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REGOLAMENTO

 

 

 

 

 

SWALLOW INN

 

 

(L’inizio dell’incubo)

 

"Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male."

(Genesi 6, 5 - 12)

 

Martha Mckenzie girò la testa sul cuscino, l'uomo sopra di lei trovò lo spazio per appiccicarle le labbra al collo.

Martha rabbrividiva al solletico provocato dalla sua bava che lenta colava sulle spalle.

Decise di partire per uno dei suoi viaggi.

Immaginò la collina di Watton-at-Stone nella periferia londinese. Nella realtà, c'era stata solo due volte e prima di restare orfana. Ricordava i grandi alberi secolari che come torri percorrevano la circonferenza del piccolo promontorio. Sentiva vivo l'odore legnoso della fattoria che dominava il centro della collina. Furono con tutta probabilità i giorni più belli della sua vita. Partivano la mattina presto, lei, la madre e quel tizio che le andava a prendere con la carrozza. Succedeva spesso che qualcuno le prelevasse dalla bettola che abitavano in Osborne Street.

Arrivate a Watton la madre spariva per l'intera giornata. Martha la vedeva entrare nella casa dove ad aspettarla c'erano tre o quattro uomini, tutti ben vestiti.

Lei restava sola, girovagava per la raduna antistante la fattoria. Si sentiva libera.

L'uomo sopra i suoi seni grugnì; Martha interruppe il viaggio e consentì un cambio di posizione.

Si girò posando il fianco sinistro sul materasso. Lasciò sgusciare l'uomo dietro le sue spalle e sollevò la gamba destra. L' energumeno scivolò dentro di lei.

Martha fissava la parete, la sporcizia del muro disegnava con la luce della candela una strana figura. Sembra il musetto di quello scoiattolo, pensò, quello incontrato a Watton-at-Stone tanti anni prima.

Il viaggio proseguì.

Si ritrovò scalza con l'erba che le accarezzava le caviglie. Lo scoiattolo scappava saltellando a destra e sinistra, Martha faticava a stargli dietro. Sembravano danzare.

Stremato, l'animaletto aspettò di essere preso e coccolato. Martha ricordava il pelo ispido e allo stesso modo morbido, sentiva pulsare il cuoricino osservando la smorfia che lo scoiattolo le regalava.

La stessa moina che ora intravedeva impressa sulla parete della sua stanza allo Swallow Inn.

L'uomo completò il suo lavoro. Scalciò via la donna e si alzò dal letto. Non una carezza non una parola, solo una pedata dove un attimo prima era poggiato il suo ventre.

Percorse pochi passi nella camera da letto, si servì dell'acqua che era compresa nel prezzo, si rivestì e uscì dalla stanza.

Martha restò seduta, la schiena poggiata alla spalliera della branda con le gambe rannicchiate sul petto. Aveva il collo arrossato, il suo sguardo era perso tra i pensieri ancora imprigionati tra gli alberi di Watton-at-Stone.

Così la trovò il nuovo cliente.

Lo Swallow Inn era una locanda in pietre e legno, a due piani con un grande tetto a forma triangolare.

La casa, vecchia più che antica, sembrava scricchiolare sotto il peso del camino che la sovrastava.

Alla base del locale, sul muro esterno, un'edera stringeva il perimetro della costruzione lasciando libero lo spazio per l'insegna. Il nome della locanda era riportato con caratteri in stile medievale e al centro spiccava la figura di una Succube.

Nelle credenze popolari, la Succube, era un demone dall'aspetto femminile capace di spingere gli uomini ai peccati della carne. Esporre quel demonio fuori una locanda significava segnalare la presenza di un bordello.

Lo Swallow Inn si trovava in posizione strategica. Era ai confini dell'East End londinese dove passava la Chamber hight street. Questa, collegava la periferia della capitale con la cittadina di Dylath sede della grande fiera commerciale.

Essere di passaggio per la Fiera garantiva allo Swallinn (con questo nome era conosciuta la locanda) centinaia di visitatori e il gestore del locale aveva l'obbligo di assicurare il meglio della scelta.

Paul Prezzini versò una pinta di birra scrutando il suo cliente.

- É stata di suo gradimento Martha?

- É una brava figliola - replicò l'uomo, mentre l'oste pareggiava la schiuma al bordo del bicchiere.

- Di certo farete molta attenzione alle vostre donne?

- Per me sono come delle figlie - Paul sorrise beffardo, lasciando intravedere i pochi denti che aveva in bocca, aggiunse serioso: - Le tratto bene le mie ragazze.

Il viandante, senza troppo badare alla risposta, lanciò sul bancone tante monete quante stabilite e uscì.

Prezzini aveva vinto la locanda a Baccarat. Era quello che da buon giocatore gli piaceva dire.

In realtà la locanda era da sempre appartenuta alla sua famiglia e lui perse lo Swallinn in una sfortunata mano di carte.

Salvo poi rivincerla con una mano di coltelli.

