Sotto il letto mi
sento al sicuro,
sbircio di poco
senza farmi sentire.
Quasi non respiro
mentre scongiuro
e vedo i miei
giochi immobili languire.
Dei passi
rimbombano nel corridoio,
non sento più
litigare la mamma e il suo nuovo uomo,
papà non c'è più
e dentro muoio,
nella loro camera
c’è casino quando dormo.
Un tintinnio
viene dal corridoio che immagino buio.
Ho solo sette
anni, coraggio non ho per affrontare l'uomo nero,
lo sento bene tra
una risata ed un calpestio,
vorrei che gli
crollassero le mura che mi difesero.
La sorellina si
sveglia, la sua culla dondola,
qualcuno entra,la
televisione viene spenta.
Non riesco più a
trattenermi grido a squarciagola,
la mia testa
esplode e la mia mente si frammenta.
La sorellina
piange e lui la solleva, lo sento respirare,respira come noi,
sbircio i suoi
enormi piedi mentre sussurra il mio nome,
riconosco la voce
di papà, la tua famiglia è ciò che rivuoi.
Striscio fuori e
cerco di abbracciarlo ma il suo volto è deforme.
Afferra la
sorellina, la sbatte e la lancia, poi sorride,
ora sono solo,
fisso i suoi occhi indemoniati,
abbassa la foto
della nostra famiglia che era felice.
Mi bacia la
fronte affollata di pensieri tormentati,
mi mette a letto
rimboccandomi le coperte,
non capisco, non
piango, i ricordi mi si sono cementati.
Sussurrandomi
all’orecchio svanisce tra le stanze deserte.
Le sue parole mi
lacerano dentro, socchiudo gli occhi, mi sento vuoto,
so che non mi
abbandoneranno mai, cosi sussurrate e sofferte.