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Il Diavolo nella storia

I^ PARTE
Cosa è il
Diavolo?
Chi è
costui?
Come si
arriva a poter parlare di un tema, tanto forte quanto smisuratamente
vasto, come questo?
Ci si
arriva per gradi, ecco come ci si arriva...
Perché, se
appare difficile, o quantomeno temibile, avvicinarsi allo studio di
questa materia, è altrettanto facile rimanere intrappolati nei meandri
delle varie religioni che ne hanno discusso e che hanno fatto di questo
“angelo nero” il centro nevralgico del proprio credo.
Satana,
Belial, Azazel, Mefisto, Dagon... Innumerevoli nomi, nel corso della
storia, sono stati attribuiti alla personificazione del male, pur
rimanendo identico il concetto di base. Il bene non può esistere senza
il suo opposto, viceversa il male può solamente soccombere in mancanza
di anime da corrompere e tentare.
Già... Ma
siamo nel 2008 e tutto ciò dovrebbe rimanere sepolto sotto una coltre
fitta di diffidenza e derisione. Insomma, si dovrebbe considerare il
Diavolo alla stregua di un mito medioevale... Non è così e, da oltre
vent'anni, la sua figura ha ripreso, con maggior vigore, la scalata al
successo. Tutto ciò potrebbe essere dipeso da un bisogno dell'uomo, una
necessita insita e inconsulta di responsabilizzare l'immaginario sulle
proprie disavventure o disgrazie. La morte, le malattie, gli omicidi
perpetrati in ambito familiare... Come può esistere questa cattiveria
senza l'ausilio di un essere superiore in grado di governare le menti?
Per
districare, solo parzialmente, l'enorme matassa aggrovigliatasi attorno
alle nostre vite, è necessario indagare nell'antropologia stregonesca.
Stregoneria, maghi, pozioni, filtri... Verrebbe da ridere, sentendo
parlare di temi sconclusionati come questi. Eppure sono questi i temi e
le religioni alla base del cattolicesimo...
Ma andiamo
con ordine.
Tutto ciò
che noi conosciamo, riguardo alle streghe, sono i ben noti secoli bui
dell'inquisizione. Ma sarebbe sbagliato ridurre un concetto così ampio
in un piccolo frangente storico come l'avvento del cattolicesimo sul
paganesimo contadino. Le radici della magia e della stregoneria
attingono nei secoli antecedenti la venuta di Cristo sulla Terra. Da
sempre, infatti, la filosofia dei popoli ha contemplato le figure delle
streghe e degli stregoni, con diverse accezioni al riguardo, però. Se
durante il periodo delle inquisizioni il male doveva venire estirpato e
combattuto, in epoche più remote la figura del male era accettata e
temuta. Basti pensare ai potenti delle tribù antiche: chi deteneva il
potere era colui che aveva accesso alle influenze misteriose
dell'indefinito. Si pone, quindi, un'ambivalenza del potere demonologico
in questione. In epoche passate, il potere stregonesco era atto a
soggiogare le classi deboli ed emarginate della società, con l'intento
ultimo di detenere, nelle mani di pochi, la scelta di vita o di morte
sulla popolazione. Al contrario, in periodi ben più vicini, le streghe
facevano parte della fazione degli emarginati e dei deboli. L'esatto
capovolgimento della storia dava la possibilità, ai potenti, di poter
additare i “diversi e minacciosi” esseri e di decretarne la fine in nome
del bene supremo. Comunque, da qualsiasi parte la si guardi, la figura
del male era sempre utilizzata come arma di sottomissione. La storia ha
chiamato questi soprusi in molti modi: aggressività verso una condizione
sociale irrazionale e di difficile gestione, vana somatizzazione della
religione vigente, oppressione sui più deboli con la loro consequenziale
rivolta... Ma è difficile restringere il campo visivo a queste semplici
visioni della mente umana. Può l'aggressività di uno coinvolgere una
folla intera? Può un potente combattere e vincere contro una popolazione
sterminata di persone, senza che queste si ribellino? Non sono ancora
ben chiare, tra gli studiosi, le motivazioni per le quali in nome di Dio
o in nome del Diavolo siano stati commessi abomini storici simili; le
uniche cose certe sono le teorie esposte e la loro adattabilità ai vari
periodi che si sono susseguiti. L'ignoranza, certamente, ha avuto un
ruolo fondamentale nella proliferazione dei crimini, anche se appare
difficile addurre le stesse conclusioni nel periodo attuale che viviamo.
Per poter
meglio apprendere la visione che il mondo antico aveva della
stregoneria, partiremo dalla grande epoca delle inquisizioni, dalle
sfaccettature riguardanti le motivazioni che spinsero la Chiesa a
credere nelle proprie azioni e, soprattutto, da come il cristianesimo e
la lotta agli eretici.
Dal
paganesimo al Cristianesimo
Ci
soffermeremo ben poco su questo punto, comunque cruciale per capire a
fondo come questa religione abbia minato, in poco tempo, il culto pagano
dei contadini e la sua successiva, quanto meno scontata, caduta.
Con
l'editto di Costantino, nel 313 d.C, fu proclamata la libertà di culto
in tutto il vasto impero Romano - fino ad allora, ogni forma di
credenza, differente dalla religione politeista di Roma, era stata vista
come un'eresia da cacciare con la morte - Nonostante le deboli
rivendicazioni dei pagani sulla religione appena nata, il cristianesimo
proliferò a tal punto da divenire religione sacra ufficiale dell'impero.