Quella notte, si riappropriò del locale al costo di una ferita da arma da taglio. La cicatrice diventò negli anni una buona consigliera; grazie a lei, Paul, seppe tenersi fuori dai guai e pensare esclusivamente agli affari.

Martha uscì dalla stanza, percorse il ballatoio arrivando fino alla cima delle scale. Si fermò.

Il locale iniziava ad animarsi come sempre accadeva poco prima dell'ora di cena.

Il grande bancone era coperto dalle persone che si accalcavano e dai boccali di birra che padrone Prezzini spillava.

Appena vicino la porta d'entrata era sistemato il salottino riservato alle intrattenitrici dello Swallinn.

Sedevano con le loro gonne ampie e colorate, le camicette di buon lino adeguatamente scollate.

Il resto del locale era arredato alla bene e meglio, tavoli e sedie permettevano un po' di riposo ai viandanti.

Martha scese le scale attraversò la sala e raggiunse le altre due donne.

- Ce l'hai fatta - esclamò Pearly Poll.

- Fortunatamente anche l'ultimo cliente ce l'ha fatta. - Rispose secca Martha.

Le ragazze non amavano parlare delle faccende che affrontavano nelle loro camere da letto. Gli sguardi delle due interlocutrici si fecero caustici.

La cosa non ebbe seguito e finì lì. Martha era sul libro paga di Prezzini solo da una settimana e la notevole mole di lavoro non aveva permesso il suo completo inserimento nel gruppo.

- Perché non ci parli un po' di te? - Incalzò Pearly lasciando emergere tutta la curiosità femminile.

Martha era pronta ad affrontare il momento, aveva già la risposta.

- Sono nata 37 anni fa, - cominciò, - mio padre non so chi sia, mamma è stata una puttana ed è morta in manicomio. Io, - prosegui sempre tutta d'un fiato: - per un po' sono stata… sfruttata… - si accorse che stava uscendo dal copione prestabilito, si fermò un istante e riprese: - da mio zio Jack e quando gli hanno ficcato un forcone in gola, mi hanno trasferita in un orfanotrofio.

Inspirò, ma non ebbe tempo di espirare.

- orfanotrofio? - intervenne Alice Coles, la seconda donna davanti a lei.

- Haut de la Garenne. - Si limitò a rispondere la Mckenzie.

- E voi? Da quanto tempo siete qui?

Aveva detto abbastanza ed era arrivato il momento di spostare l'attenzione su qualcosa di diverso. La sua domanda cadde nel vuoto. Si era appena avvicinato un signorotto vestito di tutto punto che dopo aver osservato le tre ragazze, si accostò ad Alice sussurrandole qualcosa all'orecchio.

La donna si alzò, prese per mano il cliente e sparì dietro la piccola folla che stava animando il locale.

- Ti abbiamo messa in difficoltà? - chiese Pearly con un tono più morbido rispetto a quello usato in precedenza.

- Un poco, ma sapevo sarebbe successo. - Sorrise la donna.

- Domani è il mio turno al mercato. Ti andrebbe di accompagnarmi? - Pearly Poll non aspettò la risposta e prosegui: - Andiamo a fare provviste e poi facciamo vedere queste belle tette in giro, magari qualcuno se ne innamora.

Martha acconsentì facendo solo un gesto con la testa.

L'indomani mattina Martha e Pearly uscirono di buon'ora.

Londra era soleggiata, l'aria pulita dopo una notte di temporali. Settembre è un mese che riesce a regalare ancora qualche ora di sole.

Le due donne lasciarono il numero 24 di Prescot Street dove era ubicato lo Swallow inn e imboccarono Castle Alley. I vicoli, malconci, si aprirono alla grande strada rionale: l'East End era in fermento.

Le carrozze passavano veloci, schizzando via dalla strada l'acqua caduta nelle ore precedenti.

Le due donne percorsero Castle Alley e imboccarono il sottopasso che terminava direttamente sulla piazza del mercato.

- É da molto che sei allo Swallinn? - Chiese timidamente Martha.

- Da una vita, Paul è il mio padrino.

Martha si limitò a girare la testa in direzione di Pearly che continuò.

- Mio Padre è stato assassinato quando avevo dieci anni, era un tipo strano ma mi voleva bene. Quando è morto, mia madre si è fatta scopare da Paul. A lui deve essere piaciuto tanto che ci ha tenute alla locanda.

Martha ascoltava la voce di Pearly arrivare da lontano, la sua attenzione era focalizzata sugli occhi degli uomini che l'osservavano.

- Era gelosissimo di lei - proseguì Pearly: - non poteva uscire dalla sua stanza se il locale era frequentato. Una notte ho sentito delle urla, un casino infernale, Paul sbraitava e inveiva, sentivo mia madre piangere.

Un conto è farti scopare e pagare nella tua camera da letto, pensò Martha, un altro è la violenza dei loro occhi mentre cammini per strada.

