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Saperti chiuso
nella bara
dei ricordi
remoti.
Sentir danzare
i vermi
sulla tua lingua
d’incubo in
cancrena
e disfarsi gli
organi
come castelli
scolpiti nella
rena.
Saperti chiuso
eppure…
ritrovarti qui.
Seduto sulla
cassa
con gli occhi
vacui
a maledirmi
ancora.
Le dita scarne
a carezzare i
tasti
del flauto
che ti conficcai
in gola
perché restassi
uno spartito
rimosso
come una stella
spazzolata
dall’aurora.
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