SOGNI HORROR

 
   
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 AUTORI PUBBLICATI

 

 Emanuele Mattana

  1. La Voce Nella Notte
  2. Vigilanza Notturna
  3. Un Gran Brutto Natale
  4. Per Amore Dei Figli

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Gabriele Lattanzio

  1. Il Primo Caso Di Willard & Sanderson

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Marco Milani

  1. Notte Chiara

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Andrea Laprovitera

  1. Il Mio Nemico

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Simone Corà

  1. Luciano E Il Fantasma

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Giacomo Ilacqua

  1. Terrore A New York

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Andrea Carbone

  1. Per Sempre

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Carmine Cantile

  1. Prima Colazione

 

 

VIDEO DI PRESENTAZIONE

 

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LUCIANO E IL FANTASMA

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PER AMORE DEI FIGLI

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TERRORE A NEW YORK

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PER SEMPRE

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NUMERI

NUMERI

 

1, 3, 7, 11, ma mai 4 e nemmeno 8: così iniziavano e finivano tutte le sue giornate. Numeri, sequenze di numeri che scandivano ogni istante della sua vita. Compiva un preciso rituale per ogni gesto, anche quelli più normali ed insignificanti, come spegnere la luce o chiudere la porta. Tutto doveva essere ripetuto un preciso numero di volte, come 3 o 7, e poi di nuovo ancora ed ancora, fino allo sfinimento. Soffriva di d.o.c., disturbo ossessivo compulsivo, la diagnosi era stata semplice ed aveva potuto farsela da solo, essendo lui stesso uno psichiatra. Col suo lavoro aveva curato con successo moltissime persone affette da questa malattia, eppure non era mai riuscito a curare od anche solo ad alleviare il proprio disturbo. La sua malattia non solo si era dimostrata resistente a qualsiasi tecnica o farmaco, ma si era anche aggravata progressivamente, in modo lento ma inesorabile. Quando durante una seduta un paziente gli parlava dei propri sintomi, l’idea di questi s’insinuava nella sua mente e non la lasciava più. Un giorno, un suo paziente gli raccontò di essere ossessionato dall’idea che il suo letto non fosse perpendicolare alla parete, tanto da non riuscire per questo a dormire. Quella stessa notte, anche il dottore avvicinandosi al proprio letto ebbe l'impressione che questo fosse in qualche modo “storto” rispetto alla parete e cominciò allora a spostarlo, prima a destra e poi a sinistra, ancora ed ancora, fino allo sfinimento sia fisico che mentale. Era sconsolato, disperato ed avrebbe voluto urlare al mondo intero la sua rabbia. Fu allora che qualcosa si spezzò nel profondo della sua mente, come un elastico che è stato teso troppo a lungo e che all'improvviso cede. Il suo sguardo si perse nel vuoto per alcuni minuti e così la sua mente. Iniziò a ripensare ossessivamente a tutti i suoi rituali, senza tregua. Si sentì prima soffocare e poi sopraffatto dalla nausea si precipitò in bagno e vomitò. Sì ripulì compulsivamente più volte, finché non fu sfinito. Si diresse allora verso la camera da letto e giunto a destinazione crollò svenuto a terra. Si risvegliò il mattino seguente e dopo alcuni secondi di stato confusionale, si rese contò che aveva dormito disteso sul pavimento per tutta la notte. Questo era un fatto inconcepibile per la sua malattia, che comprendeva un'intensa fobia per lo sporco. Il pavimento era pulito, ma infinitamente sporco per la sua mente, come ogni cosa. Eppure si alzò da terra tranquillo, andò a farsi una doccia, poi si asciugò e rivestì e fu allora che realizzò il fatto straordinario che era avvenuto: aveva compiuto quella sequenza banale di gesti senza alcun rituale, di alcun tipo. Non riusciva a capacitarsi di quanto era avvenuto, era felice e stupefatto, aveva da tempo abbandonato ogni speranza ed ora tutto era invece cambiato, come per magia. Gli venne subito il dubbio che si fosse trattato solo di una tregua temporanea, un evento straordinario ed isolato, ma anche il resto della giornata trascorse tranquillo, senza rituali, come per una persona normale. Quando fu tornato a casa la sera, si stese sul letto, ringraziò Dio ed iniziò a piangere di felicità. Passarono i giorni, tranquilli, praticamente senza ricadute di alcun tipo e pian piano il dottore si abituò alla sua nuova vita, quella di una persona "normale". Ogni tanto, qualche sintomo sembrava sul punto di ricomparire, ma svaniva subito.
Una mattina ad esempio, mentre faceva colazione in cucina notò un grosso coltello appoggiato sul lavandino. Lo fissò assorto per alcuni secondi e specchiandosi per un istante nella sua lunga lama lucente, fu scosso da un intenso brivido, che non seppe spiegarsi. Forse era un residuo della sua fobia per gli oggetti appuntiti, pensò e non diede importanza all’accaduto. I mesi continuarono a trascorrere tranquilli, finché qualcosa non cambiò di nuovo. Non aveva avuto ricadute di alcun tipo, però la mattina si svegliava sempre stanco, nonostante dormisse regolarmente otto ore per notte. All’inizio non diede importanza al fatto, ma col passare del tempo la stanchezza aumentò e si rese conto anche di un fatto curioso: da mesi non ricordava un solo sogno. Poi, una mattina di primavera, il mondo gli crollò addosso. Si svegliò assalito dalla nausea e dall’emicrania e si sentì completamente bagnato. Pensò di essere fradicio di sudore in seguito ad un incubo, ma non era così. Accese la luce e con sgomento ed orrore vide che non era fradicio di sudore, ma di sangue. Esplorò freneticamente il proprio corpo in cerca di ferite che in realtà non c’erano, perché quel sangue non era suo. Iniziò a tremare sconvolto, poi si precipitò verso il bagno per vomitare, ma passando per la cucina notò di sfuggita un grosso coltello sul lavandino, si fermò, lo fissò per qualche istante, si specchiò per un istante in una macchia di sangue sulla lama e la nausea svanì, crollò a terra in ginocchio e ricordò tutto. Immagini sempre più nitide emersero dal profondo della sua mente e lo travolsero come un treno in corsa.
Piantava la sua lunga lama nell’ombelico e saliva fino allo sterno, estraeva poi il fegato e lo tagliava in 17 parti uguali, affettandolo come un esperto macellaio. Aveva ucciso 3 gatti, 7 cani ed infine 4 persone, ricordava il volto di ognuna di esse, due prostitute e due senzatetto. Tremando, cominciò a ripetere sottovoce: - Non è possibile… non è possibile… non è possibile- in sequenze di 3 volte, ancora ed ancora, fin quando quelle parole non persero di significato. Cessò allora quella strana cantilena e disse ad alta voce:  -Devo porre rimedio a tutto questo. Se fossero 3, 5 o 7….. ma 4 no… no, così non va bene . Si alzò allora in piedi pervaso da uno strano senso di tranquillità, si ripulì e rivestì, poi prese il coltello ed uscì di casa.


 L'AUTORE

L'autore di questo racconto è Simone Babini

 

 

 
 

 

inviasognihorror@yahoo.it

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