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LA MASCHERA DEL DEMONIO

un film del 1989, diretto dal regista Lamberto Bava.

 

 

TRAMA

Un gruppo di giovani sciatori precipita in un crepaccio di montagna. Nel tentativo di uscirne, i giovani rinvengono un cadavere congelato con al volto una strana maschera. Si tratta del cadavere di una strega, ma questo loro ancora non lo sanno…

 

RECENSIONE

 

A quasi trent’anni di distanza dal primo “La Maschera del Demonio”, Lamberto Bava decide di autoprodurre (con la collaborazione di Andrea Piazzesi) per la Anfri (casa che ha realizzato i film televisivi della serie “Alta Tensione”) una sorta di omaggio che prenda spunto dalla vicenda messa in scena dal compianto padre. Il titolo scelto per la pellicola è abbastanza fuorviante e forse penalizza la stessa opera, nel senso che si potrebbe pensare di avere a che fare con un remake. In realtà, invece, si tratta di un’opera molto diversa da quella del 1960. Lo script, firmato da Massimo De Rita (cosceneggiatore di poliziotteschi memorabili come “Il Cittadino si Ribella”, “Revolver”, ma anche di capolavori western come “Vamos a Matar Companeros”) e da Giorgio Stegani, modernizza il soggetto, dando molto spazio alle stregonerie (qualcosina verrà ripreso da Dario Argento per il suo ultimo “La Terza Madre”) e a memorabili inserti erotico/fantastici (vedi le scene in cui il protagonista viene stuprato da una strega avvizzita e derelitta o l’altra in cui viene baciato da una creatura femminile con delle specie di serpi sul capo e una lingua da rettile). Sarebbe stato opportuno spingere anche su qualche nudo femminile convenzionale (visto anche alcune attrici che si sarebbero senz’altro prestate a scene del genere), ma probabilmente il coinvolgimento nel progetto di Reteitalia ha influito negativamente.

Assai intelligente l’ambientazione, con buona parte di film girato in mezzo a fiocchi di neve (per le esterne) o all’interno di una specie di monastero - assai affascinante - dotato di cunicoli, scalinate e altari.

Purtroppo, non mancano buchi narrativi, alcuni dei quali grandi come voragini. Ad esempio resta totalmente oscura la figura del prete (come fa ad essere ancora vivo? I protagonisti sono andati dietro nel tempo o cos’altro?), come poco chiari sono i vari passaggi in cui i protagonisti vengono “catapultati” dal crepaccio al villaggio disperso tra i monti e viceversa (è tutto un sortilegio?). I dialoghi sono spesso banali, mentre si rivelano stupidi gli atteggiamenti, da teen movie, dei giovani (vedi lo scherzetto che fanno al prete).

Buona la regia, soprattutto da un punto di vista tecnico, con un Lamberto Bava ispirato come non mai. Il regista savonese viene senz’altro aiutato dall’ottima colonna sonora di Simon Boswell e dalle suggestive scenografie, ma ci mette anche molto del suo, al punto di confezionare il suo migliore lavoro di sempre. Vari i momenti gustosi; oltre a quelli già accennati, in cui entrano in gioco gli effetti speciali di Sergio Stivaletti, sono da menzionare anche due o tre scene in cui Bava riesce a inquietare lo spettatore (su tutte, citerei: le scene con la mdp che corre tra le scale e i cunicoli del monastero, come per impersonare la rabbia di uno spirito errante, e quella splatter in cui viene ucciso il prete). In palla anche il direttore della fotografia, Gianfranco Transunto, a cui viene chiesto di ricreare quel taglio visionario (con prevalenza dei colori rosso e blu) di cui era un mago Mario Bava e al quale è tutt’ora (vedi “Il Torturatore) molto affezionato suo figlio Lamberto.

Notizie meno esaltanti si registrano per quel che concerne il cast artistico. In primo luogo, alcuni doppiaggi sono pedestri; in seconda battuta, varie interpretazioni sono a dir poco pessime. Il protagonista, Giovanni Guidelli, è inguardabile e con lui anche qualche altro attore secondario. Clamorosamente, e il che è tutto dire, la migliore è Deborah Caprioglio (accreditata come Deborah Kinski), non sfigura anche Stanko Molnar. Ruolo marginale per Michele Soavi, brevissimo cammeo - meno male - per Eva Grimaldi (viene bruciata sul rogo, mentre inneggia a Satana).  In definitiva, questo “La Maschera del Demonio” è sicuramente una piccola sorpresa che, ad avviso di chi scrive, segna il punto più alto (più interessante anche di “Demoni”, seppure più artigianale) raggiunto da Lamberto Bava nella filmografia di genere. Resta un grosso rammarico per i difetti sovraesposti e soprattutto per un doppiaggio da cani che penalizza il risultato finale,

Peraltro, piccola curiosità, il film, dopo aver partecipato al Fantafestival di Roma, è rimasto inedito, o quasi, sia sul piccolo che sul grande schermo e la cosa è piuttosto strana se si considera il diverso trattamento e il livello qualitativo degli altri lavori del periodo di Bava Jr..

 

 

(Matteo Mancini)

 

ALCUNE IMMAGINI DAL FILM

(quello di Mario Bava)

 

 

 
 

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