IO ti chiamo
riflesso.
Nel canto dei
grilli, sotto uno spicchio di luna
ti osservo.
Passo intere
notti ad ascoltarti, a carezzarti
a cullarti con il
mio dito che si muove
cauto e leggero
su di te. Sul tuo sorriso innocuo.
Ti chiamo
riflesso ma sei un enigma.
Mentre ti sfioro
all’ombra del portico
(anche di
notte ci sono ombre)
―
seduto sul dondolo
(un suono
continuo…
…una cadenza di
pendolo)
―
ti porgo domande.
Ti chiamo
riflesso, ma sei un enigma.
Rapisci il mio
sguardo, e lo confondi con la luna.
Mistifichi i
pensieri e quando ti rovescio
il sorriso versa
in dolore, in un silenzio incompiuto.
Ti chiamo
riflesso ma sei un enigma
liquido argento
dei segreti notturni
della mia rabbia
taciuta, del mio
POZZO PROFONDO.
E mentre lenta la
notte scava nel tempo con voce di grilli
IO, bagnato di
luna
mi chiedo se
sarà questa, o la
successiva, o la prossima ancora
e se quando
finalmente ti impugnerò sarà un sorriso, o l’angoscia di un silenzio
rotto dalle
grida.