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Titolo:
Captivity
Titolo
originale:
Captivity
Regia:
Roland Joffe
Cast:
Elisha
Cuthbert ,
Daniel
Gillies,
Pruitt
Taylor Vince
Genere:
Thriller
Anno di
produzione:
2006
Nazione:
United
States
Distributore:
Filmauro
Durata:
84
TRAMA
La bellissima star della moda Jennifer Tree si
risveglia all'interno di in una cella buia e senza
finestre. La ragazza non ha idea di chi possa averla
rapita e perchè. L'unica certezza che Jennifer ha, è
che il suo rapitore conosce perfettamente le sue
paure e le sue passioni, grazie anche ad una serie
di interviste rilasciate da lei nel corso della sua
carriera, che le vengono riproposte attraverso un
monitor appeso nella sua cella.
RECENSIONE
L’originalità non passa di certo dalle
parti di “Captivity”, pellicola che cavalca i successi di “Hostel” e
soprattutto della saga “Saw – L’Enigmista” proponendo un soggetto che
non ha nulla da aggiungere rispetto alle due opere di riferimento.
Curiosa la scelta del regista a cui è
stato affidato il progetto, con un professionista veterano passato
improvvisamente dal c.d. cinema d’autore al B-movie citazionista
(continue PPP su mani guantate; violenza a go go). Dietro alla MDP,
infatti, troviamo quel Roland Joffé che molti ricorderanno per aver
diretto negli anni ‘80 “Mission” (film famoso con Robert De Niro
protagonista e musiche di Ennio Morricone).
Degna di nota è anche la presenza nel cast
tecnico di un maestro come Larry Cohen (“The Stuff – Il gelato che
Uccide”, “Q – Il Serpente Alato”), il quale firma la sceneggiatura.
Nonostante le incoraggianti premesse,
però, il prodotto finale è tutt’altro che riuscito. Cohen, in
particolare, pare aver perso quella freschezza e quel tocco
“politicamente scorretto” che caratterizzava i suoi primi lavori. Il suo
script, difatti, è molto povero (“campa” sulle trovate visive, senza
avere un qualcosa di solido alle spalle) e si concede qualche passaggio
inverosimile. A nulla servono i riferimenti sulla vanità della
protagonista (che pone la bellezza fisica sopra a qualsiasi altro
valore) dal momento che non si sviluppa il concetto, ma lo si lascia lì
senza approfondirlo.
Bruttissima (dal punto di vista
concettuale) la sequenza in cui i due prigionieri fanno all’amore (una
cosa talmente assurda da meravigliarsi che l’abbia scritta Larry Cohen).
Se la cava meglio Roland Joffé che, non
essendo un master of horror, opta per uno stile diverso da quello che lo
aveva sempre caratterizzato e garantisce un buon ritmo; almeno finché la
sceneggiatura non si squaglia come neve al sole.
Nel complesso, dunque, si è alle prese con
un’opera capace di incollare alla poltrona per i primi 30-40 minuti
(grazie a trovate claustrofobiche di spessore e a torture super
sadiche), per poi sfaldarsi e scadere nel prevedibile e nei consueti
stereotipi del genere. Epilogo telefonatissimo.
Interpretazioni non entusiasmanti,
fotografia patinata, scenografie in stile “Saw”.
Può valere senz’altro un noleggio (non
direi un acquisto), specie per i cultori dello splatter (avranno un paio
di scene decisamente riluttanti) e della saga “Saw”.
Voto: 6
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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