IL BIMBO E IL BUIO
Bisbiglia un“Sogni d’oro, tesoro mio”
Augurando al figlio un dolce oblio
La mamma, e lentamente scivola via
Lasciando del profumo suo la scia.
La porta si chiude facendo rumore
E dentro di sé il bimbo un po’ muore.
“Non ho paura”,
si convince il bambino,
“Son cresciuto, son ormai un ragazzino!”
In mezzo al buio che presto si espande
Si sente in realtà tutt’altro che grande,
Ma vuol con le tenebre stanotte misurarsi,
In una prova di coraggio adesso cimentarsi.
“Buio, che sei così furbo e infido
Con coraggio e intenzione adesso sfido:
Bada che son cresciuto e più non ti temerò,
Perciò impegnati, o di te riderò”.
Ora tace, e nel suo letto immobile attende,
Sente su di sé il vento che scuote le tende,
Ode in lontananza un gatto miagolare,
Un uccello della notte forte starnazzare.
Scricchiola qualcosa: è forse la vecchia cassa
Dove di giorno i suoi giochi confusi ammassa?
O è forse l’armadio, grande grosso e nero
Che pare di notte celare un mistero?
Guarda attraverso lo spazio e gli pare ignoto,
Nella sua mente si allarga un gran vuoto,
Trema un po’, ma non vuole mollare,
Resta ancor fermo, senza fiatare.
Prova a pensare a giochi e dolcetti
Quando nel buio si accendon due occhietti
Rossi come sangue, brillanti come brace
Sottili come quelli di un felino vorace;
Lo guardano curiosi e ghignanti insieme,
Due pozze di fuoco, vuote e blasfeme.
Il bimbo sussulta e più non respira,
La sua sfida alla notte balbettando ritira,
E il Buio, che poco prima ha disturbato
Ride di lui, del suo orgoglio fiaccato.
Gli occhi empi di colpo scompaiono
Ai piedi del bambino subito riappaiono,
Gli zompano sul petto, lui si sente soffocare,
Adesso piange, vuol dall’incubo scappare.
Ma non è un sogno, non è una fantasia
Non è nemmeno mentale follia.
Gli occhi cremisi, davanti al suo viso
Si inarcano stretti, come in un sorriso.
E una voce che par dall’inferno risuonare
Si mette d’un tratto flebilmente a canticchiare:
“Non disturbare il Buio che riposa,
Non sfidar mai la sua mente tenebrosa…”.
Il bimbo urlerebbe, ma non ha più la voce,
Si sente adesso come messo in croce,
E confuse visioni d’orrore e di niente,
Gli invadono adesso strisciando la mente.
Gli incubi ad occhi aperti gli danzano intorno,
In cuor suo, non vede l’ora sia giorno,
Ma il Sole è lontano, c’è solo la Luna,
Complice dei demoni della notte bruna.
“Sogni d’orrore, mio dolce bambino”,
Sibila il Buio, e i suoi occhi di rubino
Si chiudon per sempre, lasciando il suo sfidante
Annaspare senza fiato in un terrore soffocante.
*