Tutto ciò avvenne per motivazioni più politiche che religiose. Infatti,
dopo la rivolta degli schiavi, perpetrata da Spartaco e soffocata poi
nel sangue, fu chiaro, all'impero, che la nuova fede aveva smosso la
popolazione dal profondo. Si vide, quindi, necessaria un'inversione di
marcia per ridurre le rivolte e salvaguardare il bene dell'impero
stesso. Ciò che non venne contemplato fu il dopo. Con l'ufficialità del
cristianesimo, il potere temporale e spirituale passò nelle mani del
Papa, facendo si che la religione assumesse contorni politici di potere
e snaturando quello che era il messaggio originale di Gesù (bisogna
precisare, inoltre, che i miracoli attribuiti a Gesù di Nazareth erano
gli stessi di Apollonio di Tiana, considerato il Cristo pagano) Si vide
necessario, a quel punto, cancellare totalmente i riti pagani passati,
per far posto al nuovo potere cristiano. La modalità migliore,
ovviamente, risultò quella della sostituzione, in modo tale da non
creare ulteriori confusioni. Più che altro, sarebbe stato difficile
riscrivere una storia di sana pianta. Un esempio illuminante è quello
dei misteri di Mitra. Nel mitraismo, il toro cosmico, in costante lotta
con le forze delle tenebre, veniva trafitto da una spada dal sacerdote
cosmico. A Roma la festa mitraica veniva celebrata il 25 dicembre e,
durante i riti, gli eletti venivano battezzati e ricevevano,
ingoiandolo, il seme del toro deceduto, quale simbolo di bontà, potenza
e immortalità. Inoltre, sempre secondo il mitraismo, sarebbe venuto il
giorno del giudizio finale nel quale il toro cosmico sarebbe tornato
sulla Terra e, con l'aiuto del sacerdote divino, avrebbe fatto
resuscitare i morti. Tutti coloro che si fossero dimostrati buoni e
giusti in vita avrebbero acquisito il dono della vita eterna tramite il
suo sangue versato e bevuto, mentre i corrotti sarebbero stati
condannati a vagare nell'oscurità eterna... Il parallelismo è lampante!
Il 25
dicembre divenne la nascita di Gesù e la stessa sorte subirono tutte le
altre feste pagane, chiamate dai più Sabba.
Presero
vigore le crociate, con l'intento ufficiale di divulgare la cristianità
nel mondo. Altro non furono, questi viaggi, che uno sterminio continuo
in tutti quei luoghi dove erano ancora forti le credenze pagane. Da qui.
Il salto verso il periodo dell'inquisizione, fu di breve durata. Coloro
i quali avevano subito, da vittime, l'ingiustizia di non poter
professare il proprio credo in pace con la società, erano diventati i
carnefici degli stessi abomini. L'era del Cristianesimo era cominciata,
così come la caccia alle streghe.
Fonti: La
capitale esoterica, Roberto Pinotti
Il Diavolo, Alfonso M. Di Nola
NASCITA
DELL'INQUISIZIONE E CONSEGUENZE

II^ PARTE
L'inquisizione, in origine nata come “estirpatrice”delle eresie verso i
Catari e i Valdesi (quindi verso religioni o modi di vivere la religione
in maniera differente rispetto al cristianesimo) divenne successivamente
un vero e proprio ordine di vescovi domenicani (Concilio Lateranense e
Concilio di Tolosa,1215/1229). Lo Stato, quindi Re e nobili, si schierò
dalla parte della Chiesa quasi da subito, costituendo un muro
invalicabile per gli “eretici”. Chiunque si fosse macchiato della colpa
di minare la sicurezza stessa dello stato e della religione di questo,
sarebbe stato condannato a morte e costretto ad abiurare. Si costituì un
tribunale della Santa Inquisizione, atto a giudicare i sospettati (quasi
sempre condannati) e a condannare a morte, mediante torture e rogo, le
persone ritenute colpevoli di eresia. L'apparato “giudiziario” della
Chiesa crebbe in breve tempo, prevedendo, al suo interno, numerosi
agenti armati e una fitta rete di informazione, fondata soprattutto
sull'ignoranza del popolo e sulla paura. Poco a poco, a suon di bolle
papali, nessuno fu più al sicuro dalla crociata perpetrata dal Clero.
Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di eresia, nella fatti specie di
stregoneria, sarebbe stato condannato a morte, quasi sempre senza la
benché minima possibilità di replica. Le motivazioni, per l'accusa,
potevano essere delle più disparate; a volte accadeva di venir tacciati
di eresia, o di stregoneria, solamente per invidia oppure per via di
conoscenze “occulte”. E queste nozioni misteriose erano quelle che oggi
definiremmo lavori ordinari. Le levatrici, i medici, o chiunque desse
prova, al popolo, di sapere più del necessario.
Se
inizialmente l'inquisizione era nata sotto il potere della Chiesa, pian
piano si diffuse nei vari regni dello Stato. Da Roma, pur senza il
consenso iniziale del Papa, il dominio del tribunale inquisitorio
raggiunse il regno di Aragona. I monarchi Isabella e Ferdinando
detennero, in breve, il potere dell'inquisizione in Spagna, facendo in
modo di accentrare il tanto temuto “esercito” di domenicani nelle mani
del regno. Non era più solamente il Papa a decretare colpevoli e
condannati, oramai, ma anche i monarchi stessi, dando prova della loro
scaltrezza nell'approfittare di un organo clericale così potente.
