A
giudicare dal taglio dei capelli la si poteva definire una tipa totalmente
stramba.
Castani
chiari, lunghi, sfrangiati ai lati, presentavano sfumature che andavano dal
violaceo al rosso acceso in quello che,
presumibilmente, voleva sembrare un taglio alla punk.
Un
caleidoscopio di colori che sembrava adattarsi perfettamente a quel virgineo
viso dalle fattezze eteree.
Al lobo
dell’orecchio sinistro e in altre parti del corpo presentava minuscoli
forellini, segno della presenza, in passato, di
orecchini e piercings.
Un
altro minuscolo buco, impercettibile, lo si poteva notare sulla narice destra.
Era una
di quelle rare persone di cui ci si poteva invaghire con un solo sguardo, tanto
era bella.
L’avevo
incontrata la prima volta circa un anno prima e subito mi aveva affascinato.
Aveva
nei modi una sorta di naturale compostezza difficilmente ravvisabile nelle
ragazze della sua età.
Ed
emanava un alone di mistero che faceva letteralmente impazzire.
Per
questo mi era piaciuta sin dall’inizio.
Era
decisamente una persona squisita sotto tutti i punti di vista.
Ed io
non avevo nessuna intenzione di lasciarmi scappare un bocconcino così delizioso.
Nemmeno
per tutto l’oro del mondo.
Sul
palmo della mano sinistra aveva tatuato una strana figura, una sorta di
pentacolo ai cui vertici troneggiavano cinque
lettere
dall’oscuro significato. Lette di seguito formavano parole senza senso del tipo
“OLTPU”…incomprensibili…ma non
per
tutti gli abitanti del luogo.
Costituivano l’anagramma delle stesse macabre cinque lettere, scritte col
sangue, apparse tante volte sulle croci divelte
e
rovesciate delle tombe profanate da quel gruppo di balordi locali cui piaceva
tanto definirsi “L’orgogliosa legione”.
L’aveva
tatuato sei mesi prima, poco prima che l’incubo delle profanazioni avesse
inizio.
Lo
sapevo con certezza…
L’avevamo fatto insieme, quel giorno.
E
quelle lettere del tatuaggio non costituivano un anagramma.
Bastava
semplicemente leggerle seguendo i vertici della figura inscritta, a cominciare
dalla lettera P.
Abbiamo
le stesse identiche passioni o, come preferite definirle voi, perversioni.
Per
questo abbiamo profanato quelle tombe…da soli, senza l’aiuto di nessuno.
E non
riusciamo a trattenerci.
La
presenza della morte è l’essenza della nostra vita e noi, dalla morte, traiamo
nutrimento.
Questa
volta, però, questi stomachevoli esseri striscianti mi hanno anticipato.
E’
sepolta da tre giorni, sapete?
Un’overdose la causa della morte.
Ed io
non credevo putrefacesse così velocemente, la mia compagna.
Un vero
peccato.
Ma
qualche boccone riesco ancora a rimediarlo…Fortunatamente.
Possa
l’orgoglioso Pluto vegliare su di lei…per sempre.
Volete
favorire?