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VIAGGIO A VANNES

 

La stanza era buia, troppo buia. Lo avrebbe intravisto prima di avvertirlo sulla pelle? Chiuse gli occhi nella speranza di carpire almeno un rumore che rivelasse la presenza del suo incubo. Invano. Sapeva, in fondo, che mai sarebbe riuscita a cogliere il suo padrone in fallo. Afferrò il piumone con entrambe le mani e lo portò, come unica barriera a disposizione tra sé e il terrore gelido, sotto il mento. Coperta a quel modo aveva l'impressione di esser più protetta e meno esposta al pericolo incombente. Una lacrima silenziosa le rigò il volto, discese lungo la tempia e si accoccolò sul guanciale, unendosi alle precedenti. Era troppo per la sua fragile anima. Troppa paura e terrore, nel suo stomaco, da quella maledetta settimana a Vannes. Possibile che un gemellaggio con la scuola possa rivelarsi il più tragico degli eventi nella vita di una ragazza di diciannove anni?

La morbida chioma ondulata di Fredrique l'aveva affascinata, così come le sue forme piene e la sensualità evidente di ogni gesto compiuto. La ragazza francese avrebbe ammaliato chiunque avesse desiderato con un solo sguardo, ne era certa. Si erano incontrate per la prima volta alla stazione di Ostia dove un nugolo di ragazzi si era riversato per accogliere la nuova classe straniera nel proprio liceo. La cerimonia di accoglienza era durata troppo poco così come la settimana trascorsa assieme;  il momento dell'arrivederci era stato, per Serena, straziante. Innamorarsi di una coetanea, innamorarsi di una ragazza... si sentiva strana, sporca e immorale. Non aveva colpe per i desideri nateli nel petto, ma ugualmente avvertiva il disagio di chi compie degli atti disdicevoli.

Aveva osservato Fredrique salire sul treno con passo leggiadro, voltare lo sguardo verso i suoi occhi colmi di lacrime e lanciarle un bacio con la mano. Gesti indelebili nella mente, gesti che avrebbe desiderato vivere per il resto della sua vita. Cosa stava accadendo? Era stata sempre stata attratta dai ragazzi e si trovava ora ad attendere le due settimane che la separavano dal viaggio in Francia con trepidazione febbrile.

Il giorno era giunto con lentezza esasperante e solo gli occhi di lei avevano dissipato l'agonia dell'attesa infernale. Aveva annegato il proprio dispiacere nel loro abbraccio fraterno e si era dissetata dei baci sulle guance che si erano scambiate per il saluto. Aveva desiderato altro e aveva colto nello sguardo dell'amica una luce diversa e perversa. Il cuore aveva galoppato, il suo amore esultato. Poi era accaduto tutto e il buio le aveva devastato l'anima.

In sogno le era stato detto di possedere la sua amica con la forza. In sogno le era stato concesso di attuare i desideri più reconditi e inespressi. In sogno aveva donato la propria anima al demone e sempre li era stata investita del potere scuro e denso dell'abisso. Fredrique l'aveva raggiunta, si era unita a lei e il sogno era divenuto realtà. Per poco era stata felice ed appagata. Per poco.

Fredrique aveva mutato il proprio aspetto sotto lo sguardo atterrito e sorpreso di Serena ed era divenuta in un momento l'incubo ricorrente.

Azazel l'aveva posseduta e Azazel l'avrebbe uccisa come una settimana prima aveva fatto con la  corrispondente francese bella e conturbante.

Era tornata, stordita, in Italia con la mente vuota e lo sguardo vacuo.

Aveva trascorso una settimana immersa nel terrore e il cuore, provato, aveva preso a dolerle in petto in maniera sempre più intensa.

Gli occhi sbarrati nel buio, allagati di lacrime pesanti, respirava affannosamente nella speranza che l'agonia svanisse e il suo amore per la vita tornasse. Non sarebbe accaduto mai più, nonostante il pianto sincero e il tormento reale dei pensieri.

Il piumone fu sollevato fulmineamente e Serena urlò nella notte, inascoltata alle orecchie dei genitori sopiti. Le mani si portarono alle gambe ma furono scostate da un lungo ed affilato artiglio che le dilaniò le carni. Il sangue defluì sulle candide lenzuola e inzuppò la sua  speranza di sopravvivenza. Azazel chiese il suo tributo, volutamente in ritardo per prolungare l'agonia della paura e dopo aver acquisito la sua anima con l'inganno si impadronì dei suoi sensi, del suo corpo e  della sua vita con la forza. Il buio divenne più fitto e le due perle lucenti che erano gli occhi di Serena si chiusero per sempre sul mondo terreno.

Fuoco e calore lambirono il suo corpo, e il panico aprì la finestra sugli inferi.

Condannata in eterno,gridò disperatamente e le sue urla si unirono alle altre anime corrotte, prede assieme a lei del dio oscuro del male assoluto. 

 

 

L'autore di questo racconto è Federica d'Ascani

Si chiama D'Ascani Federica ed è un esordiente a tutti gli effetti. Una passione, quella della scrittura, nata assieme l'affinarsi dei sensi e cresciuta leggendo, leggendo, leggendo. E' giovane, è nata nel novembre del 1984 e forse è stato proprio il mese invernale a caratterizzare il suo personale piacere estremo per il paesaggio glaciale e l'aurea del buio mistero... Novembre, in fondo, è il mese di Halloween, dell'irreale che torna a vivere nel mondo e forse il gusto horror dei suoi racconti è legato alla sua nascita. O forse è così solo perchè fortemente disturbata mentalmente. O forse perchè non riesce a rassegnarsi all'idea del "normale".
Ma gli incubi tornano ogni notte a farle compagnia e chiedono di essere raccontati.
E lei assolve al suo compito.