SOGNI HORROR

 
   
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 AUTORI PUBBLICATI

 

 Emanuele Mattana

  1. La Voce Nella Notte
  2. Vigilanza Notturna
  3. Un Gran Brutto Natale
  4. Per Amore Dei Figli

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Gabriele Lattanzio

  1. Il Primo Caso Di Willard & Sanderson

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Marco Milani

  1. Notte Chiara

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Andrea Laprovitera

  1. Il Mio Nemico

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Simone Corà

  1. Luciano E Il Fantasma

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Giacomo Ilacqua

  1. Terrore A New York

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Andrea Carbone

  1. Per Sempre

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Carmine Cantile

  1. Prima Colazione

 

 

VIDEO DI PRESENTAZIONE

 

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LUCIANO E IL FANTASMA

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PER AMORE DEI FIGLI

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TERRORE A NEW YORK

*

PER SEMPRE

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SENZA COLORI

SENZA COLORI

 

-Corri, corri più veloce- questo era il suo unico pensiero.
Passava da una camera stagna alla successiva, chiudendo ogni volta dietro di sé una nuova porta, appena prima che fosse raggiunto e catturato. Ogni volta che chiudeva una porta, poteva sentire il rumore della precedente che veniva sfondata. Aveva ormai perso il conto delle porte già aperte e chiuse, quando improvvisamente, aprendone una si ritrovò all'inizio di un cunicolo scavato nella roccia. Il cunicolo era piuttosto stretto e ripido, le sue pareti erano gelide e levigate ed appariva sufficientemente illuminato, anche se non riusciva a capire quale potesse essere la fonte di luce. Comunque non aveva intenzione di fermarsi a scoprirlo, doveva scappare ed il più velocemente possibile.
Continuò a correre senza sosta lungo quel cunicolo, sudando copiosamente e con il respiro che metro dopo metro si faceva sempre più affannoso. Il cunicolo cominciò ben presto a ramificarsi in un'intricata rete di tunnel. Ogni volta che si trovava di fronte ad un bivio non si soffermava a pensare a quale direzione scegliere, procedeva a caso, non sapeva dove stava andando, ma solo, vista la costante pendenza del tunnel, che si stava avvicinando alla superficie. Ed infatti dopo pochi minuti cominciò ad intravederne l'uscita. Non sembrava lontana, ma il tunnel era diventato ancora più ripido e non appariva più scavato nella roccia, bensì in una terra impregnata d'acqua e sembrava che tutto potesse crollare da un momento all'altro. I piedi affondavano nel fango e le mani andavano alla frenetica ricerca di un qualche appiglio, raggiungere l'uscita si stava rivelando molto più difficile del previsto, ma sapeva bene che se non ce l'avesse fatta sarebbe stato certamente catturato. Fece allora ricorso a tutte le sue forze e continuò a procedere nel fango, quasi strisciando, fino a raggiungere l'uscita.
Una volta raggiunta la superficie si trovò per contrasto davanti ad un paesaggio desolato, arido, una specie di deserto nel quale c'erano solo sabbia, sassi e qualche grande albero secco, la cui minacciosa sagoma oscura, simile ad uno scheletro dalle lunghe dita, si stagliava su di un cielo quasi uniformemente grigio.

La linea dell’orizzonte non era ben definita, anzi a ben vedere era indistinguibile dal resto del paesaggio.

Il deserto, che appariva totalmente privo di colori, in varie tonalità di grigio, sembrava fondersi in lontananza con il grigio delle nuvole che coprivano interamente il cielo.

Le nubi di sabbia alzate da un vento stranamente gelido e costante, completavano l’opera, privando il ragazzo di qualsiasi punto di riferimento. D’altra parte non aveva nemmeno idea di dove si trovasse, perché fosse lì o dove fosse diretto, sapeva soltanto una cosa con certezza: doveva continuare a muoversi, a scappare, perché si sentiva ancora braccato, chi lo aveva inseguito nel sottosuolo avrebbe continuato a farlo anche in superficie. É terribile e frustrante sentirsi inseguiti da qualcosa che si percepisce come orribile, ma di cui si ignora la natura.

Decise di incamminarsi verso una direzione qualsiasi, con l'intenzione di mantenerla  per quanto possibile in linea retta, nella vana speranza d’incontrare prima o poi qualcuno che potesse aiutarlo.

