

Inveì Lisa verso Marco.

Qualche secondo trascorse senza che nessuno aprisse bocca. Come per ascoltare i rumori del silenzio.

“Nessuno vi ha costretto… nessuno, l’avete voluto fare voi!”

“Hai detto che era sicuro porca puttana, hai detto che sarebbe filato tutto liscio!”

Ribattè Miky.

“In genere è così…”

Rispose Marco con una freddezza invidiabile.

“… in genere capita sempre qualche buono, stavolta non so cos’è successo, e poi Lisa ha tolto le mani, non doveva toglierle!”

Era stata la sua spiegazione, la sua giustificazione. Povera, come la speranza di farcela che si affievoliva ogni secondo sempre più, come una fiamma la vento.

La luce abbandonò la stanza, per l’ennesima volta. Nessuno ebbe il tempo di gridare. Le sedie incominciarono a girare, come impazzite. Le due finestre addobbavano le quattro mura di luce lunare, scarsa ma giusta per poter vedere gli sguardi atterriti dei quattro. Le sedie si fermarono, una cadde a pochi centimetri da Lisa. Le lacrime scendevano come cascate sul suo viso colmo di lentiggini. Piangeva e ripeteva di voler tornare a casa. La porta non si apriva, già provato, già forzata, già imprecato. Lhu urlò. Un urlo isterico, tagliente come lama.

“Qualcosa è passato qui vicino, qualcosa mi ha sfiorato!”

Disse in lacrime.

Marco guadò la stanza, quello che i suoi occhi riuscivano a percepire. Lunghe ombre si muovevano lentamente come spinte dal vento. Vento freddo che di tanto in tanto echeggiava nei bui corridoi al di là della porta. La luce tornò, d’incanto, così come era andata via. Quattro sguardi si incrociarono al centro della stanza. Miky alzò la sedia che era finita in terra. La tavoletta aveva incominciato a muoversi da sola. All’inizio era stato un gioco, una sfida. Marco l’aveva fatto tante volte, gli altri mai. Era stata una questione di coraggio. La prima ad accettare era stata Lisa, seguita a ruota libera da Lhu. Miky dovette acconsentire, volente o nolente, non poteva passare per il fifone, soprattutto di fronte alle ragazze. Le rassicurazioni si erano sprecate. Il posto suggestivo. Un vecchio ospedale psichiatrico abbandonato. Appena fuori città. Appena in mezzo al nulla. La luce c’era, non era ancora stata tagliata e degli studenti ne approfittavano dando party sfrenati. Non c’erano party quella sera. Non c’era confusione e Dio solo sa quanto ne avrebbero avuto bisogno. L’inizio era stato promettente, risate e smorfie. Lisa la bionda aveva mosso per un po’ il puntatore. I volti spaventati si sprecavano, ma subito dopo sbottavano in grasse risate. Lisa la bella, la chiamavano, Lisa quella dai capelli lunghi biondi, il fisico asciutto come quello di una nuotatrice. Poi c’era Lhu, la ragazza della porta accanto, la ragazza da 8 a scuola e 3 nei rapporti con la gente. Capelli neri, caschetto, occhi verdi, smeraldo. Bella, senza trucco, naturale e forse bella anche per questo. Marco, dark in tutto e per tutto. Narrava di sedute spiritiche nei cimiteri e conoscendo il tipo c’era da credergli. Poi Miky, un po’ di pancia, un po’ di calvizie, un po’ di paura. I sorrisi si smorzarono quando capirono che il puntatore aveva una vita propria. Marco conduceva. Dicci chi sei… NO, la risposta della tavola Oiju. Sei uno spirito buono?...  NO, ancora il puntatore sulla lettera che intendeva una negazione.

“Basta con queste puttanate!”

Aveva detto Lisa.

Sempre una parola di troppo per la bionda. Il puntatore impazzito. Il sudore sgorgava dai loro volti come se stessero sostenendo una fatica spaventosa. Era la tensione e il terrore per quello a cui stavano assistendo. Rallentò, il puntatore incominciò a comporre una parola, M-O-R-T-E, morte, la prima parola dello spirito. Non piacque a nessuno e le lacrime sul viso di Lhu furono le prime a venire fuori. Cosa vuoi? Il puntatore veloce come un battito d’ali, P-O-R-T-A-R-V-I, portarvi, C-O-N, con, M-E, me. Portarvi con me. Dove? Chiese Marco rimanendo freddo. La tavoletta impazzita. Lettere velocissime, DOVE IL SOLE NON BATTE PIU’.

Fu quello il punto di rottura. Lisa tolse le mani dal puntatore. Il cerchio si ruppe. Marco imprecò e Lisa corse veloce verso la porta. Pochi metri. La porta si chiuse con una botta pazzesca. Mani sul pomello. Porta bloccata. Prima Miky, niente. Stesso risultato per Marco. La porta era chiusa. La luce andò via, più e più volte. Terrore stampato sui volti e la corrente era andata e venuta per l’ennesima volta e ora Marco aveva capito che la situazione era gravissima. Si sentì osservato, da tutti.

“Non guardatemi, non posso fare niente, il cerchio s’è rotto, se non vuole andarsene non possiamo cacciarlo!”

Lisa avrebbe voluto ribattere, per l’ennesima volta. Ma il silenzio vinse. Con le mani si copriva gli occhi stanchi, per le lacrime, troppe, per il trauma, pesante. Si erano riuniti in un angolo, con le spalle al muro si sentivano più protetti. Un riflesso nel vetro. Un viso li stava osservando. Solo un volto, senza occhi. Cavità profonde come solchi neri fissi su di  loro. Il pianto della bionda aumentò notevolmente seguito da quello di Lhu. I maschi non piansero, non ancora. Il viso, la forma scheletrica del cranio, orecchie minute, pelle bianca, testa calva. Quei pozzi senza fondo immobili a scrutare le loro sagome. Il riflesso sparì, con la stessa velocità con cui era comparso. Le mura sembravano pulsare. Sembravano mobili, sul punto di stringersi. L’aria irrespirabile.