Gradualmente, e neanche troppo, le azioni dell'inquisizione assunsero i
colori forti che il mondo avrebbe notato molti secoli dopo con Adolf
Hitler. Il delirio di onnipotenza della Chiesa divenne sempre più
evidente, tortura dopo tortura, rogo dopo rogo. Il coinvolgimento delle
persone fu irrazionale, così' come lo sarebbe stato quello del popolo
tedesco e mondiale alla caccia degli ebrei.
Tranne la
Spagna, comunque, gli altri paesi conobbero il fattore inquisizione in
maniere quasi meno brutali. Ad esempio la Francia si limitava a
perseguire gli eretici senza apportare modifiche allo statuto (i vari
aggiornamenti tramite bolle papali che si susseguivano con una rapidità
impressionante) in Portogallo il tribunale arrivò solamente nel 1547 e
in Italia ancora più tardi.
La
ripartizione dei ruoli, in ambito inquisitorio, era piuttosto semplice
anche se ben congegnato e capillare. In primo luogo vi era l'inquisitore
generale ( il più famoso, per la sua “efficienza nel lavoro” fu il frate
Tomàs de Torquemada) il quale si appoggiava a sua volta al Consiglio
della Suprema (a capo del tribunale). Dislocati per i vari distretti vi
erano dei tribunali minori, ognuno costituito da due inquisitori
(generalmente un teologo e un giurista per le questioni prettamente
legate ai processi). Non sono da dimenticare i familiares, ovvero
l'apparato di “volontari” atto a fare opera di spionaggio e
informazione, collaborando alle varie persecuzioni e ai seguenti arresti
(gli agenti sopracitati)
Un vero e
proprio esercito da combattimento, con tanto di “Gestapo” e di leggi
unilaterali.
Le
persecuzioni, e le relative condanne, prevedevano un processo mediante
il quale si arrivava a decretare la colpevolezza o l'innocenza (quasi
mai valutata) del sospettato. Vi erano tre tipi di condanna: spirituale,
corporale e finanziaria. Nella maggior parte dei casi, quando si
riusciva a estorcere un abiura (la ritrattazione completa della propria
eresia) il condannato era costretto a indossare una mantellina gialle,
con due croci disegnate, come segno di indegnità. La pena poteva
variare da pochi mesi a tutta la vita. Vi erano poi le frustrate, la
confisca dei beni e la condanna a rogo mediante rogo (sempre che un
sospettato non morisse durante il processo per torture varie)
La
decadenza della Santa Inquisizione ebbe il suo inizio nel diciottesimo
secolo, con la conseguente apertura degli archivi giudiziari. Furono
molte le scoperte che gettarono luce sui secoli bui del cristianesimo
medievale, dissipando dubbi e rimostranze su tale argomento. Tuttavia,
nonostante l'epoca moderna, troviamo ancora avvolta nel mistero la
delirante caccia alle streghe, perpetrata con capillare e sadica
attenzione, di cui parleremo tra poco.
Di tutti i
tribunali inquisitori e degli apparati nati nei vari Regni, solamente
uno è rimasto ancora in vigore oggi, ed è quello di Roma: “ La
Congregazione per la dottrina della fede”.
Principi
dell'Inquisizione
I principi
tomistici che ispirarono e decretarono la posteriore e moderna dottrina
cattolica, affondano le proprie radici nelle tesi di Pietro Lombardo e
S. Agostino. La culminazione di tali tesi avvenne con il trattato
definitivo di S. Tommaso d'Aquino. Tali questioni possono essere così
riassunte:
Il peccato
di orgoglio e invidia nell'esercizio delle proprie volontà, decretò la
caduta dai cieli dei demoni e la loro conseguente indole malvagia. Tra
la creazione dei demoni e la loro conseguente cacciata dai cieli, vi fu
un determinato lasso di tempo, atto a giustificare l'operato di Dio.
Se, infatti, i due avvenimenti fossero stati simultanei vi sarebbe
stata l'implicazione diretta di Dio nel creare il male. Il maligno fu,
in origine, il massimo fra gli angeli, sempre secondo le scritture della
Genesi, e il peccato d'orgoglio fu la causa della sua caduta dal Regno
di Dio e di tutti gli altri angeli lasciatisi trasportare per
incitamento, e non per compulsione; ovviamente il numero di angeli
caduti assieme al diavolo fu nettamente inferiore a quello dei fedeli a
Dio. Le menti dei demoni non possono giungere alla conoscenza suprema in
quanto privati dell'ultima verità; hanno comunque la conoscenza naturale
e tanto gli basta. Il luogo dove essi abitano non è uno. Vi è l'inferno,
dimora nella quale torturano i dannati, e l'aria, nella quale vivono per
incitare gli uomini al male.
Tali tesi
demonologiche subirono un'impennata, in quanto a informazioni, durante
il periodo dell'inquisizione cristiana. Vi fu, infatti, la necessità, in
quel periodo, di determinare in modo analitico l'operato del demone e il
suo “segno” nella vita dell'uomo. Tali specificazioni erano atte alla
salvezza degli esseri umani in terra. Insomma, lo studio e
l'ampliamento di tale tema fu, per la Chiesa, di vitale importanza per
istruire gli uomini in abito difensivo.
