Un film
di
Michele
Soavi.
Con
Barbara
Cupisti,
David
Brandon,
Giovanni
Lombardo
Radice,
Piero Vida,
Mickey Knox,
Mary
Sellers.
Genere
Thriller.
colore
89 minuti.
Produzione
Italia 1987.
TRAMA
Psicopatico,
squartatore di donne, fuggito dal manicomio va in un
teatro dove scatena la sua furia omicida
RECENSIONE
Fiore
all’occhiello della Filmirage, ovvero la casa di produzione di Aristide
Massaccesi (meglio conosciuto come Joe D’Amato) solitamente impegnata
con prodotti raffazzonati e qui capace di proporre un’opera dall’alto
spessore tecnico.
Sceneggiato dal
mitico Luigi Montefiori, autentica icona degli horrors made in Italy di
fine anni ’70 prima anni ’80 (lo ricordiamo protagonista in
“Antropophagus” di Joe D’Amato), “Deliria” si ispira palesemente ad
“Halloween”. Come nel film di John Carpenter, ci troviamo alle prese con
un folle assassino che evade dal manicomio e inizia a fare razzia; dopo
essersi rifugiato in un luogo delimitato (nel film americano era una
cittadina, qui è un teatrino). Le similitudini tra i due film non
finiscono qui. Abbiamo la presenza di: una pioggia battente che
accompagna l’evasione del “mostro”, con un’inquadratura dall’interno di
un auto e con il pazzo che appare in campo lungo, mentre sta correndo;
un assassino che va in giro con una maschera inespressiva sul volto
(nella fattispecie una maschera da barbagianni); un epilogo dove il
killer (leggi il male) pare non morire mai.
Curioso l’omaggio
a “1997 Fuga da New York”, con Giovanni Lombardo Radice che rivolgendosi
a una ballerina le dice: “Chiamami Iena”. Più implicita, ma a mio avviso
presente, la citazione a “Murderock – Uccide a Passo di Danza” di Lucio
Fulci; da cui viene ripresa l’idea della serie di assassinii consumati
all’interno di un teatro durante le prove di uno spettacolo incombente.
Se la
sceneggiatura non brilla per originalità, la regia del debuttante Soavi
si rivela sopra ogni attesa (per l’epoca). Già aiuto regista dei vari
Lamberto Bava, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Soavi sfodera un taglio di
regia particolareggiato con riprese spesso in primo piano. Ricorda
abbastanza da vicino lo stile di Dario Argento anche se forse più
improntato all’azione. Ottimi e truculenti gli omicidi (donne mozzate in
due tronconi, uomo mutilato con motosega e chi più ne ha più ne metta),
ma soprattutto le sequenze con i personaggi che corrono e si affannano
minacciati dall’assassino (Soavi ricorre spesso a rapide carrellate sui
pavimenti per aumentare la tensione dello spettatore). La sequenza più
bella, però, è quella con il killer seduto, in mezzo alle sue vittime.
Notevole la
fotografia di Renato Tafuri, capace di imprimere un taglio visionario
che si sposa alla perfezione con il talento del regista. Sempre
terribile alla colonna sonora Simon Boswell (lo si ricorda soprattutto
per le felici collaborazioni con Lamberto Bava).
Nel cast
artistico, si segnala la presenza di Barbara Cupisti (la ritroveremo in
altri due horror di Soavi e precisamente in “La Chiesa” e in “Dellamorte
Dellamore”) e David Brandon (attore utilizzato da Lamberto Bava in opere
quali “Il Maestro del Terrore” e “Le Foto di Gioia”), ma soprattutto di
un’icona del genere come Giovanni Lombardo Radice (indimenticabile in
“Cannibal Ferox” e in “Apocalypse Domani”), qui purtroppo limitato in un
ruolo secondario.
Per i curiosi, si
segnala che, con il titolo di “Bloody Bird”, l’opera si aggiudicò il
prestigioso premio Avoriaz dedicato alla filmografia fantastica.
Curata, da un
punto di vista audiovisivo (meno da quello dei contenuti extra),
l’edizione in DVD della “Alan Young Home Video”. Presenza obbligatoria
nella vostra videoteca del terrore. Ultimo piccole grande cult di un
cinema tricolore ormai molto e sepolto.
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

|