SOGNI HORROR

 
   
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LA NOTTE NERA

 

LA NOTTE NERA

Guardo la luna. Quanto amo guardarla in queste notti dove il cielo è limpido, puntellato di stelle e lei è grande e luminosa in tutto il suo splendore. Il vento percuote dolcemente i rami degli alberi e all’unisono si muovono dando vita ad una strana sinfonia. Le ombre nella mia casa sono grandi e nere e a tratti sembrano più minacciose di quello che sono realmente. E’ la mia impressione, la mia dannata suggestione. Cammino a passi lenti nel corridoio, un tempo l’amavo. Adoravo la sua lunghezza, sembrava il mio tunnel privato. Oggi l’amore si è smorzato, credo di temerlo, soprattutto di notte, quando non riesco a chiudere occhio e sono costretto ad attraversarlo. Nella biblioteca alla fine del corridoio ci sono i  mie libri, i miei best seller, quanto successo ho avuto e quanti soldi ho tirato su usando semplici parole. Ancora oggi arriva qualche lettera dei fan che mi chiedono di tornare a scrivere, di regalare al mondo un ultimo capolavoro. Intendiamoci bene, io non ho mai pensato di aver scritto un buon libro, forse per l’eccessiva autocritica che ho nei mie confronti, forse perché arrivato il successo ogni libro ti viene pubblicato, anche se è immondizia, anche se si tratta della lista della spesa. Le mie novelle erano macabre, libri horror, fantasmi, streghe, castelli, vampiri, facevo partire la mia sfrenata fantasia e mi facevo condurre in modi assurdi e proprio per questo unici. Ho sempre creduto nell’esistenza di entità soprannaturali, ma in modo superficiale, in un modo che in fondo dicevo “non esistono”, questo forse mi permetteva di scriverne, di inventare, di creare.

E’ tanto che non scrivo. Una vita. La neve ha deciso di venirmi a trovare, delicatamente sta ricoprendo il giardino, e tra qualche ora un tappeto bianco prenderà il posto di quello verde. Ogni rumore notturno mi da i brividi. Povero scemo, penserete voi. Ma il vostro pensiero cambierebbe se voi avesse vissuto quello che ho vissuto io. Mi chiamo Daniel Night, no, non è un nome d’arte, è proprio il mio nome di battesimo. Parecchi inverni fa mi arrivò una lettera, io generalmente non leggevo tutta la posta, mi arrivavano tante di quelle lettere che leggerle tutte sarebbe stata una vera e propria impresa. Ma quel pezzo di carta, così sobrio e così privo di vitalità, mi colpì particolarmente. Ecco il contenuto della lettera, che ancora oggi conservo

 

“Signor Night, le scrivo dalla Francia ed esattamente da un piccolo paesino quasi ai confini con l’Italia, San Paul. Sono un suo grandissimo ammiratore, e ho letto tutti i suoi libri. Lei sembra saperne così tanto del soprannaturale. Qui stiamo vivendo un vero e proprio incubo. Il paese sembra letteralmente infestato. So che potrebbe fare fatica a credermi, ma è la pura verità, che Dio mi sia di testimone. Lei ha mai avuto a che fare con spiriti, fantasmi, o cose del genere? Da come ne scrive sembra di si… la prego, venga qui da noi e chieda di Steph, sono il sindaco. Magari lei saprà dirci qualcosa in più, magari saprà darci una mano… faccia lei, a bontà sua.

 

Cordialissimi saluti

Steph Menville

 

Ricordo che quando i  mie occhi si destarono dalla lettura, giravano per la stanza in cerca del da farsi. Mi era capitato di ricevere lettere in cui si parlava di spiriti. Ma questa lettera  aveva una sua drammaticità. Mi trasmise qualcosa che non so descrivere, ma che dopo mille riflessioni mi fece propendere per accettare la proposta. Avrei visitato la Francia, in fondo era stato sempre un mio piccolo sogno.

Che cielo che mi aspettò quella mattina. Nero come la pece. Denso come cioccolata calda. Lasciai la stesura del mio ultimo libro a metà e mai più l’avrei finito, ma questo, in quel momento, non potevo saperlo.

