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- Ho fame.
Stefano si svegliò in un bagno di sudore.
Era
cosciente del fatto che questa volta, la voce, l’aveva
sentita per davvero e che non si
trattava di un sogno.
Accese
l’abat-jour sul suo comodino e prese un fazzoletto dal
cassetto per asciugarsi il viso e la fronte.
Marta
stava ancora dormendo, non si era accorta di nulla.
- Stefano, ho fame! Saziami.
Il
ragazzo sbarrò gli occhi gelando di terrore sentendo il suo
nome venir pronunciato da quella
voce ovattata e rauca.
Si
ritrasse sul letto tenendo piegate le ginocchia e serrando
le braccia attorno agli stinchi come
per proteggersi da qualcosa.
- Stefano, vieni qui, da me!
Questa
volta il ragazzo si agitò così fortemente che Marta si
svegliò di scatto.
- Che cos’hai, Stefano? – domandò la ragazza con
tono preoccupato.
- C’è qualcuno… qualcosa che mi chiama, mi chiama
per nome!- replicò il giovane.
- Ma che dici? Sono le quattro passate del mattino,
sarà stato un incubo, dai calmati e torna
a dormire.
- Non era un incubo… e non è nemmeno la prima volta
che sento quella voce che mi chiama… è
dalla sera che
sono uscito con Simone, da quella cazzo di
sera! Non dovevo rubare quel
dannato mobiletto!
- Ancora con quella storia dello specchio in quella
casa abbandonata! Dai, piccolo ora calmati, ci
sono qui io,
domani andiamo a disfarci di quella specchiera…
nessuno può spaventare il mio Stefano.
- Stefano! Ho fame!
- L’hai sentita ora? Dimmi che l’hai sentita anche
tu!
- Non ho sentito un bel niente, ora finiscila che
mi spaventi! Dai, ora vado a prenderti un
bicchiere d’acqua, ok?
- No, non andare, ho paura a restare qui da solo.
- Senti, ora finiscila! Stai esagerando e io sto
crepando di sonno, tra meno di due ore mi devo alzare
per andare a lavoro.
Vado a prenderti un po’ d’acqua e poi
ce ne torniamo a letto e dormiamo
abbracciati, ok?
- Va bene… ma fai presto, per favore.
Marta
scese dal letto, indossò le sue ciabatte e si diresse verso
la cucina scomparendo nel buio.
- Almeno accendi la luce! – gridò Stefano.
La
ragazza non rispose nulla, ma la luce del corridoio si
accese e questo tranquillizzò in
qualche modo il giovane.
Trascorsero dieci minuti abbondanti.
- Ma quanto ci metti, tesoro? – domandò il ragazzo
con tono preoccupato.
Nessuno rispose.
Stefano ripeté la stessa domanda alzando il tono di voce e
ancora una volta non ottenne risposta.
A quel
punto il ragazzo scese dal letto silenziosamente.
Afferrò la cintura con la fibbia in ferro e se la avvolse
sulla mano destra brandendola come una frusta.
Avanzò
sino alla porta della camera e arrivò in corridoio.
La
luce era ancora accesa.
Anche
dalla cucina filtrava la luce. Marta era ancora là e Stefano
era sicuro che voleva fargli uno scherzo.
- Dai, stronza! Piantala di giocare… ho già paura
per i cavoli miei, non ti ci mettere anche
tu!- Disse con tono
minaccioso il ragazzo.
Un
rumore di vetri infranti giunse dalla cucina.
- Hai visto che a furia di giocare hai fatto il
danno?
Alla
domanda di Stefano non replicò la ragazza.
Giunse
sino alla porta della cucina e vide una bottiglia d’acqua a
terra in mille pezzi con tutto
il liquido sparso sul pavimento.
Marta
non era nemmeno lì.
Entrò
in soggiorno e accese la luce e nemmeno in quel locale c’era
traccia della ragazza.
Uno
schianto improvviso fece gelare il sangue di Stefano.
La
porta del bagno alle sue spalle si era chiusa violentemente.
- Grandissima stronza! – disse il ragazzo – Ora mi
stai facendo davvero incazzare!
Stefano aprì la porta del bagno.
Una
volta spalancata la porta venne colpito da un liquido
freddissimo in pieno volto.
- Ecco
il tuo bicchier d’acqua! – gridò Marta iniziando a ridere di
gusto.
Era in
lacrime dalle risate.
- Ahahahah! Dovresti vederti! Sei così ridicolo! –
diceva la ragazza piegata dalle risate.
- Ho fame! Stefano ho bisogno di nutrirmi!Devo
rigenerami per liberarmi.
Stefano accese la luce del bagno e afferrò per il collo la
ragazza e la strinse con forza.
Marta
si rese subito conto che non stava scherzando il suo
ragazzo, ma che era impazzito e che la stava strangolando.
Stefano spinse la ragazza contro la parete facendole
picchiare ripetutamente la testa contro l’armadietto.
Avvolse il collo della donna attorno alla cinghia che
serrava tra le mani.
La
stessa cercò di divincolarsi dalla presa ma non era
abbastanza forte.
Diventò paonazza in volto.
Le
mancava l’aria.
Stefano la stava strangolando con la cinta.
- Ho fame!
Il
ragazzo non connetteva più era fuori di senno.
Afferrò la donna per i capelli e con forza le scaglio il
volto contro il bordo del lavandino in ceramica.
Marta
sbatté la bocca violentemente contro il lavandino.
- Hai
fame? – disse il giovane – Ecco! Ora puoi soddisfarti,
cibati del suo corpo!
Stefano afferrò il corpo della ragazza priva di sensi e la
scagliò con gran forza contro lo specchio il quale
andò in mille pezzi.
Il
corpo della ragazza ricadde a terra privo di vita.
I
mille frantumi di specchio sparsi a terra iniziarono a
vibrare, a muoversi.
Spuntarono dai lati di ogni coccio delle zampe simile a
quelle dei ragni e presero a muoversi tutti
insieme in direzione della ragazza.
Si
unirono tutti insieme prendendo la forma di un essere
mostruoso che rifletteva in modo scomposto
l’ambiente circostante.
Stefano rimase impietrito nel vedere quell’essere.
Già,
quell’essere diabolico che aveva visto riflesso nello
specchio in quella casa abbandonata qualche giorno prima.
Quell’essere
che lo aveva fissato intensamente negli occhi, sino a
possederlo in qualche modo.
Quell’essere
che ora stava divorando il corpo di Marta!
Di
Marta non restò più niente, solo una grande chiazza di
sangue a terra.
Quel
dèmone si voltò e avanzò in direzione del ragazzo.
-Ho
ancora fame!
Stefano osservò i suoi stessi occhi riflessi in quell’ammasso
scomposto di frantumi di specchio prima di
chiudere gli occhi per l’ultima volta.
Passò
diverso tempo.
Quando
Stefano si riprese e aprì gli occhi si trovò immobilizzato
in piedi all’angolo di un grande salone.
Non
conosceva quel luogo.
Non
sapeva dove si trovava e quanto tempo fosse passato da
quella notte.
Poco
dopo, gli si presentò davanti una ragazza.
La
giovane si aggiustava i capelli e lo fissava continuamente.
Cercò
di porgerle la mano, ma non ci riuscì.
Tentò
di avanzare verso di lei, ma non si mosse.
La
ragazza estrasse dalla sua borsetta il rossetto e fissando
Stefano iniziò a truccarsi.
Stefano nella sua mente realizzò.
Ora
sapeva cosa doveva fare.
La
ragazza si arrestò di scatto quando sentì una voce che le
disse :
-
Ho fame!
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