- Il giorno dopo era morta, - Pearly non si accorse che parlava da sola. - mi è stato detto che gli era preso un colpo al cuore. - sorrise: - Un colpo, glielo ha dato lui. Non me l'ha fatta neanche vedere.

Pearly Poll abbassò il tono della voce e concluse: - Però ha iniziato a fottermi e a darmi ai clienti dello Swallin. Fine della mia storia.

La donna serrò la mascella, passò una mano sulla fronte trattenendo le lacrime.

Sapeva di non poter fare troppe storie. Aveva un vitto, un alloggio e la possibilità di farsi un bagno una volta la settimana. Cosa più importante, aveva un protettore che sapeva maneggiare i coltelli.

- Io sono stata carnefice della mia vita, non vittima. - Esplose Martha dalla nube dei suoi pensieri.

- Cosa? - Replicò Pearly incuriosita.

Non ci fu risposta.

Risalirono il sottopasso sbucando in George Yard Place. L'Old Brick Market si apriva davanti a loro.

Il mercato era ritenuto il centro nevralgico per lo smercio e il commercio del pesce di tutta Londra. Costruito interamente con mattoncini color terracotta, affacciava a sud su una darsena del Tamigi. Questa era capace di ospitare le chiatte che all'alba attraccavano stracariche di prodotti. Il piccolo porto dava lavoro a migliaia di persone: marinai, operai e scaricatori. Inoltre, sfamava con i suoi rifiuti centinaia di urlanti gabbiani.

La darsena era da tutti conosciuta come The Pool.

Martha rimase affascinata; mai aveva visto tanta grandezza. I banchi del pesce coprivano gran parte della struttura ma il mercato ospitava anche carrette della frutta e della verdura, commercianti di abiti e artigiani di oggetti in legno e in ferro. Colori e odori s'inseguivano per tutta la piazza e su tutto regnava il vociare dei venditori.

Le due donne iniziarono il giro di perlustrazione; Pearly aveva un passo sicuro sapeva già dove guardare e dove no, selezionava quello che poteva essere utile alla locanda e scartava ciò che era troppo caro da comprare. Martha si lasciava distrarre da ogni dettaglio, da ogni movimento di quel mondo che le girava attorno.

D' un tratto, l'umore di Martha cambiò. Quella giostra di odori, di rumori e di urla s'impadronì della ragazza. Un cerchio alla testa l'assalì provocandole delle fitte lancinanti. La Mckenzie si voltò in cerca d'aiuto, chiamò Pearly Poll senza trovarla. Respirò a fatica e annaspò; la testa girava e avvertiva un fremito all'altezza delle ginocchia.

Martha Mckenzie Cercò un posto dove sedersi. Tutto attorno a lei cospirava contro il suo equilibrio. Ogni angolo di quel posto emetteva grida e urla, vedeva le persone digrignare i denti; si sentiva la prelibata preda di una battuta di caccia. Presa dall'ansia e dalla disperazione Martha tornò a quel giorno di dicembre in cui entrò per la prima volta all'Haut de la Garenne: l'orfanotrofio comunale a cui fu assegnata dopo la morte dello zio Jack.

Indifesa, dovette sottostare alle cattiverie di quelle orribili creature. Le bambine, ospiti della struttura, parlavano alle sue spalle, la prendevano in giro, la chiamavano pazza: - Pazza come tua madre. - Dicevano.

Nessuno aiutò la piccola Martha.

Ricordò la violenza a cui dovette sottostare, la paura che diventava sua padrona in quelle lunghe notti d'inverno. Avvertì il terrore impossessarsi della suo spirito quando le luci del dormitorio si spegnevano e le ragazzine, impietose, davano vita alla loro danza diabolica. Le Legavano al letto polsi e caviglie, sfilavano in processione bruciando la sua pelle con la cera delle candele.

Chiuse gli occhi nel mezzo del mercato.

Martha correva alla cieca per tutto l'Old Brick Market urtando cose e persone.

Strillava, era fuori di sé.

Stava per cadere, quando una mano l'afferrò per la spalla. Si girò di scatto con gli occhi persi nel vuoto e le labbra tremanti.

- Cosa ti succede? - Chiese Pearly tenendola ben stretta.

- L' Haut de la Garenne, de la Garenne. - Rispose balbettando.

- L'orfanotrofio?

La donna fissò Pearly e rispose: - Sono tutte morte le carogne, bruciate vive.

Martha consumò il suo delirio e si riebbe in pochi istanti.

Pearly Poll no. Rimase scioccata dal comportamento della sua compagna e non meno dalla sua lugubre affermazione.

Decise che avrebbero ripreso la strada per lo Swallin.

Martha sembrava una persona diversa: saltellava tra le pozze, sorrideva ai passanti giocando con loro schizzando l'acqua da terra. Il suo viso era raggiante.

Pearly vedeva Martha ballare e sorridere ma non smetteva di pensare all'immagine di quelle bambine bruciate vive da chissà quali eventi.

Le sorprese per la Poll non erano finite.