Dopo alcune ore di cammino la fatica ebbe la meglio sulla paura, l’acido lattico si era accumulato nei muscoli delle gambe rendendoli duri come marmo di Carrara ed il ragazzo, ormai completamente sfinito sia nel corpo che nella mente, si fermò e si lasciò cadere a terra. Seduto sulla sabbia alzò lo sguardo al cielo e si accorse che le nubi erano divenute improvvisamente molto più scure ed apparivano ora cariche d‘acqua, anche se, a giudicare dall'aridità del terreno, quello doveva essere un posto nel quale pioveva davvero molto raramente.
Dopo qualche minuto si guardò intorno ed iniziò a tremare. Le sagome scheletriche dei rari alberi del deserto sembravano scosse da un forte vento, che in quel momento era però assente, ma soprattutto sembravano avvicinarsi, sempre più minacciose, davanti al suo sguardo incredulo. Spinto dalla paura trovò insospettabili energie per rialzarsi in piedi e nonostante i muscoli ancora doloranti, si rimise in marcia. Percorse un paio di chilometri molto lentamente e faticosamente, poi si voltò e vide che gli alberi erano scomparsi. Stava per crollare nuovamente a terra per la fatica, ma improvvisamente scorse in lontananza degli edifici. Rincuorato da quella vista, non si fermò ed  aumentò anzi la velocità del passo fin quasi a correre. Una volta raggiunto  quegli edifici però tutto il suo entusiasmo si spense immediatamente, si ritrovò infatti in una piccola cittadina, completamente abbandonata ormai da molto tempo. Le strade erano completamente deserte ed in parte ormai ricoperte dalla sabbia del deserto. Non si  sentiva alcuna voce o vedeva alcuna luce artificiale, c’era solo il rumore del vento che si incanalava tra i palazzi, acquistando velocità e trasportando la sabbia del deserto, che stava progressivamente inghiottendo la cittadina. Provò comunque ad urlare chiedendo aiuto, ma non udì alcuna risposta, cadendo nello sconforto più assoluto. Continuò allora a camminare senza meta per le vie deserte della cittadina, dove oltre agli edifici spogli, ma integri, non vi era nulla oltre la sabbia che si accumulava contro le pareti dei palazzi. Quel luogo appariva privo di vita come la superficie della Luna. Mentre camminava, una nube di sabbia alzata da una raffica di vento lo investì violentemente in faccia e mentre penetrava nelle sue vie aeree togliendogli il respiro e facendogli provare la terribile sensazione di essere punto da una moltitudine di aghi, cercò di afferrare un indumento con cui proteggersi la bocca, ma per la prima volta si accorse con stupore di essere completamente nudo, con il corpo protetto solo da un po’ di fango rappreso. Si sentì se possibile ancor più inerme, mentre veniva completamente avvolto dalla sabbia.

Poi il vento cessò e tutto si fece ancor più silenzioso. Sulla cittadina abbandonata calò all’improvviso la notte, ma una luce tetra e diffusa continuò ad illuminare debolmente quel luogo. Il ragazzo, ora in ginocchio sulla sabbia, si strinse la testa fra le mani e cominciò a piangere, ma subito scattò di nuovo in piedi avvertendo una presenza alle proprie spalle.

Era arrivato. Se ne era completamente dimenticato, aveva smesso di scappare ed era stato inesorabilmente raggiunto.

Tremando, il ragazzo si voltò per vedere il suo inseguitore. Vide una figura umanoide, completamente ricoperta da una sostanza nera come la pece e densa come il miele, che come dotata di vita propria, colò a terra, raggiunse il ragazzo terrorizzato e lo avvolse completamente. Descrivere che cosa provò, non è cosa facile a parole. Fu assalito da un panico totale, da un senso di soffocamento, da un insopportabile dolore fisico e soprattutto dell’anima, ma fu proprio il dolore a restituirgli per la prima volta una parte di lucidità.

Prese coscienza in un istante dell’assurdità di tutto ciò che stava accadendo. La sostanza densa e nera si polverizzò e scomparve all‘istante, tanto dal suo corpo quanto da quello dell’essere che aveva di fronte, che con sconcerto riconobbe. Era come vedersi in uno specchio, che deformava però la sua immagine, facendolo apparire molto più vecchio, denutrito, il ventre gonfio, con il volto in disfacimento e gli occhi spenti. 

D’istinto scagliò un potente pugno contro quella figura, sfondandone con inaspettata facilità il torace, da cui fuoriuscì un orribile miscuglio di sangue putrido e lunghi vermi bianchi.

Il ragazzo inorridì a quella vista e non poté fare a meno di vomitare. Vomitò uno scroscio di sangue scuro e denso, che a contatto col suolo si trasformò all’istante in un repellente gomitolo di vermi neri, che lo avvolsero togliendogli di nuovo il respiro. Poi, colto da una terribile illuminazione, capì ed i vermi e il sangue scomparvero. Ciò che vedeva di fronte a sé, non era altro che se stesso, o ciò che ne rimaneva.

