Il sapore del
sangue è sulle mie labbra.
È caldo, intenso,
dolce, inebriante.
Straccio la carne
e bevo avida dal collo.
Sento l’uomo
muoversi tra le mie braccia, inebriato dal dolore.
Geme, sento la
sua vita scorrere nelle vene.
E io mi abbevero
a loro.
Uno spasimo.
E poi la morte.
Il suo corpo
diventa freddo, mentre io mi disseto.
Osservo il corpo
che giace fra le mie braccia.
Non ha più il
fascino della vita, non ha il fascino che contraddistingue quelli come me.
Non ha niente.
E’ solo carne
morta.
Lo getto via.
E riprendo la mia
caccia.