- Oh, una sera a teatro, come le vere signore, non ti piacerebbe? - Martha era accanto al muro di una bottega dove c'era incollato un manifesto dalla carta ingiallita: il Puck.

- É tra due giorni, 6 Settembre 1888, al Teatro Salder's Well, La duchessa di Padova, di Oscar Wilde. - Martha leggeva e indicava le parole con il dito.

- Scusa, te lo sei inventato oppure sai leggere sul serio? - Pearly non credeva alle sue orecchie.

- Certo che so leggere, è stato lo zio Jack, lui mi ha insegnato un mucchio di cose.

- Non ci posso credere Martha, sei l'unica puttana sulla faccia di questo dannato pianeta che sa leggere.

- Ma io non sono solo una puttana.

Pearly Poll, scura in volto e sempre più esterrefatta, allungò il passo.

Martha e Pearly lasciarono Castle Alley, impiegarono pochi minuti per risalire Prescot Street.

Arrivarono allo Swallow inn poco prima dell'ora di pranzo con la locanda ancora chiusa al pubblico.

Pearly incrociò lo sguardo della Succube e tremò al pensiero che il demonio si fosse manifestato nel locale.

- L'avete vista voi due? Dove è andata a nascondersi? - Prezzini sbraitava.

- Cosa state cercando - domandò Pearly.

- Sto cercando quella vecchia troia. - Gli urlò dietro l'oste.

Alice Coles era la veterana. Iniziò a lavorare allo Swallow Inn un paio di anni prima di Pearly.

Era molto apprezzata nel quartiere. Sensuale, gentile e disponibile. Una professionista che amava ciò che faceva e per questo lo faceva bene.

Era sparita, nessuno l'aveva più vista dalla sera prima e Prezzini sembrava pronto a mordere.

L'oste andava e veniva da una parte all'altra del locale, freneticamente. Si avvicinò a Martha.

- É venuta con voi al mercato, vero? Si è fatta fottere fuori da qui per intascarsi tutta la parcella?

Martha non riusciva a sostenere lo sguardo dell'uomo.

- No, non era con noi, io, io… - disse la Mckenzie.

- Tu cosa?

- Ieri notte, - la donna si fece coraggio - l'ho vista uscire dalla sua stanza, dalla locanda, con l'ultimo cliente, mi sembra.

- Cosa cazzo stai dicendo? Lo sai che è vietato uscire con i clienti, voi qui dentro siete roba mia, se vi toccano, toccano me, lì fuori io non posso nulla. - Prezzini parlava a Martha tenendola per un braccio, stava a pochi centimetri dal suo naso. Con il suo modo di fare sembrava rivolgersi ad Alice Coles.

Martha ascoltava le sue parole. Odorano di cipolla e birra pensò con freddezza.

- Paul, sapete che Alice è una donna prudente - Pearly interruppe l'oste cercando di frapporsi tra l'uomo e Martha. - La conoscono tutti e nessuno rischierebbe la vostra collera. - Concluse.

- Tutti? - L'uomo era definitivamente fuori di sé.

- Tutti i bastardi che girano da queste parti e sono diretti alla fiera di Dylath City?

Paul sferrò un ceffone a Pearly. La ragazza barcollò e andò a sbattere la testa contro la spalla di Martha. La forza dello schiaffo fu tale che entrambe fecero mezzo passo indietro.

- Puttane! A voi serve una lezione e se non saranno quei bifolchi che vi scopano tutte le notti, allora sarò io a darvela.

Prezzini si passò una mano sugli occhi asciugando il sudore dalle sopracciglia.

Si diresse verso il bancone, girò l'angolo dalla parte della cassa e si chinò verso l'ultimo cassettone in basso. Tirò fuori un coltellaccio da cucina.

Pearly chiuse gli occhi e raccomandò l'anima a Dio. Martha rimase immobile, i suoi occhi impauriti restarono fissi sulle mosse dell'uomo.

L'oste infilò il coltellaccio sotto la camicia e dietro i pantaloni.

- Non muovetevi da qui. - Aprì la porta e uscì.

Pearly si diresse verso il bancone, bevve un sorso d'acqua attaccandosi direttamente alla brocca.

Si bagnò mani e polsi, rinfrescò fronte e tempie.

- Pensavi ci uccidesse? O pensavi qualche altra cosa? - Sorrise Martha.

- Non lo conosci, non sai fino a che punto può arrivare.

- E tu Pearly, fino a che punto puoi arrivare con Alice? - Martha inclinò il viso e lasciò affacciare sulle sue labbra un sorriso malizioso.

- Cosa cazzo te ne frega, sgualdrina?

- Oh, a me nulla ma, non mi venire a dire che la tua reazione è stata di paura per Prezzini. - Martha si fece seria.

- L'ho capito subito che tra te e la biondina c'è del tenero e tu sei preoccupata per la fine che ha fatto.

- La fine che ha fatto? E che fine ha fatto Alice?

Martha si avvicino a Pearly posò le mani sui suoi fianchi schiacciandola contro il bancone.

