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Titolo Originale:
LA PORTA SUL BUIO
Regia: Dario
Argento
Nazionalità: Italia 1973
Genere: horror
Al cinema nell'Agosto 1973
TRAMA
Serie composta da quattro episodi, nel
primo dei quali una giovane coppia dovrà vedersela con un vicino che ha
assassinato la moglie e che, scoperto dagli stessi, intende eliminarli.
Nel secondo episodio un commissario cercherà di risolvere un curioso
omicidio: una donna è stata uccisa in un tram affollato senza che
nessuno abbia notato niente. Si prosegue con una storia che vede per
protagonista una persona malata di mente che, evasa da un manicomio,
commette un omicidio. Si chiude, infine con un testimone oculare di un
delitto che viene braccato dal presunto assassino.
RECENSIONE
Serie televisiva composta da quattro
mediometraggi di 52 minuti circa cadauno, curata da Dario Argento nel
1973 per la R.A.I.. L’elemento comune che lega le quattro opere sta nel
loro genere “giallo” e nelle curiose presentazioni a cura dello stesso
Dario Argento che precedono la visione dei singoli episodi. Una piccola
curiosità è, poi, dettata dalla stupida imposizione dettata dalla R.A.I.
che vietò agli sceneggiatori di inserire come arma del delitto il
coltello, giudicato come simbolo fallico.
Originariamente ciascun mediometraggio
sarebbe dovuto esser affidato a un regista esordiente sotto la visione
di Argento. In realtà, poi, la R.A.I. riuscì a convincere il regista
romano a dirigere almeno un episodio, che girerà sotto lo pseudonimo di
Sirio Bernadotte. Alla fine, tuttavia, le regie del Dario nazionale
saranno addirittura due, dal momento che il mediometraggio “Testimone
Oculare” che avrebbe dovuto girare Roberto Pariante (aiuto regista di
Argento ne “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Il gatto a nove code”
e “Quattro mosche di velluto grigio”) fu diretto dallo stesso Argento
che reputò il materiale girato dal suo collaboratore come inadatto.
Ma vediamo adesso di analizzare
succintamente i singoli episodi, seguendo l’ordine di proiezione
televisiva.
La serie viene aperta da “Il Vicino di
Casa”, giallo affidato alla regia di Luigi Cozzi (già collaboratore di
Argento in “Quattro mosche di velluto grigio”, nonché scrittore di
narrativa fantastica e successivo regista di opere come “Contamination”
o “Star Crash”). L’episodio suscitò varie polemiche per la sua presunta
violenza (!?), tanto che i responsabili della R.A.I., stimolati da
alcune proteste sollevate a seguito della proiezione, pretesero di
visionare anticipatamente i restanti episodi prima di dare
l’autorizzazione alle successive proiezioni. Visto oggi tale
atteggiamento appare del tutto assurdo. L’opera di Cozzi, infatti, è
tutto tranne che violenta e soffre di uno script piuttosto inverosimile
e banale (con protagonista un assassino che lascia il cadavere della
moglie nella propria casa e si assenta, senza neppure chiudere a chiave
la porta!? Poco credibile anche il fatto che lasci i rubinetti
dell’acqua aperti, inducendo sospetti nei vicini). Molti i tempi morti,
con i primi 15-20 minuti decisamente noiosi. Presenza di qualche scena
sufficientemente tesa, ma tutto sommato non c’è molto da essere
soddisfatti anche perché manca un intreccio degno di un “giallo” che si
rispetti. Attenzione al finale che fungerà da spunto per molti film a
seguire (su tutti “Sette note in nero” di Fulci).
La regia è tendente all’amatoriale, male
anche il montaggio con riprese ambientate di giorno (hanno come soggetto
il mare) inserite nel mezzo di altre ambientate nel cuore della notte.
