La sua dimora è
attorno all’uomo.
Sfuggevole al
materialista,
apre abissi al
cospetto del poeta.
Aha, aha, aha,
sento l’ilarità soverchiare il tuo animo,
ma non illuderti
di esserne immune,
Lei si
rispecchierà anche nelle tue iridi cieche.
Nelle nebbie del
sentiero io l’ho scorta.
Da allora, di
lato, avanti, indietro
lentamente,
avanza.
No, non ne odo il
passo,
non ne avverto il
tatto,
ma lei, maledetta
sia la sua genesi, è qui!
Un oscillare di
pendolo,
ecco, questo è il
suo progredire.
Flemmatico,
implacabile, puntuale.
Si nutre dello
spazio che ci circonda,
distorce la
materia, risucchia i colori;
sia dannata ora e
per sempre, è ancora più vicina!
Nei polmoni,
l’ossigeno diviene aquila,
nelle arterie, la
vita diviene palude,
dalla mente, le
chimere prendono il volo.
In un deserto
privo di linfa mi ritrovo,
solo dune e
sabbia mi circondano,
Lei è la mia
unica certezza.
Caldo, troppo
caldo.
Mi sento svenire,
le palpebre mi pesano,
la pelle si
screpola.
Mi trovo sul
confine dell’immaginario.
Si, adesso, la
posso toccare,
la posso sentire.
Devo essermi
rifugiato in un angolo del mio cervello,
aggrappato a
chissà quale speranza.
Lei,
dispensatrice di illusioni, mi sta abbracciando…
Non posso più
urlare, né sfogare la mia rabbia.
Anche se ne
riprovo ribrezzo,
le mie membra
copulano con lei.
Ho varcato il
confine, non c’è altra spiegazione.
Nessuno potrà più
strapparmi dal sortilegio.
L’immaginario,
ora, è la mia realtà e io sono Lei!