- Però ho visto anche come guardi me. - Martha sussurrava.

Pearly cercò di ribattere senza riuscirci, la ragazza le aveva tappato la bocca con una mano.

La teneva stretta al bancone con tutto il peso del corpo. Lasciò scivolare via le dita dalle sue labbra e la baciò. Pearly dapprima cercò di resistere poi aprì la bocca. Assaporò la sua lingua, succhiandola per qualche istante, afferrò con i denti il labbro inferiore e lo morse. Martha si chinò dal dolore lasciando alla donna una via di fuga.

Pearly corse sulle scale divorandole una a una, arrivò sul ballatoio e prima ancora che Martha riuscì a riaversi, entrò nella sua camera. Le stanze non avevano serratura. La Mckenzie, dal basso del locale, sentì un gran baccano di mobili spostati. Pearly si era barricata.

Martha salì al piano superiore, origliò davanti l'alloggio di Pearly Poll. Percepiva solo un pianto soffocato. Lasciò passare una decina di minuti e quando fece per tamburellare le dita sulla porta, avvertì Prezzini tornare.

La ragazza si attaccò alla parete lasciando un metro tra lei e la balaustra del corridoio che dava sull'entrata della locanda.

Trattenne il respiro e restò immobile per non farsi sentire; dalla sua posizione riusciva a intravedere Paul Prezzini.

L'oste era entrato di soppiatto nel locale, sudato e affaticato. In una mano teneva stretto un sacco di iuta legato all'estremità superiore da un cordone. Il contenitore gocciolava sangue.

Si, Martha non ebbe dubbi, era sangue.

Prezzini lasciò il sacco ai piedi del bancone e tirò fuori dai pantaloni il coltello con cui era uscito. Anche questo era completamente imbrattato di rosso.

Martha perse l'uomo dalla visuale, sentiva scorrere l'acqua nel lavabo del bancone, poi avvertì aprire e sbattere il cassettone posto sotto il distributore della birra.

Il coltellaccio è tornato pulito al suo posto, immaginò.

Prezzini riapparve nel suo campo visivo il tempo necessario per prendere il sacco di iuta, pulire a terra il sangue rappreso e sparire nuovamente. Martha sentì ancora lo sbattere di sportelli.

La ragazza, camminando sulle punte, decise di muoversi per i pochi passi che la separavano dalla sua stanza; lì rientrò.

L'autunno londinese era ormai alle porte. Il sole delle mattina stava lasciando il cielo a prorompenti nuvole nere. La luce del giorno andava pian piano consumandosi.

Martha, affacciata alla finestra della sua camera, guardava l'orizzonte perdere di definizione e offuscarsi sotto una caparbia pioggerellina.

La ragazza, si avvicinò al letto, si chinò a terra e tirò fuori un contenitore di cartone. Lo apri.

Rovistò tra alcune cianfrusaglie, spostò un paio di piccole scatole. Le sue mani si muovevano nervose. Cercò finché non trovò un diario con la copertina rigida tagliata sul bordo superiore. Le pagine erano stropicciate dalle frequenti consultazioni. Martha tornò con la mano nel contenitore, pescò una lunga penna d'oca e una bottiglia di vetro con dell'inchiostro rosso.

Iniziò a scrivere.

Lo sai che Zio Jack ti è sempre vicino, vero piccola bambina? Ti pensa e ti aiuta quando il mondo è cattivo con te. Zio vuole solo il tuo bene anche se, qualche volta, ti chiede piccoli sacrifici. Tu questo lo sai.

- Io sento il mondo contro di me, mi devo difendere. - Disse Martha ad alta voce alzando lo sguardo verso il bordo del letto.

Tornò a scrivere.

Bambina mia, insieme abbiamo sistemato tante cose.

- Ho paura di quello che sento nella mia testa. - Questa volta gli occhi rimasero fissi sulle parole vergate con una calligrafia allungata dai tratti maschili.

Adesso Martha smettila di frignare. Sistema le cose con l'ultima tua compagna. L'amicizia è una cosa rara e neanche lei si è dimostrata buona con te. Io l'ho sentita parlare con il padrone, dice che sei una strega e che con te gli affari della locanda andranno in malora.

- Anche quelle maledette bambine dell'orfanotrofio mi odiavano e mi volevano male.

Il male, loro non hanno potuto farti alcun male; tu sei stata brava ad ascoltare i miei consigli e a fare loro quello che hai fatto.

Martha era persa tra le righe del diario. Scriveva veloce e non rileggeva le parole.

Strappò con cura una pagina, la poggiò sul pavimento e scrisse ancora qualche riga. Piegò il biglietto e se lo infilò nel reggicalze sotto la voluminosa gonna color crema.

Rimise al suo posto il diario, la penna d'oca e la boccia con l'inchiostro. Dopo aver chiuso il contenitore, si alzò da terra e con un piede spinse la scatola sotto il letto.

