VERSI D’ORRORE

 

 
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CENERE DI CIELO

 

 

Buio, un silenzioso barlume di terrore assoluto.

Senza fiato, perduto in un mosaico di ignoti universi.

Stordito, da odori rosei di inumano candore.

Onde marine si amalgamavano con vitrei spazi di istrionico nulla.

Una luce, squarciò il mondo che avevo sempre creduto reale.

Immobile, percepii l’unica verità che avevo sempre voluto ignorare.

L’ignoto, aimè, sopraggiunse e colorò il flebile passo dei miei tumultuosi pensieri.

Mi accorsi di qualcosa che riuscii a visionare, distrattamente, solo in parte.

Poi, tutto tacque.

Tutto svanì.

Ed ebbe l’impressione di non essere mai iniziato.

Un petalo bruciato da incoloriti ghiacciai accarezzava i confini di un cielo solido come un foglio denso di mille lacrime.

Piansi, poco, cercai di smettere…

Il nulla…

E’ notte, guardo fuori cercando buoni motivi per perder paura di dormire.

Un frastuono di giocose note infrange la patina di silenzio che il sonno sta cercando di donarmi.

Vedo…

Qualcosa vedo…

Nel vuoto che il buio sta contornando

Il maestoso albero ombreggia sulle ghiacciate lastre del mio buco sul mondo

Tremo…

Cerco riparo… con mantelli invisibili

Si…

Qualcosa di innominabile si muove

Gli occhi mi cadono sulla densa oscurità che culla le mie paure

Basta… adesso basta…

Per quanto devo ancora essere schiavo delle mie fantasie?

Finalmente… è andata via…

Quella figura fuori al balcone è andata via…

Ora posso dormire…

Ma certo che nei miei incubi non avrò pace…

Perso in quel lugubre condotto di lucidi specchi

Sembravo svenuto

Ma i sensi trovarono conforto nell’ignoto cielo che mi sovrastava

Scroscianti cascate morivano in un mare colmo di un male oscuro

Un tetto regnato da nere figure

Nubi corpose sfilavano danzando una lugubre melodia

Vitrei serpenti 

Assoggettati da satanici padroni

Si intrecciavano in un fole movimento di vita e di morte…

Era il caldo

La prima sensazione che coprì il mio sfiancato corpo

Il caldo

Che con estrema naturalezza smise i suoi subdoli panni

Per rivelarsi freddo e tagliente

Era la notte di un mondo lontano

Un luogo di spazi inesplorati

Era una pioggia battente

Spessa come vetro

Sola come sangue

Sola come me…

Soffice luce filtrava tra veti in frantumi!

Nero di tenebra respiri.

Vacillando tra campi incantati, ondeggiando tra storpie figure.

Alberi informi suonavano pazze note d’isteria.

Gelida pioggia accarezzava lo sterile passo dei miei pensieri.

L’erba accampata vestiva di un nero distratto.

Volatili innominabili strofinavano i loro chiassoso ululati contro il mio indifeso udito.

Fantasmi di sostanziosa paura spalancavano i cancelli dell’ignoto confine!