Vediamo
quindi, grazie ai vari trattati sull'argomento, una descrizione più
approfondita dei demoni e le loro gerarchie nella società malvagia.
Dal
trattato del medico Johann Weyer (Wier)
I demoni
sono suddivisi in gerarchie angeliche, simili allo schema proprio degli
angeli di Dio.
Ognuno di
essi detiene una schiera di demoni inferiori, a seconda della gerarchia,
e vi sono orari congeniali alla loro evocazione. Le schiere dei vari
demoni inferiori viene nominata legione.
I segni
demoniaci divennero la base con la quale scovare gli eretici e quindi i
colpevoli di stregoneria. L'interesse dei demonologi era soprattutto
rivolta alla diagnosi della possessione nella sua chiara base
evangelica. Francesco Maria Guaccio elaborò un trattato volto a
esemplificare quei segni, propri del diavolo, che determinavano
l'implicazione di una o più persone. Partendo dal presupposto che, in
presenza di un influsso malefico, era ben difficile determinare i segni
di una possibile possessione, Guaccio stilò un elenco di quarantasette
sintomi probabili nell'uomo. Tali sintomi vengono ridotti a due
categorie: quella dei sintomi fisiologici e sensori, e quella degli
eventi paranormali o eccezionali. Nella prima possono rientrare il
formicolio sotto pelle, la comparsa di varie vescica sulla lingua (segno
evidente di vari spiriti demoni che hanno invaso il corpo dell'uomo)
palpitazioni del corpo, un grande calore dai piedi alla testa e così
via. Nella seconda categoria vi sono il parlare idiomi ignoti, il
discutere di argomenti forbiti quando non si è a conoscenza dei
fondamenti di base, essere altamente agitato, l'ascoltare una voce
interna e non riuscire a comprenderla. Si potrebbe andare avanti per
ore, tanti furono i sintomi descritti dal Guaccio, oggi riconducibili a
diverse patologie o addirittura alla normalità di taluni.
***
In tutti i
trattati stilati durante il periodo delle inquisizioni, vi è
l'individuazione di un soggetto affetto da costante possessione
demoniaca per proprio volere. E' qui che entra a far parte
dell'accezione comune di “eresia condannabile” la figura della strega.
Essa, infatti, non solo viene fatta oggetto delle attenzioni dei demoni,
ma ne pretende e ne accetta la presenza. Essa, quindi, non è vittima del
male, bensì la cosciente richiedente. Il suo legame con il demonio è
fisico e spirituale, profondamente imbevuta di odio verso il genere
umano e desiderosa di possedere una potenza terribile ma effimera. È
per questo motivo che la strega non viene fatta oggetto semplicemente di
un processo atto a decretarne la colpevolezza. Essa sarà condannata a
morte per i suoi peccati e il suo legame infido e sordido con il male
puro.
Di grande
importanza è il Disquisitionum Magicarum libri sex (Martin del Rio), nel
quale si disquisisce in maniera diretta ed esplicita, l'implicazione
sessuale nel legame tra la donna e il demonio.
Il tema
sessuale, vedremo, è ricorrente se non alla base dell'Inquisizione
stessa. È infatti grazie all'amplesso sessuale che la donna lega la
propria vita al diavolo,dannando la propria anima in eterno, per volere
di lussuria sfrenata e sperimentazione di essa. Nel trattato del
gesuita del Rio vengono capillarmente descritte le pratiche commesse
dall'indemoniata e il demone, addentrando l'inquisitore nei particolari
scabrosi, talvolta perversi, degli amplessi fra i due peccatori. È così
che si viene a sapere delle modalità con le quali un demone può unirsi a
una donna, oppure le motivazioni che spingono quest'ultima all'unione.
Si evince, in questi scritti, che è principalmente la donna l'essere
incline a tale peccato. Perché?
La donna,
per natura più incline alla ricezione del diavolo, ha una lingua lubrica
e difficilmente riesce a tenere nascosto un segreto ad altre donne. Per
questa motivazione, è spiegata la motivazione per la quale il diavolo ha
facile accesso ai corpi e ai pensieri femminili. Sono naturalmente
portate alla vendetta e cattive, facilmente influenzabili e colleriche
quanto basta a desiderare il male per una persona. Ovviamente
l'obiettivo di questo male è e sarà sempre l'uomo, unico portatore di
bene e innocenza.
Lo Sprenger,
altro illustre scrittore dell'epoca, definisce tre categorie nelle quali
relegare delitti o crimini generali compiuti dalla donna strega.. Tali
categorie esemplificano le cause: mancanza o deficienza nella fede di
Dio, ambizione e lussuria (ridotto, poi, a un desiderio irrefrenabile
sessuale)
Secondo il
teologo, infatti, la donna spinta da impulsi sessuali e di cattiveria
pura, spinge in un primo momento l'uomo a un amore disordinato, poi
rendono impotenti taluni essere, successivamente sottraggono
all'individuo le parti fisiche destinate alla riproduzione. Hanno potere
di trasformare l'uomo in bestia, distruggono l'istinto generativo
femminile, procurano aborto e offrono neonati al diavolo. Si nota una
stramba, già discussa in precedenza, similitudine del diavolo ai satiri
dell'era classica. Il diavolo, quindi, assume un tono prevalentemente
tentatore e libidinoso, votato allo sfrenato appagamento dei sensi
sessuali.