Lo Swallow Inn aveva da poco riaperto ai viandanti, c'era birra fredda per tutti i clienti e un riparo dal temporale che stava arrivando sulla città.

Martha Mckenzie e Pearly Poll sedavano in bella vista nel salottino a loro riservato.

Pearly, silenziosa, evitava qualsiasi contatto visivo con la compagna di lavoro.

Martha, vivace, cercava con sguardi languidi di attirare l'attenzione dei clienti.

L'oste, indaffarato, non aveva più toccato l'argomento Alice Coles.

- Lei è Paul Prezzini?

Due poliziotti avvolti in mantelle scure si avvicinarono al bancone.

- Si, sono io. - Rispose l'uomo preoccupato di contenere l'irruenza della birra al bordo del bicchiere.

- É stato trovato il corpo senza vita di una donna. - Continuò l'uomo in divisa.

Martha e Pearly seguivano la discussione a distanza.

- Muore tanta gente. - Si limitò a rispondere l'oste.

- Si, ma non tutte lavorano con lei.

Pearly sgranò gli occhi.

Prezzini consegnò la pinta al cliente e intascò le monete.

- Si chiama Alice Coles. - Proseguì il poliziotto: - É stata trovata qui dietro, sotto il ponte di Royal mint street. Mi pare di capire che non è molto interessato alla cosa, probabilmente perché già conosce cosa è successo alla poveretta.

Pearly si alzò dal salottino spintonando via un cliente. I suoi occhi erano rossi e colmi di rabbia. Scoppiò in un riso isterico prima di crollare in un chiassoso pianto. Sbracciò ancora tra i pochi avventori presenti e guadagnò l'uscita.

- Non la lasciare sola. - Disse Prezzini rivolgendosi a Martha.

- Ci penso io. - Replicò la ragazza mimando le parole con le labbra.

- Ho visto Alice l'ultima volta ieri sera, qui dentro. Questa mattina, quando mi sono accorto che era sparita, l'ho cercata per un po'. - Proseguì Paul fissando il poliziotto: - Come l'avete trovata?

- L'abbiamo trovata sventrata, chi ha fatto il lavoro si è portato via un ricordo di lei.

Prezzini abbassò gli occhi verso il pavimento.

- Chi sono quelle due donne? - Chiese il poliziotto rivolgendo lo sguardo verso l'uscita dello Swallow Inn.

- La ragazza uscita per prima si chiama Pearly Poll; la seconda è Martha Mckenzie. Sono le mie donne. - La voce di Prezzini arrivò come una sentenza inappellabile.

- Voi le proteggete?

- Come proteggo i miei affari.

- Prezzini - incalzò il poliziotto: - sappiamo della sua passione per i coltelli e della sua, come dire, aggressività.

- I miei coltelli sono semplicemente il mio coltello - interruppe l'oste infastidito e proseguì: - se ne avete voglia potete vederlo anche subito.

Le guardie si guardarono negli occhi, quello che aveva solo assistito alla conversazione fece un cenno di assenso a Prezzini e lo raggiunse dall'altra parte del bancone.

- Ecco il mio gioiello. - Disse Prezzini aprendo il cassetto sotto le sue ginocchia.

Il poliziotto si chinò e tirò fuori l'arma. La scrutò, la girò verso la finestra per guardarla in controluce. Soddisfatto, si abbassò per riporla ed esordì nella conversazione: - E in questi altri due cassetti?

Paul Prezzini fissò l'uomo ancora chino a terra, non disse nulla.

Il funzionario dell'ordine pubblico aprì il primo, non trovò nulla; aprì il secondo e tirò fuori un sacco di iuta imbrattato di sangue.

Martha voltò l'angolo di Prescot street. La pioggia si era intensificata e martellava il manto stradale; i tuoni deflagravano uno dopo l'altro.

Il cielo era diventato nero lasciando il quartiere di Whitechapel al buio. La ragazza si arrestò davanti a una donna acquattata a terra, con le mani sulla testa. Era Pearly Poll.

La Mckenzie si chinò sulla figura rannicchiata riparandola dall'acquazzone. Pearly si lasciò avvolgere dal tenero abbraccio, si alzarono e percorso una decina di metri, svoltarono su Wentworth lane.

Erano sole, davanti a loro un mucchio di immondizia ammassata contro il muro del vicolo.

- Perché l'hai uccisa? - Esordì Pearly.

- Come puoi pensare che sia stata io?

- Non fare questa scenata con me, lo so che sei stata tu, tu sei maledetta.

- Maledetta? Oppure pazza? Tutto il mondo pensa che io lo sia, tutti mi vedono come mia madre. Ma non è così.

- Dimmi, come hai fatto a sopravvivere al rogo dell'orfanotrofio? - Pearly urlava.

- Io ricordo solo le fiamme e la disperazione delle bambine, mio zio mi ha aiutato a scappare.

- Ti rendi conto di cosa dici, tuo zio è morto ed è per questo che ti sei ritrovata al Haut de la Garenne. - Pearly parlava tenendo Martha per il colletto della camicia zuppo d'acqua; proseguì: - quell'orfanotrofio non deve esserti andato a genio.

