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Titolo: Cimitero Vivente (Pet Sematary)
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- Cast: Dale
Midkiff, Fred Gwynne, Denise Crosby, Blaze Berdahl,
Miko Hughes, Susan Blommaert, Brad Creenquist,
Michael Lombard
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- Regia: Mary
Lambert
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- Scaneggiatura:
Stephen King
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- Data uscita:
1989
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- Genere:
Horror
TRAMA
La famigliola di un dottore si stabilisce
in un villaggio del Maine. Poco dopo l'arrivo, il gatto di casa è ucciso
da un camion. L'animale è sepolto nel locale cimitero che tutti
ritengono stregato. La notte seguente infatti, il gatto ritorna,
trasformato in malevola creatura.
RECENSIONE
“Il cimitero vivente” ovvero “Pet Sematary”,
film tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, che qui ritroviamo
nelle vesti di unico sceneggiatore e di attore – seppure in una
brevissima comparsata nei panni di un prete.
Lo script è molto meno originale di quello
che vorrebbe essere; anzi, a dir la verità, sfiora il plagio. King, che
tanto ha da dire contro il cinema italiano, scopiazza (come suo solito,
peraltro) massicciamente “Zeder” di Pupi Avati. Dall’opera del regista
nostrano, infatti, prende l’idea centrale su cui ruota il film ovvero
l’elemento del terreno maledetto che riporta in vita tutti coloro che vi
vengono sotterrati. Come se non bastasse, poi, ripropone lo stesso
finale dell’opera di Avati, quando invece, per ragioni di
verosimiglianza, sarebbe stato preferibile concludere con il dottore che
si avvia al cimitero con la donna in braccio. Presenti poi citazioni a
raffica a opere quali “Il Presagio” (il male impersonificato da un
bambino), “Shining” (il fantasma buono che da consigli ai protagonisti)
e persino “La casa delle streghe” di Lovecraft (protagonista che di
notte va in giro per i boschi e poi si risveglia la mattina con i piedi
fangosi).
Forzato l’inserimento del cimitero degli
animali che, in fin di conti, funge solo da elemento di contorno. Mi
convince poco anche l’utilità del fantasma.
Quanto allo sviluppo del soggetto, si
assiste a una prima parte interessante e con buone atmosfere che scivola
progressivamente nel banale, con un’ultima parte da teen-movie piuttosto
bruttina.
In compenso, però, la regia e la
fotografia (Peter Stein) sono superiori alla media dei prodotti horror
hollywoodiani del periodo, così come vi è un sufficiente ricorso allo
splatter.
Tra le scene più disturbanti segnalo la
recisione del tendine di un piede di un uomo e il successivo
sfiguramento dello stesso a opera di un bimbo che, non contento, termina
il suo gesto brutale attaccandosi con i denti al pomo d’adamo della
vittima
Ottimo il make up (specie il cane mostrato
in un flashback) e le scenografie.
Le interpretazioni sono sufficienti con
nota di merito per il bimbo e per l’attore più anziano della comitiva.
Appropriata la colonna sonora di Ellitt Goldenthal.
Nel complesso, un’opera sopravvalutata -
specie se si considera che l’ha sceneggiata.
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM


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