Regia:
Paul W.S. Anderson
Cast: Sanaa Latha, Raoul Bova, Lance Henriksen,
Ewen Bremner
Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson
Musiche: Harald Kloser
Produzione: USA
Anno: 2004
Durata: 97 minuti
TRAMA
Un
industriale miliardario mette insieme una squadra di archeologi e
scienziati per indagare su una misteriosa uscita di calore che emana
dalle profondità del ghiaccio dell'Antartide. Recatesi sul posto la
squadra trova sotto la calotta di ghiaccio una piramide creata da
un'intelligenza extraterrestre…
RECENSIONE
Dopo aver già portato sul grande schermo
pellicole tratte da famosi videogiochi come “Mortal Kombat” e “Resident
Evil”, Paul W. Anderson (del quale consiglio la visione del film “Event
Horizon – Punto di non Ritorno”) fa tris dando vita ad “Alien Vs.
Predator”. La pellicola, uscita nel 2005, mette contemporaneamente in
scena due creature cult del sottogenere “fanta-horror” mettendole l’una
contro l’altra. Ne viene fuori una sceneggiatura, firmata dallo stesso
Anderson e da Dan D’Bannon (“Alien”, “Invaders”, “Screamers”, “Il
Ritorno dei Morti Viventi”), che seppure fondamentalmente imperniata
sull’azione propone delle trovate davvero gustose (Vedi i Predators come
fautori delle culture egizie-atzeche-maya o l’affascinante piramide che
si riconfigura ogni minuto in stile “The Cube”). Non mancano, purtroppo,
dei difetti come buchi narrativi (ad ex non si spiega xkè i Predator si
siano allontanati dagli uomini con il passare delle epoche storiche) e
soprattutto aspetti stucchevoli e poco verosimili (vedi Raoul Bova che
interpreta i geroglifici come se leggesse il giornale oppure i Predators
che, a fine film, non si accorgono che il loro simile è stato “infetto”
da un Alien). Finale che lascia aperta una porta a un eventuale sequel
(che è di prossima uscita nelle sale cinematografiche) e che strizza un
occhiolino a “Predator 2”.
I difetti sopra
menzionati vengono, però, in buona parte colmati da un ritmo
serratissimo, che non lascia spazio alla noia, e soprattutto da
scenografie tra le più belle che mi sia capitato di vedere negli ultimi
anni. Favoloso l’interno della piramide con statue e sculture a dir poco
suggestive. Gran bell’idea anche l’ambientazione antartica (vaga
citazione a “Le Montagne della Follia” di Lovecraft). Godibilissima la
fotografia e gli effetti speciali dove (purtroppo) si sconfina nello
splatter solo per quel che concerne gli scontri tra gli extraterrestri.
La regia è
adeguata e seppure non memorabile garantisce un ritmo serratissimo e
qualche momento di claustrofobia. Buona moderazione anche della computer
grafica con alcune scene bellissime (vedi i Predator che scorrazzano con
le loro astronavi o, in modo particolare, troneggiano in mezzo ai tempi
Maya).
Interpretazioni
ordinarie con, curiosamente,. Raoul Bova coinvolto nel progetto (cosa
che dovrebbe fare piacere agli spettatori italiani, anziché irritarli) e
uno stanco Lance Henriksen a fare da collegamento tra il film in
questione e la saga “Alien”. Brava la protagonista Sanaa Lathan.
Fiacca la colonna
sonora.
Per quanto riguarda il make up occorre
dire che i Predators non sono quelli del film di McTiernan e risultano
sicuramente inferiori, bene, invece, gli Aliens. In definitiva, credo
che questo film (inferiore solo al primo e all’ultimo “Alien” e a “Predator”)
sarà rivalutato dagli amanti del genere con grande possibilità di
divenire un cult.
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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