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Omen III - conflitto finale

REGIA Graham Baker

TITOLO ORIGINALE The Final Conflict


NAZIONE 
Uk / Usa


GENERE
Horror


DURATA
108 min. (colore)

 

TRAMA

Damien Thorn (Sam Neill) ha ormai 32 anni ed è un freddo calcolatore il cui unico credo è il male, l'unica ambizione è dominare il mondo ed è leale solo a se stesso e a Satana che serve. Per raggiungere il suo scopo è pronto ad uccidere chiunque si metta sulla sua strada, sia esso amico, nemico, discepolo o amante. Solo un prete (Rossano Brazzi), che ha votato la sua vita a distruggere l'AntiCristo, ha le armi per frapporsi tra Damien ed il suo desiderio di sprofondare il mondo nel caos.

 

RECENSIONE

Capitolo di chiusura della “saga” prodotta da Harvey Bernhard, iniziata con il celebre “Il Presagio” e proseguita con “La Maledizione di Damien”, che vede protagonista l’anticristo incarnato nelle vesti del giovane Damien Thorne. Uscito nelle sale nel 1981, “Conflitto Finale” ottenne un successo (25 milioni di dollari di incasso) al di sotto delle aspettative, dal momento che la 20th Century Fox contava con questo episodio di superare gli incassi dei due predecessori. L’opera, inoltre, fu bersaglio di proteste provenienti dal mondo “filo-satanico” che culminarono con una manifestazione di protesta di alcuni rappresentanti di fronte alla sede della 20th Century Fox. Passando, più specificatamente, agli aspetti cinematografici occorre subito premettere che sin dalle prime battute del film si respira un’aria che ricorda più il primo episodio che il secondo. Ciò si verifica soprattutto per un legame ambientale (entrambe le pellicole sono ambientate principalmente in Inghilterra), ma anche per un taglio registico che in più punti cita quello di Richard Donner (vedi le ottime sequenze in cui l’ambasciatore americano viene braccato da un Rottweiler).  Aldilà, però, dell’ottima confezione tecnica, mi riferisco al “pacchetto” regia, scenografie e fotografia, l’opera soffre di una sceneggiatura decisamente statica e poco propositiva. Lo script di Andrew Birkin, infatti, abbandona la piega thrilling del primo episodio, ma, se si escludono le scene degli omicidi, si discosta anche dal clima orrorifico che si respirava nella “Maledizione di Damien”. Ne deriva un film che non riesce a inquietare lo spettatore e a coinvolgere come dovrebbe. L’idea dei monaci che si mettono alla caccia dell’anticristo è decisamente bruttina e poco accattivante, così come l’inserimento della storia d’amore tra l’anticristo e una giornalista. Non particolarmente brillante anche la citazione biblica a Erode con l’Anticristo che ordina ai suoi seguaci di uccidere tutti i bambini nati in un dato giorno (col fine di uccidere il nuovo bambin Gesù). Bene, invece, le scene con Thorne che parla a un crocefisso blasfemo, con il Cristo inchiodato con la faccia rivolta verso la croce, e la caratterizzazione dell’anticristo (dipinto come un uomo dalle apparenze caritatevole e socievoli). Finale frettoloso.

Alla regia troviamo Graham Baker,  un giovane regista inglese, che successivamente si specializzerà in B-Movies fantascientifici (“Alien Nation” e “Impulse”). Il suo lavoro dietro alla mdp non è niente male e avrebbe meritato maggior fortuna, con una sceneggiatura all’altezza della situazione. Baker, infatti, riesce a regalare varie sequenze degne di nota. Su tutte segnalerei l’intera sequenza della caccia alla volpe, diretta (e montata) in modo ottimo e fotografata magistralmente. Ma, in linea di massima, Baker dimostra di saperci fare ogni qualvolta vi sia un momento topico con riprese dinamiche e opportuno utilizzo di soggettive (belle quelle sott’acqua).

Per gli amanti del gore si segnala una scena davvero cruda (soprattutto per la reazione nervosa del cadavere) realizzata magistralmente dai maghi degli effetti speciali, in cui si vede esplodere una testa con frammenti di cervello che schizzano sul muro retrostante. Ma sotto il profilo degli omicidi, c’è anche dell’altro…

Molto qualitative e, sicuramente superiori al secondo capitolo, le scenografie (favolosa, sotto questo punto di vista, l’ambientazione finale) e la fotografia.

Passando al cast artistico si sente la mancanza di qualche attore di peso specifico nonostante il ruolo da protagonista sia stato offerto a un giovanissimo Sam Neill, attore che non necessita sicuramente di presentazioni, ma che nell’occasione non riesce a mettere in scena tutto il suo potenziale (come invece farà in opere come “Il Seme della follia” o “Event Horizont – Punto di non Ritorno”). Presente anche una vecchia conoscenza del cinema italiano come Rossano Brazzi; tutti gli altri sono interpreti di secondario livello.

Si conclude spendendo due parole per la colonna sonora, affidata ancora una volta a Jerry Goldsmith (oscar per la colonna sonora de “Il presagio”), il quale pur componendo un sound più che sufficiente non raggiunge le vette toccate con il primo capitolo.

In conclusione, siamo al cospetto di un film tecnicamente discreto, ma con evidenti limiti nella sceneggiatura che non lo sollevano al di sopra della sufficienza striminzita. Solo per i patiti della saga.

 


recensione a cura di
(Matteo Mancini)

 

 ALCUNE IMMAGINI DEL FILM

 

 

 

 
 

 

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