È da
notare, in tali trattati, la fantasia perversa e sadica, degli stessi
autori, nel raccontare minuziosamente gli incontri amorosi e insani dei
demoni e le donne. A tal proposito, vi è un esempio ben chiaro delle
deliranti affermazioni degli inquisitori. Si narra che, in una città
chiamata Rauenspurg, un giovane fosse stato colto da maleficio da parte
della sua amante. Egli, infatti, avrebbe perduto momentaneamente il suo
membro per gelosia della donna, e lo riacquistò solamente dopo numerose
minacce di morte alla strega.
Fonti Il
Diavolo di Alfonso M. di Nola
http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1300e.htm

LE
STREGHE

II^ PARTE
Il termine 'strega' non ebbe origine,
come erroneamente si pensa, durante il periodo inquisitoriale. Navigando
indietro nel tempo, fino ad arrivare ai tempi classici latini, è
possibile notare, infatti, una figura molto simile a quella della
strega, nell'accezione comune di “adepta del demonio”. Il termine 'strix'
venne utilizzato, forse per la prima volta, dal poeta latino Ovidio, per
descrivere un grande uccello nero, dal becco appuntito e dall'enorme
testa, che era solito penetrare nelle case del popolo e prelevare
neonati per succhiarne il sangue. Si nota, stranamente, la somiglianza
ai vampiri e tale similitudine diventa più nitida se si indaga nei
rimedi che erano soliti utilizzare i contadini per tenere lontani questi
animali: l'aglio. Tuttavia, lasciando cadere tali coincidenze, il
termine latino 'strix' diede origine al vocabolo medievale 'stria', il
quale era atto a simboleggiare strani animali volanti facenti parte del
mondo oscuro e misterioso dell'inferno. Ancora oggi il termine viene
utilizzato per indicare barbagianni o civette. Dal plurale strix si ebbe
il denominativo moderno di strega, ovvero una donna, malvagia e dotata
di arti magiche potenti, in grado di trasformarsi nel famoso uccello
notturno e, inoltre, affamata di sangue umano. (Possiamo notare come,
nonostante si corra indietro nel tempo, la donna abbia quasi sempre
avuto una predisposizione particolare a rivestire tale ruolo.) Non solo.
Le donne, accusate di stregoneria, si pensava fossero capaci di rovinare
i raccolti, gettare malefici e uccidere per il semplice gusto di farlo
(tutto questo nonostante vi fossero numerosi filtri benevoli atti a
salvaguardare la salute e la vita stessa del popolo).
Le streghe, figure dall'aspetto
orribile e dalla cattiveria sconfinata, videro, probabilmente, le radici
del proprio aspetto nelle Baccanti (le adepte del dio Bacco) che erano
solite travestirsi di pelli animali durante le loro feste, chiamate
Sabba. I loro “padroni” erano principalmente le entità lunari quali
Selena, Diana ed Ecate; gli dei, invece, ai quali chiedere assistenza
nelle loro pratiche oscure, Proserpina o Ermes, figure mitologiche
prettamente negative.
Non è da dimenticare l'associazione,
propria del popolo rurale, strega/cannibalismo. Tali figure, infatti, si
pensava fossero ghiotte di carne umana, fin dai tempi di Orazio, e che
da essa traessero vantaggio per le loro arti oscure e temibili. Insomma,
la Chiesa, come fu solita fare fin dalla propria origine, non inventò
molto, limitandosi a “revisionare” credenza già in voga da secoli.
La distinzione netta tra l'epoca
inquisitoriale e l'era arcaica è solamente una, in questo ambito: la
visione che la società aveva della figura della strega e dei suoi
“superiori”. Se, infatti, nell'epoca cristiana la strega rivestì un
ruolo decisamente negativo e cattivo, da estirpare per il bene
dell'umanità, nell'era arcaica gli dei e i loro adepti erano visti
semplicemente come il Dio del vecchio testamento: entità sagge e
potenti, dalle quali dipendeva l'equilibrio della società stessa.
SABBA

Quante volte si è sentito parlare del “sabba” come di una festa
tipicamente stregonesca? La prima parola che verrebbe in mente, per
associazione, accanto alla terminologia “sabba” sarebbe, appunto,
strega. Sbagliato.
Come abbiamo già accennato in precedenza, il Cristianesimo adattò i
numerosi culti pagani preesistenti alla propria religione, per esaltare
la stessa agli occhi dello stato e dei popoli interi. La svariata
simbologia, impartita dalla cultura cristiana, non era altro, quindi,
che iconografia e storiografia di culti più antichi ma minori. È così
che troviamo l'aureola degli angeli stranamente somigliante al cerchio
d'oro degli egizi (il Sole, una divinità), è così inoltre che, cercando
neanche troppo bene, possiamo distinguere nella natività “forzata” di
Gesù Cristo ( si narra fosse nato ad aprile), il venticinque di
dicembre, una delle feste pagane che i contadini dell'epoca erano soliti
celebrare come ringraziamento alla Natura.
Da qui possiamo cominciare ad illustrare, brevemente, i sabba e cosa
realmente rappresentavano nell'accezione reale della cultura arcaica.

