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Titolo originale:
The exorcism of Emily Rose
Regia: Scott
Derrickson
Cast: JR
Bourne, Jennifer Carpenter, Joshua Close, Colm Feore, Duncan Fraser,
Mary Beth Hurt, Laura
Linney,
Campbell Scott, Kenneth Welsh, Tom Wilkinson
Produzione:
USA
Anno:
2005
Durata: 119
minuti
TRAMA
Erin Bruner, un'avvocatessa, viene assunta per difendere padre Moore, il
sacerdote accusato dell'omicidio di Emily Rose, una studentessa
diciannovenne che, considerata posseduta dal demonio, è morta, secondo
la deposizione del prelato, a causa di un esorcismo fallito...
RECENSIONE
Questo “The
exorcism of emily rose” si presenta come uno dei migliori horror degli
ultimi anni (e non solo) tanto da non sfigurare al cospetto di “sua
maestà” “L’esorcista” di William Friedkin. Il merito degli
sceneggiatori (Scott Derickson e Paul Harris Boardman) è quello di
essersi ingegnati per realizzare un qualcosa di diverso sul tema
“possessione diabolica” rispetto a quanto si era mostrato sul grande
schermo sino a quel momento. Si decide così di dar vita ad un legal
thriller con frequenti divagazioni orrorifiche che ci vengono mostrate
soprattutto con il ricorso ad una grande quantità di flash back,
peraltro ben giostrati tanto da non rendere pesante la visione. La regia
del promettentissimo Derickson, che già si era dimostrato molto bravo
dietro la mdp nel noir a tinte orrorifiche “Hellraiser V – Inferno”, è
buonissima sia nelle scene horror, ma soprattutto in quelle che si
svolgono in tribunale. Dico questo, perché in queste ultime il rischio
di cadute di ritmo era molto alto e Derickson è riuscito perfettamente
ad evitarlo.
A dispetto di
quanto si possa esser portati a pensare leggendo la trama, “The Exorcism
of Emily Rose” non è un film adatto ad un pubblico adolescenziale e non
si prefigge il solo scopo di intrattenere, tanto che se lo si affronta
con questa visione qualcuno potrebbe persino trovarlo a tratti noioso.
Gli sceneggiatori ci offrono una visione a 360° sul tema, tirando in
gioco psichiatria, antropologia, esoterismo e religione, lasciando poi
la scelta allo spettatore di scegliere quale di queste piste sia
preferibile. Ad una visione superficiale si potrebbe esser portati a
sostenere che gli autori dello script vogliano suggerire che Emily Rose
fosse davvero vittima di una possessione del maligno, ma se si osserva
con un occhio attento il film possiamo benissimo renderci conto che gli
indizi che ci vengono forniti e che fanno pensare a questo sono molto
ambigui (il prete potrebbe esser un fanatico religioso, Emily una
schizofrenica, i genitori e l’amico della ragazza dei superstiziosi
superficiali, gli altri potrebbero esser stati suggestionati
dall’insieme di fattori che si sono venuti a verificare). Tra l’altro
anche l’apparizione delle stigmate e degli eventi che si sono verificati
nel corso dell’esorcismo non sono dati di fatto, infatti, per le prime
potrebbe benissimo trattarsi di ferite autoinflitte o di ferite
accidentali (ved. il filo spinato), per i secondi non ci sono testimoni
o comunque c’è il rischio che coloro che vi hanno partecipato siano
stati vittime di suggestioni. Anche il fatto che Emily parlasse più
lingue rischia di esser risolto nel senso che la ragazza era
effettivamente capace di parlarle, avendole studiante in parrocchia. Gli
autori mirano dunque a farci riflettere sulla possibilità o meno che
esista un mondo diverso da quello che noi tutti conosciamo e vogliono
lasciare il seguente messaggio: se esiste il male deve esistere anche il
bene (l’uno, infatti, è strettamente correlato all’altro). Ne deriva una
sceneggiatura ben scritta e molto curata che gode di una profonda
autonomia dal capostipite del genere, cioè da “L’Esorcista”, evitando di
scendere nel gore e nelle classiche scene splatter con vomito verde o
altre trovate che rendono meno realistica la visione. Sotto quest’ultimo
punto di vista “The Exorcism of Emily Rose” è molto più terrificante de
“L’Esorcista” proprio perché non si assiste ad eventi troppo
spettacolarizzati.
Passando ad
analizzare la prova degli attori non si può che non restare
impressionati dalla performance della Carpenter (figlia del grande John
Carpenter) che debutta sul grande schermo con una prova maiuscola in un
ruolo decisamente impegnativo. Discreti anche tutti gli altri. Ottime
notizie giungono anche dalla splendida fotografia curata da Tom Stern
che offre il meglio nelle scene ambientate in mezzo alla neve, ma anche
in quella in cui Emily fugge dalla scuola sotto un autentico nubifragio
(omaggio esplicito al cinema di Dario Argento con colori accesissimi e
sopra le righe).
Molte le sequenze
da ricordare tra le quali non si può non menzionare l’esorcismo
praticato nella stalla. Questa scena è tra le più terrificanti che mi è
capitato di vedere e raggiunge il suo apice nel momento in cui gli occhi
della Carpenter brillano, mentre questa afferma di esser impossessata da
Lucifero. Molto bella, anche per la fotografia, è la scena in cui il
prete incontra Satana raffigurato come un’ombra scura riflessa dietro ad
una porta a vetri. Al riguardo, è interessante (perché aumenta il senso
di disagio nello spettatore) la scelta di Derickson di velocizzare la
ripresa mentre il prete scende di corsa le scale. Splendida, infine, la
scena in cui Emily ha un’apparizione mariana in un ambiente iper
irrealistico che ricorda molto quello del finale de “L’Aldilà” di Fulci.
In conclusione
credo che questa pellicola abbia tutti i caratteri per esser ricordata
come un cult, assolutamente imperdibile per gli amanti del genere e per
gli interessati all’argomento.
recensione a cura di
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM






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