Si sentì sopraffatto dall'angoscia e dalla tristezza. Gli ci volle qualche secondo per cominciare a mettere bene a fuoco i propri ricordi. Fu un processo graduale, ma inarrestabile: immagini, suoni, sensazioni d'ogni tipo emergevano dall'oblio, prima confuse, poi sempre più nitide ed intense. Si ricordò delle montagne, delle scalate e di quel terribile giorno. Poi quel boato, la valanga e le sensazioni prima di paura, poi di disperazione, mentre tornava a casa da solo. Da allora il senso di colpa non lo aveva mai abbandonato e la vita era divenuta un insopportabile tormento, una sofferenza che aveva inizio il primo istante dopo il risveglio e terminava l'ultimo istante prima di addormentarsi la sera, per poi ripetersi il giorno seguente, sempre uguale, senza soluzione di continuità e protraendosi anche nel sonno attraverso i sogni.
Un giorno, dopo mesi, aveva deciso di tornare tra le montagne, per trovare e recuperare il corpo dell‘amico.
All'improvviso fu distratto dai suoi ricordi da una sensazione, percepiva nuovamente qualcuno alle proprie spalle e sentì una voce: -Non sei partito per trovare il mio corpo, vero?

Il ragazzo allora si voltò e stupefatto vide l'immagine del suo amico perso tra le montagne, cercò di avvicinarsi a lui per abbracciarlo, ma improvvisamente si accorse che l'arido terreno sul quale si trovava fino a pochi istanti prima era ora divenuto  quasi liquido, una specie di sabbie mobili nelle quali era sprofondato già fino alle ginocchia. Il suo amico ripeté la stessa domanda, lui rimase per un attimo in silenzio, poi il suo volto s’incupì e disse: -Mi sento come una foglia secca ancora attaccata all'albero. La sopravvivenza fine a stessa non ha alcun senso- indugiò un istante, poi continuò: - Sono forse morto?
-Sei su quell‘esile ed incerto confine tra ciò che chiamiamo vita e ciò che chiamiamo morte- gli rispose l'amico.

-Puoi dirmi almeno come mi chiamo, per quanto mi sforzi non riesco a ricordarlo.

-Non ha importanza ormai, importa solo ciò che hai fatto e che farai- rispose sibillino l’amico.

-Sto vivendo un‘esperienza soprannaturale, o è solo la complessa allucinazione di una mente morente- chiese ancora il ragazzo. L’amico sorrise.

All’improvviso il deserto scomparve e si ritrovarono sulla cima di un pinnacolo di roccia perso nell’oscurità.
-Ti trovi nella cupa e desertica prigione popolata dai tuoi demoni, che tu stesso hai creato e nella quale ti sei imprigionato da solo. Ora sta solo a te decidere, cerca in te un motivo per vivere ancora, afferra la mia mano, altrimenti chiudi gli occhi e lasciati andare nell’oscurità.

-Dammi tu un motivo, se esiste!- urlò con rabbia il ragazzo, poi guardò il suo amico un'ultima volta e chiuse gli occhi. Pregustò per un attimo la fine di tutte le sue sofferenze, la pace assoluta. Stava per lasciarsi andare, poi aprì gli occhi. Vide che si trovava sdraiato su di un letto e stava stringendo con forza la mano di un medico. Mollò la presa e si guardò intorno in uno stato semiconfusionale, gli furono necessari alcuni istanti per uscirne e capire che si trovava in un ospedale. Nei minuti che seguirono, il medico, ponendogli numerose domande, verificò che le sue capacità intellettive e la sua memoria fossero intatte, poi gli spiegò che cosa gli era accaduto, ma riuscì ad udire solo a tratti ciò che gli diceva:
-Non so come, ma è sopravvissuto alla caduta… una grave emorragia interna… non pensavo ce l'avrebbe fatta. Ha dimostrato un attaccamento eccezionale alla vita.

Il ragazzo sorrise, sempre più confuso, poi chiese al medico:
-Potrebbe spingere il mio letto vicino alla finestra, in modo che possa vedere l'alba? Il medico rimase per un attimo perplesso, poi il suo volto si distese in un ampio sorriso.
-Certo- rispose e spinse il letto verso la finestra.
Proprio in quel momento il disco solare stava per emergere dal profilo delle montagne, il cielo e le nubi sopra l'orizzonte apparivano illuminati con colori straordinariamente intensi e poco più in alto risplendeva ancora Venere. Una lacrima rigò il volto di Virgilio, anche se solo per un istante il mondo era stato di nuovo a colori e tanto bastava. Chiuse gli occhi e si lasciò cadere dal pinnacolo di roccia verso l’abisso, ma non si sarebbe schiantato contro alcunché, ad accoglierlo ci sarebbe stato solo il soffice abbraccio del Nulla, o chissà che Altro.

 


 L'AUTORE

L'autore di questo racconto è Simone Babini

 

 

 
 

 

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