Adoro vegliare i
cadaveri ancora caldi.
Adoro la pace, il
silenzio e tutto ciò che non è vita.
La vita è un
chiasso infernale, prodotto da strumenti stonati,
da orchestranti
maldestri, che come insetti fastidiosi,
feriscono i miei
sensi, oltraggiando la Morte,
boia pietoso,
giustiziera del caos,
disinteressata
donatrice di dignità a chi, fin dal primo vagito, l’aveva perduta.
Della Morte sono
un umile servitore, un amante discreto.
Proprio io, che
di questa rozza umanità porto l’indelebile segno.
Segno che
tradisce le mie remote origini terrene.
Mero guscio e
nulla più per la mia anima nera, come una notte senza luna,
intrisa del
sangue di chiassosi mortali.
Tu, Morte,
compagna fedele, ne sei testimone. E sempre lo sarai,
quando l’ultima
goccia del prezioso fluido carminio mi solleticherà la gola,
saziandomi e
spegnendo l’ennesima, caotica vita mortale.