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Titolo Originale:
IL FANTASMA DELL'OPERA
Regia: Dario
Argento
Interpreti:
Julian
Sands,
Asia Argento, Andrea Di
Stefano, Nadia Rinaldi,
Coralina
Cataldi Tassoni,
Leonardo Treviglio,
István
Bubik,
Zoltan
Barabas,
Lucia Guzzardi
Durata: h
1,46
Nazionalità: Italia,
Ungheria 1998
Genere: horror
Tratto dal libro "Il
fantasma dell'opera"
di
Gaston Leroux
Al cinema nel Luglio
1998
TRAMA
Parigi 1877. Un
assassino (J.Sands) misterioso semina il terrore nel teatro dell’Opera.
L’uomo, scambiato da molti come un fantasma, si nasconde nei sotterranei
della struttura in compagnia dei ratti. Un giorno l’uomo si innamora
della giovane soprano Christine (A.Argento).
RECENSIONE
Pellicola tra le
più controverse della filmografia argentiana da molti considerata come
il punto più basso toccato dal maestro romano. Personalmente, quando lo
vidi passare per la prima volta sul circuito televisivo (peraltro in una
versione massicciamente censurata), ho disprezzato questo film e solo di
recente, l’ho rivalutato.
Si tratta di
un’opera assai diversa dai precedenti lavori di Dario Argento che
irrompe nel fantasy, mescolando gusto per il macabro a un’ironia spesso
sconfinante nel grottesco (volontario). Proprio quest’ultima componente
ha fatto storcere il naso ai molti fan del maestro rimasti forse troppo
legati agli splendidi capolavori onirici dove si esaltava maggiormente
la componente malata e perversa della vicenda. Questo “Fantasma
dell’opera”, invece, è un qualcosa di diverso, ma non per questo può
essere affondato come è stato fatto.
Lo script, firmato
dal regista con la collaborazione di Gerard Brach, prende spunto dal
celebre romanzo di Gaston Leroux per dar vita a una storia con varie
diversificazioni (compresa qualche citazione piuttosto evidente a
“Batman – Il Ritorno”). Certo, non mancano le sbavature, soprattutto
ravvisabili in una serie di dialoghi un po’ da “soap opera storica”, in
qualche citazione di troppo a “Opera” (suona un po’ come mancanza di
idee) e a un utilizzo un po’ smodato dell’ironia (di cui, ad avviso di
chi scrive, si sarebbe fatto volentieri a meno). Aldilà di questi
aspetti, però, si registrano molte idee interessanti che danno vita a
una storia molto struggente che culmina con un finale favoloso, grazie
anche alle poetiche musiche di Morricone e alla splendida regia del
maestro (gran tocco di classe le riprese finali sui topi). Passando
proprio alla regia, si può certamente dire che si assiste alla miglior
regia di Argento degli ultimi 27 anni (cioè da dopo “Inferno”). Il
regista, infatti, da vita a un taglio virtuoso con riprese favolose che
esaltano, come tipica caratteristica argentiana, varie tipologie di
animali, ma che danno vita anche a diversi momenti erotici (che da
questo films in particolare acquisteranno un ruolo sempre più importante
nei prodotti di Argento) che prendono le mosse da un bordello degno dei
films di Tinto Brass, passando per un Asia Argento in atteggiamenti
particolarmente provocatori e concludendo con una scena con Julian Sands
che si fa scorrere sul petto nudo una serie di topi. Ben realizzati
anche gli omicidi con spruzzate gore niente male curate dal geniale
Stivaletti. Ottima l’uccisione del pedofilo con ripresa delle caramelle
che fluttuano in aria, meno pertinenti, invece, le visioni oniriche del
fantasma fuori dal teatro.
Assai meno
entusiasmanti le interpretazioni che comunque, nella media, non
raggiungono gli infimi livelli delle successive pellicole, a parte Nadia
Rinaldi (di cui si sarebbe fatto volentieri a meno perché legata a quel
lato ironico/grottesco cui ho accennato in precedenza), Andrea Di
Stefano (che sembra uscito direttamente da una mediocre fiction
televisiva) e l’attore che interpreta il cacciatore di topi che si
rivela decisamente pessimo. Si salvano, seppure senza entusiasmare, il
granitico Julian Sands (“Warlock 2”, “I Delitti della Luna Piena”) e un
Asia Argento, meglio doppiata del solito.
Eccellenti le
scenografie di Antonello Geleng (ci sarà pane per i denti dei
claustrofobici e di coloro che odiano topi e insetti) e la fotografia
del premio oscar (“Gandhi”) Ronnie Taylor che rendono visivamente
folgorante la visione dell’opera. Bene i costumi, curiosissima e
decisamente iperfantasy il veicolo ammazzatopi (forse anch’esso, però,
fuori luogo).
In definitiva, si
può senz’altro dire che, seppure sia riscontrabile qualche difetto, “Il
Fantasma dell’Opera” sia da considerarsi un film che saprà far parlare
di sé in futuro, soprattutto in coloro che lo sapranno vedere senza
esser influenzati dal precedente interesse del regista per il taglio
perverso e malato con cui costruiva le sue opere. Non tipicamente
argentiano e dalle evidenti venature fantasy, ma sicuramente riuscito.
recensione a cura di
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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