A parte la pessima prova interpretativa
di Mimmo Palmara (il killer), le interpretazioni, invece, sono
sufficienti. Si segnala, peraltro, la presenza del volto noto di Laura
Belli, attrice spesso coinvolta nei poliziotteschi (“Milano Odia”)
dell’epoca. Musiche di Gaslini appena sufficienti, fiacche le
scenografie, totale mancanza di gore (dove sia stata riscontrata la
violenza, pertanto, resta un mistero imperscrutabile).
Il secondo episodio vede scendere
direttamente in campo Dario Argento il quale firma e dirige
autonomamente il mediometraggio intitolato “Il tram”. L’opera fa forza
su una sceneggiatura particolarmente curiosa (che ruota attorno a un
omicidio avvenuto in un tram affollato senza che nessun passeggero si
sia reso conto del delitto), condita da tocchi di ironia particolarmente
divertenti e da dialoghi scritti con gusto. La regia di Argento riesce a
fare la differenza solo negli ultimi minuti di proiezione, con un
interessante (dal punto di vista registico) inseguimento ambientato
nella stazione dei tram. Simpatico Enzo Cerusico nei panni del
commissario protagonista. Nel complesso divertente.
Si prosegue con “Bambola”, episodio
affidato al debuttante Roberto Foglietti (coautore del soggetto de “Le
quattro mosche di velluto grigio”), il quale regala una regia molto
interessante e dinamica che strizza più di un occhio allo stile di
Argento. Molto bella, al riguardo, la sequenza (in stile Mario Bava) in
cui la mdp scorre per la casa della protagonista inquadrando vasi rotti
e vari oggetti disposti sul pavimenti, prima di soffermarsi sulla
protagonista stessa seduta sul divano. Non male anche la sequenza
dell’omicidio (sarà in parte ripresa da Argento in “Opera”). Se la regia
è da considerarsi sicuramente buona, lo stesso non può dirsi dello
script. Foglietti, infatti, costruisce una storia non molto coinvolgente
che punta tutto sul colpo a sorpresa sensazionale che chiude l’opera.
Per dirla in altri termini non si è costruita una trama verosimile e
soprattutto non si permette allo spettatore di scoprire chi sia davvero
l’assassino, orientandolo scientemente su una persona diversa.
Curioso il cast artistico con personaggi
come Gianfranco D’Angelo e Mara Venier impegnati in ruoli drammatici e
che tutto sommato interpretano decorosamente. Completano il cast i volti
noti di Robert Hoffman (“Spasmo”, “Occhi dalle stelle”), che si rivela
il migliore del lotto, e del “prezzemolo” Umberto Raho.
La serie si chiude col botto con
“Testimone Oculare”, episodio diretto da Dario Argento, sebbene la regia
sia accreditata a Roberto Pariante. Il mediometraggio si segnala per
essere quello maggiormente curato sotto il profilo della regia. Argento,
infatti, regala più di un brivido, oltre a riprese ricercate (comprese
inquadrature con mdp che riprende il tutto dalle suola dell’assassino
che avanza a piccoli passi). Interessante anche la sceneggiatura, che
propone una storia particolarmente diabolica (e non aggiungo altro per
non rovinare la sorpresa). Interpretazioni così e così, si salvano la
protagonista Marilù Tolo, all’epoca ragazza di Argento e attrice
piuttosto in voga nei B-Movie casarecci (la ricordiamo in “Mio caro
assassino”, nello spaghetti western “Se sei vivo spara” e in vari
poliziotteschi), e Glauco Onorato, voce, tra gli altri (correggetemi se
sbaglio), di Bud Spencer e Schwarzennegger. Musiche, per l’occasione,
adeguate.
Nel complesso, “La porta sul buio” si
tratta di una serie gradevole che raggiunge i suoi momenti migliori nei
due episodi diretti da Dario Argento e non solo per la regia, ma anche
per le sceneggiature. Non male l’episodio di Foglietti, pessimo, invece,
quello di Cozzi. Da avere in videoteca per i collezionisti.
recensione a cura di
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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