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di Zack Snyder

 

 


NERO VENEZIANO

      Genere: Horror
      Nazione: Italia
      Anno produzione: 1978
      Durata: 69'
      Regia: Ugo Liberatore
      Cast:
Florence Barnes, Renato Cestiè, Angela Covello, Lorraine De Selle, Ely Galleani, Fabio Gamma,
                Olga Karlatos, Rena Niehaus, José Quaglio, Yorgo Voyagis

      Distribuzione: Medusa Home Entertainment
     

 

TRAMA

Un giovane eredita dagli zii un albergo vetusto che si narra esser costruito sulla porta dell’inferno. Prima che la struttura venga inaugurata, il diavolo in persona fa visita alla giovane e la mette incinta…

 

RECENSIONE

 

Pellicola del 1977 dedicata alla figura dell’anticristo che miscela “Rosemary’s Baby” (figura del bimbo in culla, presenza di vicini e amici facenti parte di una setta satanica, rapporto sessuale tra una donna e il demonio) con “Il presagio” (scia di morti violente, riferimenti biblici, l’anticristo rappresentato da un bimbo innocente), unendo il tutto con una scenografia (idea dell’albergo come costruzione sorta sopra la porta dell’inferno, presenza di topi, serpi e vermi, ragazzo cieco sensitivo) e una fotografia (presenza di frequenti nebbie) che sembrano aver ispirato Lucio Fulci per il suo successivo “L’Aldilà”. Sia chiaro, tra questo “Nero Veneziano” e le opere di Fulci ci corre dal giorno alla notte, tuttavia le similitudini tra i due film citati sono piuttosto evidenti, e rendono interessante la visione. La sceneggiatura è piuttosto farraginosa con evidenti buchi narrativi. Si assiste, ad esempio, a scene piuttosto bizzarre, tipo il ragazzo che beve dell’acqua contenente dei vermi, a cui poi non vi è alcun seguito. Il problema principale, però, è da individuare nella pretesa degli sceneggiatori (Liberatore-Gandus-Rafele-Alessi)  di cercare di andare oltre al puro intrattenimento, finendo tuttavia col cadere nel ridicolo (satana che vuole un figlio perché è invidioso di Dio, mi sembra una “trovata” che rasenta il trash e che sicuramente doveva essere elaborata meglio). Antipatiche, poi, le caratterizzazioni dei personaggi (ce ne fosse uno simpatico!), così come i dialoghi. Oltre a questi problemi, la storia tende a incartarsi spesso, non garantendo un ritmo e un taglio che sappia inquietare a dovere lo spettatore.

La regia soffre un po’ dell’assenza di un maestro del genere dietro alla mdp. Ugo Liberatore, infatti, non può certamente definirsi un “master of horror”, comunque tutto sommato riesce a limitare i danni grazie al contributo di buone scenografie (curate da Giovanni Soccol) e di una fotografia (di Alfio Contini) ampiamente sufficiente.

Attori nella media dei prodotti B-Movies, con alcune comparse, come Olga Karlatos (“Murderock uccide a passo di danza”, “Zombi 2”) e Lorraine De Selle (“Cannibal Ferox”) che avranno ruoli maggiori negli horror nostrani successivi.

Presenza di qualche spruzzata gore (interessante la scena del bimbo infilzato in un ammasso di aculei) e di diversi momenti disgustosi e appropriati (vedi la prima apertura del pozzo nei sotterranei dell’albergo, con topi e serpi che sguazzano in ogni dove).

Ottimo il sound del maestro Pino Donaggio.

In definitiva, un’opera non certo brillante, ma capace di influenzare, questa la mia impressione, un maestro come Lucio Fulci, che massimizzerà certi contesti con risultati ampiamente superiori. Da vedere solo per i fanatici dell’horror all’italiana, non aspettatevi però il gore a go go.

(Matteo Mancini)

 

ALCUNE IMMAGINI DAL FILM

 

 
 

 

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