- Io ho non ho mai fatto del male a nessuno, io sono una povera donna. - Disse la Mckenzie.

Martha si strinse alla ragazza, sentiva arrivare il dolore alla testa che spesso l'investiva. Non ne parlava mai con nessuno, l'avrebbero internata in qualche ospedale per malati di mente; preferiva considerare quel dolore per ciò che era: una parte di lei.

La nevralgia colpiva senza preavviso, investiva i centri nervosi limitando i suoi movimenti e offuscando i suoi pensieri. Così era accaduto poco prima di ritrovare il vecchio zio Jack con un forcone nel collo oppure, prima di svegliarsi sulla strada con l'orfanotrofio in fiamme.

Pearly si accorse del malore di Martha, cessò di accusarla e ricambiò l'abbraccio. Confusa, ripensò ad Alice Coles, al loro amore difficile, imbarazzante, sensuale, vergognoso, appagante, maledetto, unico.

Pearly conosceva il suo destino ora che la sua amica non c'era più. La sua sarebbe stata la vita di una prostituta in attesa di morire, esattamente come era successo a sua madre.

- Alice, cosa ti è successo amore mio. - Mormorò Pearly Poll confusa e con un filo di voce.

Il poliziotto posò il sacco di iuta sul bancone. Il suo collega si preoccupò di far uscire i clienti dalla locanda, bastò tirare fuori la pistola puntandola in direzione dell'oste.

- Cosa abbiamo di bello qui, Prezzini? - Disse trionfale l'uomo armato.

Paul non fiatò. La guardia indicò con gli occhi il sacco al collega e lo invitò ad aprire.

Questo eseguì l'ordine; tolse il laccio che stringeva la iuta lasciando timidamente scivolare l'occhio all'interno del contenitore.

- É orribile! - esclamò con la faccia ancora nel buio della sacca.

- Non mi dire che abbiamo trovato le orecchie e le mani della nostra Alice?, rovescia tutto sul bancone. - Disse l'uomo con la pistola.

Prezzini guardava attento, non tradiva alcuna emozione tanto da sembrare assente alla scena.

L'uomo rivoltò il contenuto, tra viscere e sangue caddero due conigli.

- Non pensavo fosse reato procurarsi il cibo da servire a cena. - Il sorriso tornò sulla bocca di Paul Prezzini.

- Potremmo avere bisogno di parlare ancora con voi e con le ragazze. - Replicò infastidito il poliziotto.

- Sapete dove trovarci. - Rispose divertito l'oste.

Il vento fischiava tra i vicoli del quartiere di Whitechapel. La pioggia, per quanto possibile, era ancora più intensa e nessuno si era avvicinato alle due donne ancora abbracciate.

- Perdonami Martha, io sono sconvolta e non ti volevo ferire. - Disse Pearly Poll.

- Martha non è più qui - La Mckenzie aveva cambiato timbro della voce facendolo più cupo.

Pearly impallidì, afferrò con le braccia la donna per cercare di impedirle i movimenti.

Martha la guardava fissa negli occhi, sorridendo. Leccò il suo viso, una, due volte.

- Adoro il sapore della paura. - Disse.

Pearly provò a pronunciare qualche parole ma lo sgomento bloccava ogni sua preghiera.

- La tua vita è così inutile, sei stata fortunata a incontrare lo zio Jack, posso fare molto per te. Martha accostò le labbra all'orecchio della donna: - Ti libero per sempre. - sussurrò ancora.

Pearly era avvinghiata alla ragazza, i suoi muscoli erano irrigiditi dal freddo; tratteneva il fiato senza accorgersene.

Martha lasciò scivolare la mano sotto la pancera, estrasse un rasoio.

Pearly non si accorse di nulla.

Martha Mckenzie si riebbe qualche minuto dopo. Davanti a lei il corpo di Pearly Poll era disteso a terra, in bocca aveva il foglio che aveva scritto nella sua stanza alla locanda.

All'altezza dell'addome spiccavano due squarci orizzontali tanto profondi da lasciar intravedere le budella. Martha prese Pearly per le braccia e arrancando la trasportò qualche metro più avanti, fino al mucchio della spazzatura. Prima di nasconderla, sentì un senso di compassione tanto forte da avvertirlo doloroso, inadeguato. Pearly aveva il volto irrigidito dalla sorpresa di una morte inaspettata. La Mckenzie ritornò con la mente a quel pomeriggio a Watton-at-Stone, ai profumi di quella campagna così diversi dall'odore acre che stava respirando. Tra le sue mani riapparve il viso dello scoiattolo; ricordò il suo musetto curioso che guardava e annusava, osservò la spensieratezza di quel piccolo essere tramutarsi in orrore quando, con le unghie delle dita, le recise la carotide.

Martha si chinò per l'ultima volta sul corpo della donna, le tolse la lunga mantella rossa e la indossò.