Mi ci volle tanto tempo per giungere in Francia, odio gli aerei e dovetti far affidamento su alcuni ansiolitici per non sentirmi male. San Paul mi accolse con freddo e pioggia. Vi giunsi con un autobus e quando mi ritrovai per le strade sembrava quasi un paese privo di popolazione. Forse perché pioveva, forse perché il freddo era insopportabile, ma le carreggiate erano vuote. Mi fermai ad un bar. Dentro silenzio assoluto. Il barman seduto a guardare la tv. La mia presenza sembrò quasi dargli fastidio. Fin quando non parlai.

-         Salve, sono il signor Night, avrei bisogno di parlare con Steph!

Ispezionò il mio viso minuziosamente. Poi apparve un piccolo sorriso sul quel volto ombroso che mi aveva accolto.

-         Non mi dica, Night… Daniel Night?

-         Si… proprio lui!

-         Io ho tutti i suoi libri, me ne potrebbe autografare qualcuno?

Sorrisi e arrossii. Nonostante il successo rimanevo una persona estremamente umile.

-         Magari dopo, avrei urgente bisogno di parlare con Steph!

-         Lo chiamo subito, attenda solo qualche minuto!

Mi accomodai. Un locale poverissimo. E dire che avevo l’impressione che fosse uno dei pochi bar del paese. San Paul era un agglomerato di minute case, sul cucuzzolo di una piccola montagna. Il paese era formato in salita. E i vicoli e le strade erano tutti verticali, una situazione abbastanza scomoda. Alcuni vicoli erano talmente stretti che si faceva fatica a passarci in due.

-         Signor Night, che immenso piacere averla qui!

Disse una voce. E una volta giratomi diedi alla voce un volto. Un uomo grassoccio, camicia e pullover. Radi capelli e il viso ansioso.

-         Salve, lei deve essere Steph!

-         Esatto e lei è il re dell’incubo, Daniel Night!

-         Esatto!

Risposi regalando sorrisi a destra e a sinistra.

Parlammo del più e del meno, quasi come se fosse proibito trattare quel particolare argomento, quasi come se Steph ne avesse timore. Ruppi gli indugi.

-         Vorrei parlare del motivo per il quale mi ha fatto venire qui!

-         Già… ha ragione, sto allungando troppo il brodo!

-         Quindi? Dove sono gli spiriti?

Fu una pessima battuta. Accolta in malo modo da Steph.

-         Senta se ha voglia di scherzare poteva benissimo rimanersene a casa!

-         Mi scusi, davvero, le credo, voglio saperne di più.

Mi raccontò di tutti gli strani avvenimenti che avevano colpito il paese. Delle sparizioni al lago, delle urla durante la notte. Degli animali morti e dei bambini rapiti e ritrovati nudi appesi agli alberi per i piedi. Le espressioni del suo viso durante i racconti erano severe e nervose. Quell’uomo stava dicendo la verità e per capirlo mi ci volle davvero poco.

Accadde tutto in modo molto rapido. Alloggiai in una pensione nei pressi del lago. Uno dei pochi posti per turisti. Quando Steph mi lasciò dandomi appuntamento all’indomani scorsi sul suo viso dei cattivi pensieri, quasi come se mi stesse lasciando in qualcosa di brutto, da cui io difficilmente ne sarei uscito.

-         Accadrà qualcosa stanotte?

La mia fu una domanda senza preavviso. Lui non la immaginava e la risposta fu sconcertante.

-         Non lo so…

O forse lo sapeva ma dirmelo sarebbe servito solo a farmi fuggire via.

E loro avevano bisogno di me, io ero l’esperto. Ma ne sapevo davvero poco, i miei racconti erano alimentati dai film e da libri letti in passato. Era la mia fantasia, non avevo assolutamente idea di che cosa significava trovarsi faccia a faccia con uno spettro o chissà cosa.

La camera piccola. Una luce calda mi teneva conforto. Letto scomodo ma su cui sarei crollato volentieri dopo la giornata faticosa. Accesi una sigaretta per avere compagnia. Il fumo si posava dolcemente sul soffitto di legno. E i polmoni prendevano vigore dalla nicotina, mio amato veleno.