Calenda (Holloween)
31 ottobre
Samonios: il capodanno pagano. Durante questa notte e per tutto il mese
successivo, la dea, venerata dai contadini dall'ora, passa il proprio
scettro nelle mani del dio, ormai in fase di declino, per simboleggiare
la stagione invernale. È in questo periodo che l'uomo riflette
sull'anno trascorso, tira le “somme” sul proprio operato e si prepara
al “nuovo”, in procinto di affacciarsi sul mondo. Secondo alcune
tradizioni la dea si abbandona a un sonno profondo, in attesa del
disgelo; secondo altre la dea si inoltra nella terra, lontana dalla
luce, in attesa della primavera; comunque, in entrambi i casi, durante
questa notte, i confini tra il mondo terreno e il mondo ultraterreno si
assottigliano a tal punto da consentire l'ascesa degli spiriti tra i
vivi. Nell'antichità si era soliti lasciare delle lanterne come “guida”,
quindi per far luce agli spiriti erranti che presto avrebbero fatto
ritorno nella propria dimora celeste.
Solstizio d'inverno ( Saturnali)
21/24 dicembre
Yule: coincidente con la nascita del Cristo, è uno dei sabba minori nel
quale la notte è più lunga del giorno. Nonostante, però, l'oscurità
superi la luce, da questo giorno il dio morirà e rinascerà quasi nello
stesso momento, acquistando forza e vigore per l'anno che arriva. Da
questa notte, infatti, la luce comincerà nuovamente a crescere fino a
soppiantare, in durata, l'oscurità della notte.
Talune tradizioni narrano del dio morto e nato dal grembo della dea,
altre lo vorrebbero semplicemente ringiovanito e rinvigorito. In
entrambe le situazioni, l'inverno comincia il suo declino.
Una particolarità: l'abete, oggi comunemente chiamato albero di natale,
non è altro che un albero decorato simboleggiante la dea. Vi sono
inoltre, secondo la tradizione pagana, anche l'agrifoglio e la ghirlanda
(la ruota dell'anno)
Candelora (Primavera)
02 febbraio
Imbolc: è la fine dell'inverno e l'avvento della primavera. Durante
questa festa la dea si risveglia dal lungo sonno, pronta a governare il
mondo della luce. Questo è il periodo che segna l'allungarsi delle
giornate e il risveglio della natura. Da notare il festeggiamento della
dea Brigrid per alcune streghe, stranamente coincidente alla S. Brigida
dei cristiani.
Equinozio di primavera (Ostara)
21 marzo
Uno dei sabba minori, la notte e il giorno si fronteggiano creando un
equilibrio, nonostante la vita stia riprendendo il proprio fervore. La
luce è pronta a primeggiare sul buio e la natura si risveglia, pronta a
godere della fertilità propria della terra con la bella stagione. È
usanza, durante il sabba, decorare uova e offrirle come augurio di
abbondanza e fertilità ( vi ricorda, forse, la Pasqua?)
Calendimaggio (Beltane)
30 aprile/ 01 maggio
Una festa molto importante, nella quale la dea, ancora vergine, si
unisce al dio per dar vita all'estate, quindi all'esplosione della vita
naturale sulla terra. Bollata dalla religione cristiana come blasfema e
malvagia, questa è la festa che celebra l'unione del seme maschile a
quello femminile per dar vita ai numerosi raccolti della terra. Non
essendo riusciti a sostituire questo sabba con nessun particolare
avvenimento della religione cristiana, la chiesa pensò bene di
diffamarne i contenuti e di stravolgere l'intera storia, creando il mito
delle orge stregonesche e animali.
Solstizio d'estate (Litha)
21/ 24 giugno
Sabba minore, è coincidente alla festa di S. Giovanni dei cristiani.
Durante questo periodo il sole è alla sua massima potenza, il dio colmo
di vigore e la dea in procinto di spargere il suo frutto sulla terra.
Usanza tipica era quella di raccogliere erbe e piante nelle prime ore
del mattino del 24 giugno, e di accendere immensi falò, in onore del
sole, come speranza di fertilità e potenza.
Festa del raccolto (Lammas)
01 agosto
Questo è un sabba molto importante che segna l'avvento del primo
raccolto, in particolare quello del grano. Durante questa festa è
possibile riflettere sulla potenza della natura, del dio Lugh (la festa
può chiamarsi, infatti, anche “nozze del dio Lugh) e sulla metà oscura
che riempirà le giornate nella seconda metà dell'anno. Si festeggia la
vita ( lo spirito del grano che cresce) la morte (la spiga del grano che
cade sotto la falce) e la nuova vita (il grano trasformato in generi
alimentari quali farina e pane)
Equinozio d'autunno (Mabon)
21/ 23 settembre
Sabba minore, coincide con il secondo raccolto e l'avvento
dell'oscurità.

Com'è possibile notare, questi sabba sono ben lungi dall'essere le feste
orgastice promulgate in epoca inquisitoriale.
Il sabba, per la chiesa, altro non era che un convegno notturno, durante
il quale le streghe si univano al demonio e per le quali numerose donne
furono processate e condannate al rogo.
Secondo Del Rio, le streghe erano avvertite, due giorni prima del
congresso notturno (congregatio o synagoga), da demoni chiamati
Magisterius i quali chiamavano, con voce umana, le donne incriminate.
Queste ultime erano obbligate a partecipare a tali riti, potendo
rifiutare solamente per giusta causa. Le streghe, prima di recarsi a
tali “festini”, erano solite cospargere il proprio corpo di speciali
unguenti; in seguito uscivano di casa e saltavano in groppa ai
Magisterius, tramutatisi per l'occasione in animali come capri o arieti.