Il corpo di Pearly Poll fu rinvenuto poche ore più tardi. Un passante notò un branco di cani randagi, con il muso imbrattato di sangue, che facevano la spola tra Prescot street e Wentworth lane. La polizia e il medico legale non potettero identificare il corpo tanto era stata accanita l'azione delle bestie. Dovettero servirsi della testimonianza di Paul Prezzini.

L'investigatore a cui fu assegnato il caso, ordinò di setacciare il quartiere alla ricerca di Martha Mckenzie. Nei giorni successivi ci fu qualche perquisizione nelle case di alcuni malavitosi e molestatori. La polizia non trovò traccia della giovane.

Le autorità s'interrogarono a lungo se rendere pubblico il messaggio rinvenuto nella bocca di Pearly Poll.

Inizialmente fu deciso di archiviarlo per non alimentare la paura in un quartiere già colpito dal degrado e dalla delinquenza. Qualche settimana più tardi, a seguito del ritrovamento del corpo di una prostituta, martoriato a colpi di rasoio, la polizia decise di pubblicare lo scritto.

La lettera apparve sul Puck, foglio settimanale affisso periodicamente sui muri del quartiere di Whitechapel.

Londra, 4 settembre 1888.

Dal profondo della morte.

Signori,

Vi lascio le spoglie di questa donna in modo che possiate ancora approfittare di lei.

Non sarà la morte a fermare le vostre voglie.

Io terrò per me la sua compagna, è così bella! La mangerò con tutta calma.

La sfida è iniziata, trovatemi.

Vostro.

Jack lo squartatore.

FINE.

 

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Post Scriptum:

 

Nell'autunno del 1888 il quartiere Whitechapel di Londra fu scosso da una serie di delitti perpetrati ai danni di alcune prostitute.

Cinque sono i casi di omicidio attribuiti alla figura di Jack lo squartatore ma, con ogni probabilità, almeno altri quattro sono da attribuire al misterioso assassino.

Durante il periodo dei crimini, Scotland Yard ricevette numerose segnalazioni che avrebbero potuto portare alla cattura del mostro. Tutte si dimostrarono false.

Non di meno, la polizia e i giornali ricevettero migliaia di lettere di confessioni, altrettanto false che contribuirono a miticizzare la figura di Jack lo squartatore.

Di tutti i messaggi recapitati, solo tre sembrerebbero essere autentici: "The Dear Boss", "The Saucy Jack postcard e "The from Hell". Quest'ultimo arrivò accompagnato da una scatola contenete il rene di una vittima.

Sono stati fatti numerosi tentativi per arrivare all'identità dello squartatore. Alcune ipotesi hanno toccato il drammaturgo Oscar Wilde, altre si sono focalizzate sulla mitica figura di Jack dai tacchi a molla che nello stesso periodo agitava Londra sfigurando i passanti.

Indagini moderne riconducono alla figura della Regina Vittoria intenta a proteggere il matrimonio di un nipote con una prostituta. La Regina, avrebbe incaricato uno dei suoi ministri che con l'aiuto di un frammassone (Jack lo squartatore), si sarebbe occupato di uccidere le cinque prostitute capaci di riconoscere l'ex squillo e di gettare nello scandalo la famiglia reale.

Ultima indagine è quella compiuta dall'Università di Brisbane nel 2006. Analizzando i francobolli con cui Jack lo squartatore spediva le sue missive a Scotland Yard, è emerso che il DNA rinvenuto sulle affrancature fosse di una donna o, per meglio dire, non si può affermare con certezza che il codice genetico fosse di genere maschile.

L'ipotesi di "Jill the Ripper" era già stata seguita nel passato. L'indiziata numero uno, a ricoprire il ruolo del serial killer più famoso della storia, era stata identificata in Mary Pearcey, una ventiquattrenne giustiziata nel 1890 per aver ucciso la moglie dell'amante e la loro figlia con modalità simile a quelle utilizzate da Jack lo squartatore.

Ah, dimenticavo: oggi al 24, Prescot Street - London, c'è una locanda…

 

 

Ringraziamenti: 

Un Supergrazie a Ivana che mi ha regalato l'immagine d'apertura.

Potete trovare le opere della mia amica su   www.braviautori.com/autori/bonnie oppure complimentarvi con lei su: ivi_66@hotmail.it

Un grazie a Wikipedia, preziosa collaboratrice e uno a Luca che mi ha aiutato nella rilettura del testo.

 

 

L'autore di questo racconto è Alessandro Napolitano

 

Alessandro Napolitano nasce a Roma nel 1971.

Collabora con il sito Braviautori.com

Ha pubblicato per L’Antologia di Braviautori il racconto “L’incontro”.

E’di prossima pubblicazione sulla rivista letteraria Nugae il racconto “Swallow inn”.

Ha partecipato con il racconto “100 parole dall’Inferno” al concorso Horror T-shirt classificandosi terzo.

E-mail: Alessandro_n_1971@libero.it