SOGNI HORROR

 
   
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 AUTORI PUBBLICATI

 

 Emanuele Mattana

  1. La Voce Nella Notte
  2. Vigilanza Notturna
  3. Un Gran Brutto Natale
  4. Per Amore Dei Figli

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Gabriele Lattanzio

  1. Il Primo Caso Di Willard & Sanderson

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Marco Milani

  1. Notte Chiara

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Andrea Laprovitera

  1. Il Mio Nemico

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Simone Corà

  1. Luciano E Il Fantasma

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Giacomo Ilacqua

  1. Terrore A New York

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Andrea Carbone

  1. Per Sempre

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Matteo Mancini

  1. Occhi Dall'Ignoto

 

 

VIDEO DI PRESENTAZIONE

 

Per vedere i video di presentazione dei racconti

LUCIANO E IL FANTASMA

*

PER AMORE DEI FIGLI

*

TERRORE A NEW YORK

*

PER SEMPRE

*

OCCHI DALL'IGNOTO

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PER SEMPRE

 

Melanie si svegliò di soprassalto a causa di un incubo che tuttavia aveva già rimosso.


Aprendo gli occhi, notò di trovarsi in un luogo particolarmente buio, insolito.

Si voltò a destra, dove solitamente dalla finestra filtravano piccoli bagliori provenienti dalla strada, ma non vide niente,

nessuno spiraglio di luce. La stanza appariva completamente all’oscuro.

Inoltre c’era qualcos’altro che non andava. Non aveva il cuscino. Lei che era abituata a dormire con il suo soffice

cuscino imbottito, lo notò subito e si meravigliò, dato che non le era mai capitato di svegliarsi senza.


La testa sembrava poggiare direttamente nel duro materasso. Con la destra si andò a grattare la pancia, e anche in

questo caso percepì qualcosa di diverso dal solito.

Anziché affondare sul suo morbido pigiama azzurro, accarezzò qualcosa di più leggero,delicato, qualcosa simile alla

seta. Pensò dovesse trattarsi di una momentanea confusione dovuta alla sbronza presa la scorsa sera in spiaggia.

Eppure la testa non faceva male.


Decise di alzarsi per andare a bere dell’acqua, e scostò entrambe le gambe a destra, in modo da farle scendere da

letto, ma le dita dei piedi andarono a sbattere su qualcosa di solido. Si fece male all’alluce, ma non ci pensò nemmeno

al dolore. Si chiese infatti cosa vi fosse sul letto che le aveva impedito di spostare le gambe.

In preda a un certo smarrimento, provò a mettersi seduta, ma anche questa volta non vi riuscì.

La testa andò a sbattere contro qualcosa di solido che si trovava a circa dieci centimetri dal suo naso.


Fu allora che il cuore iniziò ad aumentare il battito.


Le mani si portarono verso l’alto, verso quella cosa che le impediva di alzarsi, e riuscirono a toccare una parete solida,

legnosa, che la copriva. Poi portò le stesse mani ai suoi lati, prima a destra, e poi a sinistra, ma anche in questo caso i

gomiti sbatterono contro delle pareti ben solide e robuste. Non riusciva a capire cosa stesse accadendo.

Il suo letto era solitamente al centro della stanza, e di certo non aveva pareti che si potessero chiudere, avvolgendola!

Solo ora iniziava a capire a cosa era dovuta quella fitta oscurità.


-Ehi! Mamma!


La sua voce fu amplificata dentro il luogo in cui si trovava e rimbombò alle sue orecchie tanto da dar fastidio ai timpani.

Le mani andarono verso la parete di legno che era sopra il suo viso e provarono a spingere verso l’alto, ma quella non

sembrava spostarsi di un solo millimetro. Allora alzò le ginocchia fin dove poteva, e iniziò a spingere anche con quelle,

ma pure il secondo tentativo fu vano. Il respiro iniziava a farsi pesante, e l’aria sembrava mancare.

Lanciò un altro urlo, per poi colpire violentemente il legno sopra di lei con pugni ripetuti. Si fermò solo quando le nocche

iniziarono a far male. Il petto si alzava ed abbassava in un ritmo frenetico, il viso era già sudato, così come il resto del

corpo.

 
Una vampata di calore l’attraversò, facendole lanciare un altro urlo che ritornò amplificato alle sue orecchie.

Non aveva mai provato un caldo simile, e persino il suo stesso respiro divenne udibile a tal punto da rendersi fastidioso.

Scivolò di poco verso il basso, in modo da andare a toccare la parete vicino ai piedi, con la pianta di questi.

Quindi colpì violentemente quel muro con i talloni nudi, imprimendo quanta più forza riusciva a dare, ma fu costretta a

fermarsi poiché era rimasta quasi senza fiato. Delle lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi, occhi che si chiusero

per alcuni secondi, nella speranza che una volta riaperti, tutto sarebbe tornato alla normalità. Ma ciò non accadde.

