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Regia:
Stuart Rosemberg
Produzione:
Usa, 1979
Interpreti: James Brolin, Margot Kidder, Rod Steiger, Murray
Hamilton
Genere: Horror
TRAMA
Nessuno ha mai voluto
abitare quella casa dove qualche anno prima una
famiglia era stata sterminata a fucilate da un
ragazzo che diceva di aver sentito una voce. Ma un
giorno la famiglia Lutz si trasferisce e va a vivere
proprio lì con i tre figli piccoli. Inutilmente un
sacerdote li mette in guardia sui pericoli che la
casa sia posseduta dalle forze del male. La prima a
dare segni di squilibrio è la bambina, mentre il
sacerdote si ammala misteriosamente. Si salveranno
decidendo di abbandonare il posto.
RECENSIONE
Pellicola importantissima nel panorama
orrorifico mondiale, capace di lasciare un’impronta così forte da
costituire la base per molti cult successivi. Appartenente al filone
c.d. “esorcistico”, “The Amityville Horror” snocciola evidenti citazioni
a “L’Esorcista” (presenze demoniache; bambini che giocano con esseri
invisibili; poliziotto che segue dall’esterno le vicende della famiglia,
cercando di sciogliere il bando della matassa; incredulità della Chiesa
di fronte a fenomeni satanici) e a “Il Presagio” (il prete che,
sconfitto dal male, si isola dal mondo), ma ha il colossale merito di
anticipare capolavori quali “Shining” (protagonisti portati alla pazzia
dalle presenze che si aggirano per la casa; l’uomo di famiglia che
diviene sempre più irascibile andandosene – sempre più spesso - a giro
con un’ascia; scena in cui Brolin utilizza l’ascia per spaccare una
porta interna, come farà Nicholson un anno dopo nel film citato; sangue
che cola in quantità industriale dalle scale dell’abitazione),
“L’Aldilà” di Lucio Fulci (le porte dell’inferno costruite nello
scantinato dell’abitazione di famiglia e separate dalla realtà da un
muro che verrà abbattuto a colpi di piccozza; il liquido nero e melmoso
che trabocca dagli inferi) e “The Exorcism of Emily Rose” (protagonista
che si sveglia di notte sempre alla stessa ora).
Lo script si basa su una storia
verificatasi nella cittadina di Amityville verso la fine degli anni ’70,
quando una famiglia di giovani coniugi sostenne che la propria casa era
infestata da presenze demoniache.
Molti si dissero pronti a testimoniare i
fatti raccontati dai coniugi Lutz e ne derivò un best seller dal quale è
stata tratta la pellicola qui oggetto di esame. A più di trenta anni di
distanza, restano molti dubbi sulla veridicità di tali fatti. In altri
termini, l’unica cosa che è certa è la strage con cui si apre il film.
Da un punto di vista cinematografico, si
assiste a una storia di sicuro impatto emotivo che parte in modo lento e
cresce alla distanza. Occorre tuttavia dare atto che l’inquietudine è
pressoché costante, grazie a un abile montaggio e a effetti sonori
adeguati. L’unico neo potrebbe essere individuato in taluni buchi di
sceneggiatura (come mai il prete diviene pazzo dopo esser rimasto
cieco?; che fine fa l’investigatore dopo aver parlato con il prete più
giovane?), sui quali tuttavia si può soprassedere.
La regia di Rosenberg, decisamente sopra
le attese dal momento che non siamo alle prese con un “master of
horror”, regala brividi a profusione (in particolare a chi ebbe modo di
vedere l’opera nel 1979) e garantisce un taglio virtuoso che poco ha da
spartire con il cinema hollywoodiano (gioca spesso con la messa a fuoco
della mdp e strizza l’occhiolino ai registi europei).
Tra le sequenze più riuscite citerei la
presentazione iniziale della casa - con le inquadrature del massacro
montate tra il passaggio da una camera all’altra - e la sequenza in cui
il prete diviene cieco.
Geniale, dal punto di vista visivo e
scenografico, l’architettura della facciata dell’abitazione. Viene,
infatti, mostrata una struttura terribilmente sinistra, grazie alle due
finestre superiori che – per la loro conformazione - paiono gli occhi di
un demone accesi nella notte.
Ottime le interpretazioni. Meritano una
menzione James Brolin, che si rivela tra i migliori del lotto, e
un’energica Margot Kidder (la fidanzata di Superman, per intenderci) mai
così carina e disinibita (un topless per lei, seppure velato). Cammeo
per Murray Hamilton (il sindaco de “Lo Squalo”).
Agghiacciante la colonna sonora. Una sorta
di soundtrack sulla scia di “Rosemary’s Baby”, con un tema sinistro
esaltato da un coro intonato da bambini.
Insomma, un’opera che riesce a fare paura
in più di un’occasione e ha finito per esser citata da film che sono
diventati degli autentici masterpiece.
Si segnala l’esistenza di un recente
remake e di vari sequels di cui tuttavia si consiglia la visione del
solo “Amityville The Possession” (che in realtà è il prequel).
Da vedere.
Voto: 8
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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