Regista: Lucio
Fulci
Tratto da un
racconto di Edgar Allan Poe
Data di
uscita: 4 aprile 1981 (Italia)
TRAMA
Nella
cittadina inglese dove vive il prof. Robert Miles, che passa la maggior
parte del suo tempo a registrare le “voci dei morti” col suo
gatto
nero, si succedono strane morti.
RECENSIONE
Pellicola, datata 1981, da molti considerata ingiustamente come un’opera
di seconda fascia del maestro Lucio Fulci. Girata nel periodo di
maggiore fortuna del regista (sono proprio di quegli anni i migliori
prodotti orrorifici del “nostro”), nella fattispecie per la Selenia
Cin.ca, “Black Cat” si ispira a un celebre racconto (“il gatto nero”) di
E.A.Poe, godendo perō di una propria autonomia. La sceneggiatura
(firmata dal duo Proietti-Fulci), infatti, mette in scena un gatto
demoniaco che, guidato dalla psiche di un professore dedito alla
registrazione delle voci dei morti, miete vittime su vittime senza poter
essere ucciso. Lo script, pur presentando qualche difetto (ad esempio,
da un punto di vista del movente, le varie uccisioni sono scollegate tra
loro, inoltre, risulta poco chiaro il ruolo che riveste nella storia
l’attivitā operata dal prof. relativa alla registrazione delle voci dei
morti), si rivela sicuramente all’altezza dei migliori horror del
regista romano. Da lodare la scelta di strutturare il soggetto come un
thriller piuttosto che puntare tutto sullo splatter e sull’effetto
macabro, comunque in parte presente. Favoloso il finale girato con
particolare gusto claustrofobico e omaggiante esplicitamente Poe (cosa
che peraltro Fulci aveva giā fatto nello splendido “Sette note in
nero”).
Di notevole spessore la regia (splendide
le riprese dalla soggettiva del gatto) capace di creare, con le
classiche zoomate sugli occhi dei protagonisti, un notevole clima si
tensione grazie anche all’ottimo lavoro al montaggio del fido Vincenzo
Tomassi e alla splendida colonna sonora di Pino Donaggio (memorabile il
dolciastro tema principale).
Buone notizie anche per quel che concerne
il cast artistico con un manipolo di attori di primissimo livello. Su
tutti primeggia il magnetico Patrick Magee, autentico valore aggiunto,
di cui si ricordano le indimenticabili apparizioni in film come “Arancia
Meccanica” (č il vecchietto a cui viene stuprata la moglie) e “Barry
Lindon”, entrambi diretti da Kubrick Ma aldilā dell’esperto attore
inglese vi sono anche molti volti noti per gli amanti del cinema di
genere italiano. Troviamo, infatti, la bionda Mimsy Farmer (“Il Profumo
della signora in nero”), David Warbeck (giā visto ne “L’Aldilā”), ma
anche Al Cliver, al secolo Pier Luigi Conti, assai spesso utilizzato da
Fulci, e la procace Dagmar Lassander, attrice protagonista di vari
spaghetti thriller in cui appariva spesso senza veli (“Femina Ridens”,
“Le Foto proibite di una signora perbene”) e giā protagonista in “Quella
villa accanto al cimitero”, sempre per la regia di Fulci.
In puro stile fulciano le scenografie e la
fotografia (del solito Salvati) con ampio utilizzo di nebbie e
particolare gusto per tombe e sepolcri. Indubbiamente da avere in
videoteca per gli amanti del genere. Buono.
(Matteo Mancini)
ALCUNE
IMMAGINI DAL FILM

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