Si morse le labbra, per poi puntare le dita sul legno sopra di lei. Graffiò forte, facendo strisciare le unghia su quella

parete con un rumore graffiante.


-Papà!


Gridò ancora, iniziando a graffiare più velocemente, come un cane che vorrebbe scavare una buca per poter

nascondere il suo osso. L’unghia dell’indice si spezzo con un rumore secco e Melanie lanciò un altro urlo, questa volta di

dolore, accompagnato da altri singhiozzi. La testa girava, sembrava quasi vorticare dentro quelle mura nere che si

stringevano sempre di più, quasi volessero inghiottirla. Fu allora che iniziò a dimenarsi.

Le braccia e le gambe si mossero spasmodicamente come in preda ad una crisi epilettica, così come la testa ed il resto

del corpo. Sbatteva ad ogni movimento, tremava, e nel frattempo piangeva per il terrore. Andò avanti per alcuni lunghi

secondi, fin quando per l’ennesima volta, il suo corpo stanco la costrinse a fermarsi.


Capì che non c’era molto da fare… lasciò ricadere le mani lungo i fianchi, e distese meglio le gambe.

Smise di singhiozzare, ma il respiro pesante era ancora ben udibile. Chiuse ancora gli occhi, nella speranza di poter

almeno capire come si fosse trovata in quella situazione. Cercò di far tornare alla mente i suoi ultimi ricordi.


Ed ecco, l’immagine notturna di una spiaggia, seguita da quella di un bar. Musica assordante, amici, il suo ragazzo,

Christine, Cameron, e poi ancora altre birre. A quelle immagini, si aggiunse quella di una barca, sembrò quasi sentire il

vento e gli schizzi d’acqua che la colpirono quando vi fu sopra… sentiva i baci di John sulle sue labbra… ogni cosa era

confusa, sfocata, anche le voci erano lontane… come appartenenti ad un vecchio film che stava guardando con freddo

distacco. Poi un urlo, e sembrò sentirlo come se fosse accanto a se, accanto al suo orecchio. Qualcuno che gridava,

che diceva qualcosa, una parola, una parola sola… scoglio… scoglio!


-Lo scoglio!


Melanie aprì gli occhi all’improvviso, rendendosi conto che era stata lei a gridare. Era stata lei a vedere per prima quello

scoglio. Aveva provato ad avvisare gli altri, ma nessuno l’aveva ascoltata. Il resto, solo ora capì, faceva parte di

quell’incubo.

Nel frattempo, in un vecchio cimitero alla periferia di una città, un ragazzo era immobile davanti ad una lapide.

La pioggia battente lo aveva reso fradicio, rovinando anche quei pochi fiori che aveva portato. Li posò dentro ad un

vaso, sostituendoli con quelli vecchi.

I movimenti erano lenti, causati dal braccio ingessato. Una leggera fitta al gomito gli fece ricordare dell’incidente sulla

barca, di quelle urla di terrore, dell’esplosione del motore. E poi il volto sconsolato del medico del pronto soccorso che

aveva smesso di rianimare la sua ragazza dopo numerosi tentativi, coprendole il volto. Rimase quindi a fissare la foto di

Melanie che le sorrideva. Sembrava proprio essere felice, sembrava che dicesse che ora stava bene,  che stava in un

posto migliore. John sorrise di rimando. Voleva credere in quel sorriso, e pensare che la sua ragazza avesse realmente

trovato la pace eterna, che ora lo guardava dall’alto.


Non poteva ovviamente immaginare che in quello stesso istante lei avesse ripreso a graffiare la copertura interna della

bara, là, qualche metro sotto terra.

 


 L'AUTORE

 

L'autore di questo racconto è Andrea Carbone

Andrea Carbone, nato a Caltanissetta il  20/05/1986.
 Diplomato al liceo scientifico, frequento attualmente la  facoltà di medicina nella stessa mia città.

Fin da piccolo mi sono  appassionato alla lettura, ed ho iniziato a scrivere brevi racconti di  vario genere.

Crescendo, ho coltivato questo mio interesse,  focalizzandomi su racconti di genere giallo, ancora oggi il mio  preferito.

Grande appassionato di cinema, e collezionista di dvd di  vario genere.

Interessato a tutto ciò che gira intorno al mistero, al  fantastico, all'insolito.


 Solo dal 2007 ho iniziato a conoscere il mondo di internet e iniziato quindi a partecipare a pochi concorsi  sulla rete,

con il solo intento di mettermi alla prova e confrontarmi  con gli altri, per migliorare sempre di più il mio stile di scrittura.
 
 

 
 

 

inviasognihorror@yahoo.it

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