La finestra affacciava sul piccolo lago. Scarsa illuminazione e il panorama era da brividi. Avevo sempre amato provare paura, al cinema o con un buon libro, ma quella fu la prima volta che il terrore mi scosse, il lago, il posto, il buio, erano tutte cose reali, nessuna tastiera, nessuno schermo né film, solo realtà.

Mi girai verso l’orologio. Ore 3:00 e io completamente sveglio. Mi alzai. Ennesima sigaretta. Ero sempre strato un tipo molto irrequieto e nervoso ma quella notte la mia ansia stava davvero raggiungendo il limite.

Sapevo che faceva freddo. Ma aprii la finestra. Il lago era come una tavola di marmo nero. Il vento ne sfiorava la superficie senza intaccarne la consistenza. Qualcuno o qualcosa bussò ripetutamente alla mia porta. Non risposi e cercarono di forzare l’ingresso. Chiesi delucidazioni, ma ottenni solo strani versi e urla immonde.

Ebbi paura e quasi la certezza che ero caduto in una specie di trappola. La mia stanza al primo piano e io mi catapultai cercando di fuggire via. Mentre percorrevo i contorni del lago mi parve di scorgere delle figure che vagavano sull’acqua, desiderai che fosse un incubo, che stessi sognando, ma nonostante tentai ripetutamente di svegliarmi era impossibile, quella era la realtà.

Le visoni d’incubo che mi si mostrarono furono uno shock enorme. Alcuni abitanti del posto si trovavano tra i cespugli mentre dissanguavano degli animali. Bevevano il loro sangue. Sarà stata la mia scarsa lucidità, ma quelle persone avevano dei denti molto simili a quelli dei vampiri. Incrociai, mentre scappavo via, Steph. Il petto completamente sporco di sangue e il viso stravolto dal male.

-         Signor Steph… che diavolo sta succedendo?

-         Ecco, adesso può scrivere il libro migliore di tutti i tempi, quale fonte di’ispirazione massima se non la realtà?

Nei suoi occhi il delirio.

Lo urtai e scappai fino a che i polmoni non mi fecero male e i sensi mi cedettero.

Ricordo vagamente il resto. So solo che quando rincasai avevo paura persino della mia ombra. Rimasi nascosto nel mio appartamento per giorni e giorni, senza mai uscire, senza mai avere contatti con nessuno. Steph mi scrisse ancora e ancora e ancora, invitandomi lì, incitandomi a scrivere di loro, dei loro luoghi, dei loro fantasmi.

Ma una volta conosciuto il vero orrore non si può più tornare indietro.

Non ho mai più scritto nulla. Inventare era diventato superfluo e solo pensare a qualche storia mi faceva accapponare la pelle.

La notte ora mi fa paura.

Ho sempre il timore che un giorno o l’altro uno di quegli esseri venga alla mia porta per spronami a scrivere… oh chissà per quale altro motivo.

Non si può inventare ciò che è reale!

 


 L'AUTORE

 

L'autore di questo racconto è Francesco Borrasso

Francesco Borrasso nato a Caserta Nel 1983.

Diplomato alla scuola di cinema napoletana Pigrecoemme, con la specializzazione in regia cinematografica.

Dirige sette cortometraggi tra cui Sogni Di Miele,  vincitore premio del pubblico al LES PETITES LUMIERE FILM FESTIVAL, sezione Horror.

Partecipa ad una moltitudine di manifestazione cinematografiche tra cui il JOE D’AMATO HORROR FESTIVAL e al PESARO HORROR FESTIVAL.

L’ultimo corto Percezioni è stato recensito ottimamente sul sito www.horrormovie.it

Il corto Percezioni e possibile visionarlo nella versione short sul sito www.filmhorror.com

Il suo ultimo lavoro è in fase di pre- produzione.

Il suo primo libro, De Arcanis è stato pubblicato a cura della Magnetica Edizioni.

Libro in vendita su svariati siti (www.magneticaedizioni.it , www.internetbookshoop.it , www.isb.it etc.)

In vendita presso diverse librerie tra cui Guida.

Ha scritto una altitudine di racconti brevi. Alcuni dei primi sono visionabili sul sito www.scheletri.com.

Il suo ultimo libro è in attesa di valutazione presso diverse case editrici.

Sul sito www.guerrillasheep.it  è presente la sua scheda.

 

 

 

 
 

 

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