Regia:
Lamberto Bava
Sceneggiatura:
Silvia Ranfagni ,Lamberto Bava
Fotografia: Giovanni
Canevari
Musiche: Paolo
Vivaldi
Montaggio: Raimondo
Aiello
Anno: 2007
Nazione:
Italia / Spagna / Sud Africa / Gran Bretagna
Distribuzione:
Moviemax
Durata: '96
Data uscita in Italia:
04 maggio 2007
Genere:
thriller
TRAMA
Una storia d'amore
di quelle che capitano una sola volta nella vita. Stacey e Mark sono
felici, poi un giorno Mark muore, ma lei sa che lui non l'abbandonerà
mai.
Stacey sogna una notte con Mark, che sembra "reale".
Nasce Martin. Stacey inizia a vivere in una dimensione irreale, dove la
realtà si confonde con l'immaginazione e coi ricordi.
E se Martin fosse il figlio del fantasma?
RECENSIONE
Coproduzione
italo-anglo-ispanica-sudafricana che segna il ritorno di Lamberto Bava
all’horror, dopo il ritorno dietro alla mdp con un prodotto di genere
come “Il Torturatore”. Per l’occasione il regista savonese predispone il
soggetto probabilmente più “serio” della sua filmografia, non diretto,
cioè, al solo intrattenimento. Questo aspetto se potrebbe fungere da
nota positiva in realtà si ripercuote negativamente sul risultato finale
a causa di una sceneggiatura incerta sulla strada da prendere e
infarcita di buchi narrativi. L’opera, infatti, resta a metà strada tra
il drammatico e la ghost story convenzionale in stile più
americaneggiante che da B-Movie. I troppi i momenti morti - con i primi
quaranta minuti che sono di una noia mortale - e le varie questioni non
spiegate (il bambino è frutto del rapporto sessuale con un fantasma o
no? Il bambino che entità è: è posseduto dallo spirito del padre e come
si può spiegare questo? Perché il padre del bambino quando fa l’amore
con la moglie ha una misteriosa cresta ossea sul dorso in stile “Specie
Mortale”?) minano la bontà dello script.
La regia non è mostruosa sebbene Bava Jr.
manifesti un certo impegno, cercando di regalare un taglio dinamico non
riuscendo però a essere sempre incisivo. Tuttavia, vi sono delle scene
sicuramente inquietanti e ben girate (direi tutte quelle con il bimbo
protagonista) e una in particolare molto coraggiosa che da tempo non mi
capitava di vedere (scena con il bambino che tasta in modo ambiguo il
seno della madre). Tra i momenti più disturbanti si segnala quello con
la protagonista che si sfila delle schegge di vetro dalla pianta dei
piedi.
Ordinarie le interpretazioni con un cast
di attori decisamente superiore alla media per un film di genere
italiano di ultima generazione con attori del calibro di Pete
Postlethwaite e Laura Harring.
Belle le scenografie e la location (buona l’idea di ambientare la storia
in Africa). Niente male anche la semplice, ma efficace colonna sonora di
un tale Vivaldi (ovviamente non il celebre compositore). In definitiva
un’opera riuscita a metà con molti momenti morti, ma con alcune zampate
di tensione. Sufficiente.
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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