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RECENSIONE
William Lustig (“Maniac
Cop”, “Vigilante”) debutta alla regia con questo “Maniac”, pellicola
destinata a ritagliarsi un piccolo grande spazio nell’olimpo dei B-Movie
meritevoli di essere definiti cult.
Se fosse girato
oggi “Maniac” sarebbe un esplicito omaggio alla produzione di genere
made in Italy. In ogni caso, già all’epoca, il duo Lustig-Joe Spinell (cosceneggiatore
e autore del soggetto), dimostra – di fatto – di avere una certa
predilezione col nostro caro cinema di “serie B”.
Nell’opera,
infatti, appaiono evidenti omaggi a Umberto Lenzi (il riferimento va a
“Spasmo”, per il particolare rapporto che si instaura tra il serial
killer e i manichini), a Dario Argento (vedi la lunga sequenza nella
metropolitana, che sarà poi in parte citata a suo volta da Argento in
“Non ho Sonno”) e a Lucio Fulci (vedi le favolose scene – da un punto di
vista scenografico - ambientate in un cimitero avvolto dalla nebbia, con
tanto di zombie che fuoriesce dalla tomba).
Al di là di ciò,
però, l’opera vive di una propria autonomia ed è una delle prime a
mettere in primo piano la caratterizzazione del c.d. “psycho killer”,
piuttosto che puntare tutto sullo sviluppo narrativo della storia.
In altri termini,
in “Maniac” non si assiste alla classica storia con il killer che uccide
e la polizia che gli da la caccia, ma al centro del tutto c’è
l’assassino e i suoi tormenti mentali. Lo spettatore viene bombardato
dalle ossessioni del maniaco (compresa la paura dell’abbandono, e la
perversione feticista che lo porta a contornarsi di feticci), da
paranoie che riemergono dal suo passato, dai suoi deliri.
Al duo Lustig –
Spinell non interessa tanto intrattenere lo spettatore, ma mostrare la
decadenza fisica e sociale in cui (di solito) si trova un assassino
seriale.
Gli sceneggiatori
non si scordano di evidenziare le doti camaleontiche e la capacità
manipolative del maniaco e come questo, nella vita privata, possa
sembrare una persona gentile e onesta (a un certo punto, sembra quasi
che stia per avere una vita normale, ma è tutto un’illusione: le tare
sono troppo forti per restare assopite).
Tutti questi
aspetti sono molto curati (è presente anche l’elemento della “firma”,
costituita dal prelievo dello scalpo) tanto da fare di “Maniac”, insieme
al successivo “Henry Pioggia di Sangue”, una delle opere più vicine alla
realtà.
Si tratta quindi
di un film diverso dall’ordinario anche se confezionato con classico
gusto per il genere. Lustig adotta un taglio europeo con carrellate,
zoom, soggettive e grande gusto per il macabro (teste che esplodono,
altre che vengono staccate dal corpo, sgozzamenti, scalpi, depezzamenti,
strozzamenti). Ne deriva un’opera molto violenta e a lunghi tratti
disturbante, grazie anche all’ottima colonna sonora e ai deliranti
effetti sonori (con respiri affannati e sussurri inquietanti).
Gli attori sono
assai bravi. Joe Spinell (“Rocky”, “Star Crash”), in particolare, fa
davvero paura, con le sue continue espressioni schizzate. Bene anche la
bella Caroline Munro, che ritorna a lavorare con Spinell dopo la
partecipazione nello sci-fi diretto da Luigi Cozzi “Star Crash – Scontri
stellari oltre la terza dimensione”. Cammeo per un giovanissimo Tom
Savini (ovviamente autore anche del make up). Perfette scenografie e
fotografia.
In conclusione
siamo al cospetto di un’opera che, seppur priva di una trama solida, si
disinteressa delle “politiche commerciali” abbandonando la strada
dell’intreccio giallo (sicuramente più incisivo se si mira a coinvolgere
il pubblico), per proporre uno spaccato di vita di un folle maniaco. Da
avere nella videoteca di ogni amante di B-Movie.
Voto: 8
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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