“Ne usciremo vivi?”

Una domanda a voce bassa, rotta dalle lacrime. Una domanda di Lisa. Doveva rispondere Marco. Non c’era un vero motivo, ma doveva farlo lui. Mano destra tra i capelli. Disordinati e sudati. Una bugia sarebbe stato l’ideale, la verità forse troppo cruda. Non disse niente, rimanendo in silenzio. La luce sparì per l’ennesima volta. Qualcosa si mosse nelle tenebre che possedevano la vita dentro la stanza. La porta si aprì, di scatto, come una molla. Lisa partì in quarta, veloce verso l’uscita. Non ci fu modo di trattenerla o di farle cambiare idea. Mente chiusa, un solo obbiettivo, scappare. Gli altri immobili ad osservare quello che succedeva. La bionda scomparve nel buio del corridoio. Un tunnel lunghissimo che portava all’esterno. La porta si richiuse con un movimento fulmineo.

“Dovevamo seguirla… si è richiusa che cazzo facciamo adesso!”

Stava sbottando Lhu.

Un urlo terrificante li zittì, completamente.

Un corridoio buio come un mare nero. Lungo come sa essere lunga una vita. Aveva urlato Lisa. Aveva gridato perché qualcosa si era mostrato appena dietro di lei. Stava correndo da troppo tempo, dove diamine era l’uscita? All’andata il corridoio era stato molto meno lungo, possibile? Qualcosa le afferrò i capelli trascinandola verso l’alto. Corsa interrotta. Le sue grida arrivarono nella stanza chiusa. Arrivarono all’esterno, ovunque. Faccia a faccia con un fantasma. Un esile figura. Non giungeva a contatto con il terreno. Fermo, a mezz’aria. Mani scheletriche, bianche, unghie gialle, lunghe, curve. Senza labbra, pelle bianca, quasi viscida. Occhi neri, color tenebra. Pelle tirata sul viso come se fosse stata risucchiata dal di dietro. Se di pelle si poteva parlate. Lisa fu sgozzata. Sangue a fiume sulle mattonelle bianche del corridoio, il corridoio dei pazzi. Il corpo inerte cadde dal soffitto. Splash, accolto tra le braccia di un lago di sangue. Il fantasma si mosse, immagine per immagine, come una vecchia macchina fotografica che scattava fotografie a ripetizione. Dopo appena quattro scatti era davanti alla porta. Respiro caldo, denso, faticoso, ma i fantasmi non respirano e allora era la sua presenza che emanava mille suoni raccapriccianti. Porta spalancata. Il fantasma e davanti rannicchiati in un angolo Marco testa fra le mani, Lhu occhi lacrimanti e Miky muto come un pesce. Lo spettro urlò, la bocca a forma di cono si allungò e ritornò al suo posto più di una volta. Mano destra lungo il fianco semi-visibile, mano sinistra che si alzava lentamente. Indicò Marco. Lui scosse la testa, non voleva, non voglio urlava. Qualcosa lo afferrò per le caviglie. In un lampo al cospetto del fantasma. Gola sgozzata. L’orrore prese vita sui volti dei due sopravvissuti. Toccò prima a Miky. Si aggrappò al tavolo, alle sedie, alla vita che gli sfuggì dalle mani. Due cadaveri in terra, uno nel corridoio. Solo Lhu. La ragazza parlò.

“Che cosa ti abbiamo fatto…”

Disse piangendo come un’ossessa, tanto da farsi mancare il fiato.

“… che cosa vuoi!”

Lo spettro parlò. Labbra immobili. Un suono, seguito da un altro suono e poi ancora un altro a formulare una frase.

Il manicomio ha chiuso… e tutti i pazzi che fine fanno? Quanti ne sono? Quattro, altrimenti non sarebbe fallito! Famiglia? No, soli! Documenti? Non se vogliamo! Divertiamoci… sgozziamoli come capre!

Un attimo prima la luce della luna per Lhu, per i suoi occhi. Un attimo dopo buio e la fine.

 

 


 L'AUTORE

 

L'autore di questo racconto è Francesco Borrasso

Francesco Borrasso nato a Caserta Nel 1983.

Diplomato alla scuola di cinema napoletana Pigrecoemme, con la specializzazione in regia cinematografica.

Dirige sette cortometraggi tra cui Sogni Di Miele,  vincitore premio del pubblico al LES PETITES LUMIERE FILM FESTIVAL, sezione Horror.

Partecipa ad una moltitudine di manifestazione cinematografiche tra cui il JOE D’AMATO HORROR FESTIVAL e al PESARO HORROR FESTIVAL.

L’ultimo corto Percezioni è stato recensito ottimamente sul sito www.horrormovie.it

Il corto Percezioni e possibile visionarlo nella versione short sul sito www.filmhorror.com

Il suo ultimo lavoro è in fase di pre- produzione.

Il suo primo libro, De Arcanis è stato pubblicato a cura della Magnetica Edizioni.

Libro in vendita su svariati siti (www.magneticaedizioni.it , www.internetbookshoop.it , www.isb.it etc.)

In vendita presso diverse librerie tra cui Guida.

Ha scritto una altitudine di racconti brevi. Alcuni dei primi sono visionabili sul sito www.scheletri.com.

Il suo ultimo libro è in attesa di valutazione presso diverse case editrici.

Sul sito www.guerrillasheep.it  è presente la sua scheda.

 

 
 

 

inviasognihorror@yahoo.it

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