In brevissimo tempo raggiungevano il noce di Benevento dove, ad
attenderle, vi era il demonio, in forma di capro o cane, seduto su un
trono. Le streghe si prostravano dinanzi al diavolo porgendo in offerta
candele o ombelichi di neonati, con la testa inclinata verso l'alto,
genuflesse, a baciare le sue parti intime. Talvolta si celebravano riti
simili alla massa cattolica, con tanto di ostia consacrata (trafugata
durante una comunica) e calpestata davanti al demonio. Dopo tali
pratiche, le streghe partecipavano al lauto banchetto fornito loro dai
demoni stessi, poi venivano prese per mano e condotte a ballare in
maniera inversa al costume umano. Talvolta era possibile “ascoltare”
canzoni oscene cantate dalle danzatrici, altre si potevano vedere
ballare appese alle terga dei maschi, unendosi contro natura ai loro
amanti diabolici.
Questa, presso a poco, la visione delirante e malata della chiesa nei
confronti delle streghe che, nonostante alcune rimostranze al riguardo
da parte di alcuni studiosi di lingua tedesca( Wier come pure Von Muller),
continuò la caccia alle streghe in maniera capillare e sistematica,
uccidendo migliaia di innocenti durante i secoli bui dell'inquisizione.
Fonti: Il Diavolo di Alfonso di Nola
http://www.lucedistrega.net/documenti/sabba.htm#samonios
http://www.vampiri.net/magia_5.html
http://www.bethelux.it/streghe.htm
LA NASCITA
DEL DIVAVOLO

IL
DIAVOLO,INTESO NELLA SUA REALTÀ NEL NOSTRO MONDO, PUÒ ESSERE DEFINITO IL
NULLA, OVVERO UN'IDEALIZZAZIONE DELL'ESSERE UMANO RISPETTO AI PROPRI
LIMITI. COME NELLE TRADIZIONI MEDIOEVALI LE GRANDINI, LE TEMPESTE E
TUTTO CIÒ CHE CONCERNEVA L'ASPETTO SCONOSCIUTO DELLA REALTÀ, ERANO OPERA
DEI TEMPESTARI (OVVERO CREATURE CHE CON I LORO CULTI STREGONICI DAVANO
VITA AI DEMONI DELLE TEMPESTE) COSÌ NELL'EPOCA INQUISITORIALE, E PIÙ
MODERNA, IL MALE ERA ED È UNA DIFFERENZA DI EQUILIBRIO TRA LA RAGIONE E
LA FOLLIA (FENOMENI CULTURALI DETTATI DALL'UOMO STESSO, COME, PER
ESEMPIO, LA MORALE)
INDUBBIAMENTE, IL MALE, NELLA SUA CONCRETEZZA STORICA, È ESISTITO E
TUTT'ORA PERMEA IL NOSTRO MONDO. TUTTO DIPENDE DAL CONTESTO SOCIALE CUI
SI RAPPORTA TALE ENTITÀ. NEL MOMENTO IN CUI LE FIGURE DIABOLICHE ENTRANO
DI DIRITTO, NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO, QUALI ESSERI IN GRADO DI
GOVERNARE IL MONDO, LA NASCITA DEL DIAVOLO, E DEI SUOI ACCOLITI, VEDE IL
SUO PERSONALE INGRESSO NELLA “REALTÀ” COSÌ COME LA INTENDIAMO. IL
MALIGNO, O COME CHIAMARLO SI VUOLE, È NATURALMENTE, STORICAMENTE E
UMANAMENTE, L'EMERSIONE E LA TRASPOSIZIONE DEI TRAUMI E DELLE ANGOSCE
DEL TEMPO VISSUTO. PER QUESTE MOTIVAZIONI, E NON A CASO, NELLA CULTURA
CRISTIANA IL DEMONIO ERA INDIVIDUATO IN QUEI SOGGETTI AFFETTI DA ACCIDIA
O MELANCONIA ( SENTIMENTI E MODI DI ESSERE IN NETTA OPPOSIZIONE CON LA
VITALITÀ DIVULGATA DALLA FEDE)
NELL'UOMO,
ACCANTO ALLA SUA NATURALE BONTÀ, VI È UN IMPULSIONE MALVAGIA IN GRADO DI
CONTRAPPORSI CON FORZA ALLA VOCAZIONE DIVINA DI CUI L'ESSERE UMANO
DOVREBBE ESSERE PROVVISTO E A CUI DOVREBBE ESSERE, ANCHE, DESTINATO. IL
COSIDDETTO “LIEVITO DELLA PASTA”(LA COMPONENTE MALIGNA DELL'INDIVIDUO)
PUÒ DECRETARE IL CARATTERE E LA SUA PROPENSIONE A UN LATO O ALL'ALTRO
DELLE DUE COMPONENTI DIVINE. SEGUENDO E PERCORRENDO I DETTAMI
MEDIOEVALI, SUI QUALI SI FONDANO LA MAGGIOR PARTE DELLE RELIGIONI
VIGENTI NELLA NOSTRA EPOCA, GLI IMPULSI MALVAGI SAREBBERO L'ISTINTO
VITALE E L'ISTINTO SESSUALE, DI PER SÉ BUONI, CHE AIUTEREBBERO A
PREVARICARE UN ULTERIORE INDIVIDUO SE IMPIEGATI IN MANIERA ERRATA. E'
NEL GENESI RABBA CHE SI VEDE IL QUESITO PIÙ IMPORTANTE DI TUTTI QUESTI
DISCORSI. “L'IMPULSIONE MALVAGIA, DATA LA SUA ORIGINE DIVINA, È
ANCH'ESSA BUONA?” LA RISPOSTA, RILEVANTE DAL PUNTO DI VISTA STORICO E
CULTURALE È: SENZA LE IMPULSIONI MALVAGIE NON SI VIVREBBE NEPPURE,
ESSENDO PRIVATI DEL MATRIMONIO, DELLA PROCREAZIONE E DELLA GESTIONE
DEGLI AFFARI UMANI. INSOMMA... NONOSTANTE LA NASCITA DEL DIAVOLO NELLE
COSCIENZE UMANE, SI VEDRÀ, DURANTE IL CORSO DELLA STORIA, COME QUESTE
QUESTIONI SIANO COLLEGATE PIÙ A ISTINTI NEGATI O A IMPOSIZIONI SOCIALI
LIMITANTI, PIÙ CHE ALLA PRESENZA EFFETTIVA DI UN'ENTITÀ MALVAGIA
SUPERIORE ATTA ALLA DISTRUZIONE DEL BENE.
