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Titolo originale:
Maniac Cop
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Regia:
William Lusting
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Anno:
1988
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Genere:
horror
TRAMA
Leggenda della polizia, ufficialmente data
per morta, torna in città per vendicarsi di tutto il male subito.
L’ex-poliziotto, infatti, creduto morto a seguito di un aggressione
subita all’interno di un carcere di massima sicurezza, riversa contro la
società tutte le sue ire; in particolare intende uccidere il capo della
polizia e il sindaco, rei di averlo fatto condannare per i suoi modi
troppo sbrigativi e poco rispettosi dei diritti dei delinquenti.
RECENSIONE
Pellicola del 1986 scandalosamente poco
conosciuta che, ad avviso di chi scrive, si segnala tra i migliori
slasher movie mai realizzati. L’opera nasce da una sceneggiatura di
Larry Cohen, nome noto agli amanti di film del brivido per le regie di
cult come “Q – il Serpente Alato”, “Baby Killer” o “Stuff – Il Gelato
che uccide”, il quale però nell’occasione decise di affidare la regia a
un autore emergente. La direzione del film, infatti, venne affidata a
William Lustig, regista all’epoca considerato molto promettente e poi
lentamente caduto nell’oblio, al punto che la sua migliore opera resta
quel “Maniac” con il quale nel 1980 aveva debuttato.
La forza di questo “Maniac Cop” ruota
attorno a un’idea graffiante, consistente nel mettere in scena un killer
che si cela sotto le spoglie di una figura che dovrebbe essere
l’antitesi del male. Ma Cohen non si limita a questo, ma fa un passo
ulteriore, mostrando la psicosi in cui cade un’intera cittadina
minacciata da un male che si nasconde laddove non si potrebbe
immaginare. Nessuno può dunque dirsi al sicuro, perché nell’occasione il
killer non ha vittime preferenziali. Se questo già bastasse per gettare
le basi per uno slasher movie sopra la media, viene aggiunto un ultimo
tassello costituito dal passato del killer. Un passato glorioso di un
eroe caduto nella polvere e poi sprofondato nell’abisso della follia.
Notevoli tutte le sequenze in flashback, esaltate dai pertinenti
rallenty di Lustig e da una colonna sonora toccante firmata da Jay
Chattaway. L’unico neo che si potrebbe individuare, per quel che
concerne lo script, riguarda la natura di Matt Cordell (il poliziotto
omicida). Non viene, difatti, spiegata la sua natura, anche perché Cohen
sembra aver paura di prendere una piega tipicamente horror (da una parte
pare di esser alle prese con una sorta di Michael Myers, dall’altra,
invece, si vorrebbe dare una spiegazione scientifica al fenomeno e
quindi fare passare Cordell come un mortale sfuggito alla morte per
qualche circostanza misteriosa). Si segnalano, infine, citazioni
piuttosto esplicite a “Terminator” (sia per
la struttura del cattivo di turno, ma soprattutto per la carneficina al
posto di polizia).
Passando alla
regia, non può notarsi - fin dai titoli di testa – che Lustig sia un
regista interessato a imprimere un taglio con cura dei particolari (vedi
anche i continui PP della lama del coltello insanguinata) e più vicino
ai canoni europei piuttosto che a quelli americani. Ritmo serrato e
grande sapienza nel creare i momenti di tensione (facilitati dalle
scenografie notturne e metropolitane che ricordano un po’ gli horror di
Abel Ferrara). In formissima gli attori tra i quali spicca il volto noto
di Bruce Campbell (mitico protagonista della saga di Sam Raimi avviata
con “La Casa”), il qualitativo Tom Atkins (“Halloween 3”, “Arma Letale”)
e l’inquietante volto del mastodontico Robert Z’Dar (peraltro con un
make up da brivido).
Degna di nota
anche la fotografia di Vincent Rabe che opta per atmosfere che strizzano
l’occhiolino a Mario Bava. Non manca il gore anche se non vi sono scene
troppo splatter. Il film, come suggerisce l’epilogo, avrà un sequel (“Maniac
Cop II”). Visione consigliatissima.
Voto: 7.5
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM
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