IL DIAVOLO
NELLA PSICOANALISI.
NON SOLO LE
RELIGIONI, MA ANCHE LE SCIENZE, INTESE ANCHE COME PSICOANALISI, SI
APPLICARONO NEL CORSO DELLA STORIA AL FINE DI ACCERTARE LA NASCITA
EFFETTIVA DEL DEMONIO NELLA REALTÀ.
FREUD, NEL
1908, AVANZÒ LA SUA PRIMA IPOTESI CIRCA LA NASCITA DEL DIAVOLO
NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO, RILEVANDO CHE IL MALIGNO, PROBABILMENTE,
TROVAVA LE SUE RADICI NEI PIACERI CARNALI , NELLE PULSIONI INCONSCE O
RIMOSSE NELL'INDIVIDUO. NEL SUO BREVE SAGGIO, IL CHARAKTER UND
ANALEROTIK, IL FILOSOFO ANALIZZÒ IL PIACERE DERIVANTE DALLA DEFECAZIONE
ANALE E CONCLUSE CHE, QUASI CERTAMENTE, MOLTE VISIONI DEL DEMONIO
DERIVAVANO PROPRIO DA TALI PULSIONI “ILLECITE”. NON A CASO, IL DIAVOLO,
SI DICEVA, FOSSE ABITUATO A REGALARE DONI, AI PROPRI SEGUACI, CHE
SUCCESSIVAMENTE SI TRAMUTAVANO IN STERCO. INSOMMA, TOGLIENDO LA
TERMINOLOGIA ANALE, SI EVINCE COME LA FIGURA DEMONIACA NON SIA ALTRO CHE
LA MANIFESTAZIONE DEGLI IMPULSI RIMOSSI O VIETATI DALLA SOCIETÀ DI
QUESTO O QUEL PERIODO ( CHI NON RICORDA LE OSCENITÀ PERPETRATE DAGLI
INQUISITORI DELLA CHIESA, DURANTE LA PERSECUZIONI ALLE STREGHE? NON ERA
FORSE QUELLA LA MANIFESTAZIONE PIÙ ALTA DI IMPULSI SESSUALI CELATI?)
SEMPRE
FREUD, NEL 1922, ELABORÒ LA SUA TESI DEFINITIVA A SEGUITO DEL
RITROVAMENTO DI ALCUNI DOCUMENTI STORICI. UN BIBLIOTECARIO RICHIAMÒ,
INFATTI, L'ATTENZIONE DEL DOTTORE SU UN PARTICOLARE EPISODIO AVVENUTO
VERSO IL 1677 CIRCA. UN PITTORE REDIGEVA DUPLICE PATTO SCRITTO, CON
SANGUE, NEI RIGUARDI DEL SATANA. TALE ARTISTA SI IMPEGNAVA A DIVENIRE
SERVO E FIGLIO DEL DEMONIO PER LA DURATA DI 9 ANNI, AL FINE DI ESSERE
RASSICURATO E LIBERATO DALLA MALINCONIA E LA DEPRESSIONE, A SEGUITO
DELLA MORTE DI SUO PADRE. FREUD, DA QUESTI AVVENIMENTI, EVINSE CIÒ CHE
ERA GIÀ ACCENNATO, PER UNA PICCOLA PARTE, NELLE IPOTESI DI JONES.
SICURAMENTE, IN ORIGINE, DIO E IL DIAVOLO ERANO UNA SOLO ENTITÀ,
RAFFIGURANTE IL PADRE INNALZATO SIMBOLICAMENTE DALL'UOMO. COME, PERÒ,
DIO RAPPRESENTAVA UN GENITORE MISERICORDIOSO E CARITATEVOLE, COSÌ IL
DIAVOLO ERA LA SUA NETTA CONTRAPPOSIZIONE. PER FARLA BREVE, SATANA NON
SAREBBE ALTRO CHE LA PROIEZIONE DI TUTTI I CATTIVI SENTIMENTI CHE UN
UOMO PUÒ PROVARE NEI CONFRONTI DI UN GENITORE O, PIÙ SEMPLICEMENTE, LA
TRASPOSIZIONE MALVAGIA DI COMPORTAMENTI GIUDICATI SCORRETTI E IMMORALI
DALLA COMUNITÀ MONDIALE PASSATA E PRESENTE.
FONTI: IL
DIAVOLO DI M. DI NOLA
a cura di Federica D'Ascani
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